Il terrore di Bruxelles e le illusioni europee

I terribili eventi di Bruxelles hanno riportato al centro del dibattito la risposta europea alla minaccia terroristica. Per affrontare seriamente questa minaccia, tuttavia, dobbiamo considerare alcune illusioni con franchezza. Ne individuo soprattutto tre: Bruxelles capitale dell’Europa, l’abolizione dello Stato, la pace come pantofola. 

La prima illusione è che Bruxelles sia la capitale dell’Europa. Il punto non è negare che colpire Bruxelles voglia dire colpire l’Europa: il terrorismo islamico ha segnalato anche questo. Il punto è, invece, quello che Bruxelles è diventata per la popolazione europea, negli anni di questa interminabile crisi di fiducia che stiamo vivendo. Occorre, proprio adesso, un discorso onesto su questo tema, per non limitarsi al commento dell’attualità. Per una parte minoritaria della popolazione europea, Bruxelles è a tutti gli effetti la capitale, un luogo fondamentale di lavoro, di affetti, di prospettive. Per queste persone, è impossibile concepire la vita in Europa senza Bruxelles. La maggioranza degli europei sono indifferenti, ma per un’altra agguerrita minoranza il significato di Bruxelles è diametralmente opposto: invece che una capitale legittima, è un simbolo di disordine e complicazione, responsabile della difficoltà locale di adattarsi alla globalizzazione. Certo, anche i governi nazionali hanno spesso contribuito a questa percezione, nello scaricabarile delle responsabilità, ma il punto fondamentale è che esistono partiti per cui è impossibile concepire la vita in Europa senza essere contro il simbolo di Bruxelles. È un’illusione, quindi, pensare di uscire da questa crisi senza affrontare la distanza crescente tra queste diverse visioni dell’Europa. La minaccia terroristica, che può colpire anche altri luoghi, può avere l’effetto di accentuare questo divario, fino a generare il fallimento del patto che lega le nostre società.   

La seconda illusione è l’abolizione dello Stato. È un’illusione che affiora sempre e che rischia di essere una bacchetta magica che non porta risultati, per la mancanza delle condizioni politiche. Siccome gli apparati statali non funzionano in modo adeguato e gli Stati incontrano alcuni fallimenti nella difesa di obiettivi sensibili, continuiamo a dirci che servono funzioni pienamente europee per affrontare le minacce. In teoria è ragionevole. In pratica, questo discorso non mi convince, perché l’Europa vive da anni una profonda crisi interna di fiducia, ma anche per un altro motivo essenziale: non si può ricavare la forza da una somma di debolezze. Allora, siccome non è realistico fare tabula rasa degli Stati attuali e creare uno Stato europeo (se ci saranno le condizioni democratiche, ne riparleremo), dobbiamo percorrere un’altra strada. In particolare, abbiamo bisogno di Stati che non siano incentrati sugli egoismi nazionali, ma sulla capacità operativa. Al posto degli Stati-cuscinetto o degli Stati-pantofole, abbiamo bisogno di Stati in grado di fare rete tra di loro, di parlare la stessa lingua, di imparare dai loro errori senza farsi prendere dal panico. Tuttavia, se perdiamo la capacità statuale, invece di rafforzarla in questi termini e non nei termini dei muri e degli steccati (che non sono un rafforzamento), non possiamo combattere il terrorismo mantenendo la calma.  

La terza illusione, infine, è la pace come pantofola. Più di venti anni fa, Beniamino Andreatta criticò l’idea dell’Europa come una “vecchia pantofola”: un luogo confortevole e casalingo, dove ci rilassiamo e ci appisoliamo. Esiste sempre un mondo fuori dalle nostre case, non solo a Raqqa o a Derna, ma anche nel fronte interno, che non si adegua al destino dell’Europa come luogo di pace. L’Europa non vive in un paradiso di pace, ma in un mondo dove sono cruciali strumenti come sicurezza, intelligence politica ed economica, polizia e forze armate. Questo deve esserci chiaro. Altrettanto chiaro è che i terroristi vogliono farci utilizzare questi strumenti per paura e in modo frammentato, come reazioni estemporanee alla loro capacità operativa, per distruggere il nostro stile di vita. Invece dobbiamo farne un uso strategico, perché sono il mezzo per rispondere alle minacce e per garantire la nostra libertà. Inoltre, quando parliamo di innovazione, dobbiamo ricordare sempre di più che la difesa non è un relitto del passato, ma è un fondamentale motore dell’innovazione tecnologica, come dimostrano gli Stati Uniti e Israele. La sopravvivenza e la prosperità dell’Europa passano senz’altro da un legame più stretto tra cultura della difesa e innovazione. ?