L'untore dell'Hiv ha contagiato anche una ragazzina di 14 anni. La sua confessione ai pm: "Sono un vigliacco ma non un violento"

Analisi in laboratorio

C’è anche una quattordicenne tra le vittime di Valentino T., l’impiegato sieropositivo di 32 anni che sta facendo tremare Roma. Il virus dell’Hiv non ha contagiato soltanto decine di donne – forse quaranta, neppure lui immagina quante - ma anche una ragazzina che all’epoca era minorenne. Le carte della procura di Roma raccontano anche di un aborto e di una sospetta violenza sessuale. «Perché non ho detto di essere affetto dal virus dell’Hiv? Per vigliaccheria» ha risposto l’indagato al magistrato definendosi un «vigliacco» ma «non un violento». Valentino, in carcere a Regina Coeli con l’accusa di lesioni colpose aggravate e il rimorso di aver infettato decine di ragazze, il 22 dicembre è stato interrogato dal sostituto procuratore Francesco Scavo. Erano sei, inizialmente, le ‘vittime’ che lo hanno portato in cella, ora invece sono molte di più quelle che si sono fatte avanti. Hanno scoperto di essere state contagiate durante le indagini. 

Nelle tre ore di faccia a faccia la memoria di Valentino è tornata indietro di dieci anni, dieci anni di sesso e di nomi che l’impiegato fatica perfino a ricordare. Molte nemmeno le rammenta. La polizia però ha fretta di compilare una lista di donne da contattare, per informarle dei rischi che stanno correndo, per consigliare loro esami approfonditi, Valentino però sente di non poter aiutare fino in fondo gli investigatori: «Non faccio una lista come per la spesa…». Si parla anche del sesso a tre e dell’aborto di una giovane di cui l'impiegato non avrebbe «mai saputo nulla». «Se mi dice che sono un traditore e vado a letto con tante partner sì – spiega l’indagato – ma con le donne non ho mai utilizzato violenza». Eppure nel fascicolo del pm c’è il racconto di una ventenne che ha dichiarato agli inquirenti di essere stata legata alle caviglie e violentata. La replica è secca: «Se mi dice che sono stato una brutta persona a non utilizzare precauzioni gliene do ragione ma mai nessuna violenza nei confronti delle donne». Per il magistrato è «un caso isolato».

Il Riesame non si fida di Valentino e ha deciso di farlo rimanere in cella: «Se rimesso in libertà o agli arresti domiciliari riprenderebbe a contattare altre donne in chat per avere rapporti sessuali non protetti, in attuazione di quella volontà lesiva sviluppata negli ultimi nove anni e della sua particolare attitudine a non raccontare la verità». Una decisione, questa, arrivata prima ancora dell’interrogatorio in procura. Le indagini sono serrate e riguardano donne di diversa età conosciute nei locali oppure sui social network come Chatta, Netlog, Badoo. Valentino rifiuta l’idea di aver fatto del male a giovani studentesse e a madri di famiglia che lo avevano conosciuto dietro lo pseudonimo di «Harty Style». Il magistrato insiste: «Perché non rivelava di essere sieropositivo?». Risposta: «Alle ragazze con cui sono stato di più e c’era, come posso dire, una speranza di futuro, glielo comunicavo mentre ad altre no».

Si continua a scavare nel passato di Valentino, anche per capire se in questa drammatica vicenda possa aver avuto un ruolo il trauma legato alla morte della madre tossicodipendente affetta da Aids. Il giovane, che l’ha perduta in tenera età, dice di essere «rimasto solamente deluso perché non sapeva la verità». Dalle carte spunta un rapporto con una minorenne romana: «Ci sono stati due rapporti, il primo bacio ce lo siamo dati durante il compleanno della sorella maggiore». Pc e smartphone contengono altre informazioni preziose.?