Il giallo di Meredith Kercher. Rudy: «Mi hanno condannato perché sono nero, Amanda invece è una star»

PERUGIA - Otto anni dopo Amanda Knox fa la giornalista negli Stati Uniti e Raffaele Sollecito ha vinto un bando della Regione Puglia per il finanziamento di una start-up dedicata al caro estinto. Sono loro i principali protagonisti del «delitto di Perugia», avvenuto la sera del primo novembre 2007 in una villetta tra l’Arco Etrusco e il campetto di basket dove l’ivoriano Rudy Guede si faceva notare per i suoi canestri. Fuggito in Germania dopo l’assassinio della studentessa inglese Meredith Kercher è l’unico rimasto in carcere a scontare 16 anni di reclusione per violenza sessuale e «concorso» nell’omicidio di via Della Pergola. «Concorso» con qualcuno rimasto senza nome per la giustizia italiana.

Quarantasette coltellate hanno ucciso Meredith che riposa nel freddo cimitero di Croydon. Una lapide di marmo grigio ricorda il suo Erasmus nella città del cioccolato. Mez, così la chiamavano le amiche, 22 anni, era arrivata in Umbria per completare il corso in Studi europei iniziato all’Università di Leeds. Aveva trovato quella villetta di pietra consultando gli annunci sulla bacheca della facoltà. Un alloggio da condividere con due giovani italiane e Amanda Knox, 20 anni, iscritta a Letteratura nello stesso ateneo. L’americana si era fidanzata da pochi giorni con Raffaele Sollecito, 23enne di Giovinazzo, studente di Ingegneria informatica che abitava in un monolocale nel vicino corso Garibaldi.

Otto anni dopo il giallo quel casolare, immortalato dalle telecamere dei maggiori network mondiali, è vuoto. Ora c’è un cantiere e le ruspe faticano a cancellare la memoria di una storia drammatica culminata con un «grido prolungato e straziante», udito da una testimone, un urlo che però quella notte rimase inascoltato tra i rumori che animavano la movida perugina. Ad accendere i riflettori sul crimine, infatti, solo il giorno dopo è una chiamata anonima al 113 che segnala un cellulare smarrito. E’ il telefonino della vittima. Il giardino si riempie di poliziotti e tute bianche della Scientifica mentre due fidanzatini si abbracciano in un angolo. Dentro, nella stanza da letto in fondo al corridoio, c’è il corpo senza vita di Mez, pantaloni sbottonati e un piumone sopra il cadavere a coprire il colpo letale alla gola. L’immagine che farà il giro del pianeta nel processo mediatico non sarà quella del travestimento di Meredith da vampiro per i festeggiamenti di Halloween quanto quel tenero abbraccio tra Amanda e Raffaele. I due finiscono in questura, prima come testimoni e poi come indagati: arrestati, ritroveranno insieme la libertà 1.427 giorni dopo.

In carcere, con loro, ci finisce pure Patrick Lumumba, 38 anni, titolare del pub Le Chic dove lavora Amanda che ha tentato di incollargli addosso l’etichetta di assassino. Calunnie. Intanto la polizia cerca Guede, incastrato dal Dna: la sua fuga finisce in Germania su un treno in cui viaggia senza biglietto. Quando raggiunge Amanda e Raffaele dietro le sbarre il loro destino si divide: il cestista sceglie il rito abbreviato e viene condannato in via definitiva nel 2010. Knox e Sollecito, invece, condannati nel dicembre 2009 a 26 e 25 anni, nell’ottobre 2011 vengono assolti e liberati tra i fischi di una città all’apparenza disinteressata. Il Dipartimento di Stato americano esprime soddisfazione per lo «scrupoloso riguardo con cui il sistema giudiziario italiano ha trattato il caso Knox». La Cassazione però annulla la sentenza e l’appello-bis si apre a Firenze: confermati i 25 anni al pugliese, 28 e mezzo all’americana (la differenza è data dalla calunnia a Patrick). Dopo cinque gradi di giudizio e 89 mesi di battaglie, prove, perizie e tensioni diplomatiche la parola fine arriva il 27 marzo 2015. La Quinta sezione penale della Suprema Corte annulla senza rinvio la condanna, Amanda e Raffaele sono liberi di tornare alle loro vite.

Amanda era salita sul primo aereo verso gli Stati Uniti subito dopo l’assoluzione del 2011. Ha fatto notizia la sua love-story col musicista Colin Sutherland, conosciuto ai tempi delle medie. Si è laureata a Washington in Scrittura creativa, ha lavorato in un negozio di libri e ora si dedica al giornalismo come reporter per il settimanale locale Westside Weekly. «Firmava i primi articoli con pseudonimi - racconta il direttore Patrick Robinson -. Ormai è una cronista qualificata e pubblica col proprio nome». Raffaele, invece, la laurea in Ingegneria informatica l’ha presa in carcere nel 2008 e nel 2014 ha conseguito il titolo specialistico a Verona. Voto 88 su 110, tesi sull’analisi dei flussi di innocentisti e colpevolisti durante il suo caso nei social-network. Sollecito, fermato al confine con l’Austria il giorno della condanna-bis, gioca a rugby e si mantiene con un’app per commemorare i defunti. Come giovane imprenditore ha ottenuto in estate 66mila euro dalla sua Regione per il software Memories. Dopo la pubblicazione di «Honor bound» (distribuito solo in Usa) ad ottobre ha scritto «Un passo fuori dalla notte». «Affermando l’innocenza di Raffaele – dice il suo avvocato Giulia Bongiorno – i giudici della Cassazione hanno avuto il coraggio di essere indipendenti». Di Amanda hanno scritto in molti, sono decine i libri che parlano di lei, la sua autobiografia «Waiting to be heard» (un affare da 4 milioni di dollari) è uscita nel 2013. Chissà se anche Rudy affiderà la sua verità ad un libro. L’ivoriano è l’unico responsabile di un delitto in «concorso» con ignoti. Grida dal carcere di Viterbo: «Non posso essere complice di me stesso. Perché Amanda è una star e in prigione ci sto solo io?». A Guede manca l’ultimo esame per laurearsi in Storia internazionale a Roma Tre. L'istanza di scarcerazione per i permessi premio di qualche ora è stata respinta dal giudice di sorveglianza («Non si è pentito per ciò che ha fatto») ma in un'intervista-video in cella rilasciata a Franca Leosini (in onda stasera su Raitre, Storie maledette) ripete: «Nero trovato, colpevole trovato». Il codice prevede uno sconto di pena per «buona condotta» di 45 giorni ogni semestre, nel 2018 Guede potrebbe tornare libero al termine di un periodo di detenzione domiciliare.

Poche settimane dopo il delitto gli affari al pub Le Chic non giravano più e Lumumba ha chiuso. Per quelle due settimane trascorse ingiustamente in isolamento si è dovuto accontentare di ottomila euro di risarcimento. E Meredith? Ciò che resta è una targa appoggiata sulla terra smossa del camposanto alla periferia Sud di Londra, tra le gerbere e le margherite intirizzite dalla pioggia.

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