Il conflitto tra l'Italia e l'Europa: esercizio retorico o importante posta in gioco?

Tra dicembre e gennaio, la dialettica tra il governo italiano e l’Unione europea sembra essersi accesa. Numerosi dossier sono sul tavolo, su economia, energia, immigrazione. Si tratta solo di un dibattito retorico, con toni più o meno accesi, o c’è una posta in gioco politica più profonda? Per provare a capirlo, dobbiamo compiere due passaggi. 

In primo luogo, dobbiamo anzitutto partire dallo stato di salute dell’Unione europea. Che non è buono. Mario Draghi ha detto a dicembre che l’economia europea, dopo una crisi durata ben otto anni, sembra reggersi su basi più salde, più legate alla domanda interna che alle esportazioni. Troppo ottimismo? Di certo il nuovo anno ha visto molto nervosismo sui mercati. Soprattutto, i rischi politici (richiamati in parte dallo stesso Draghi) restano profondi. Gli Stati dell’Unione europea sono addormentati politicamente, in attesa del grande anno elettorale (il 2017), impauriti dalla minaccia terroristica, disorientati davanti alla sfida di governare il fenomeno migratorio.

La geografia politica e istituzionale dell’Europa è incerta. Facciamo alcuni esempi, tutti legati agli ultimi due mesi. Il Belgio è stato definito uno “Stato fallito”, dopo gli attentati di Parigi. Da fine novembre in Portogallo c’è al governo un’inedita alleanza tra socialisti, comunisti e verdi. In Spagna l’impasse seguita alle elezioni non è ancora stata risolta, e probabilmente non lo sarà a breve. Il ministro austriaco delle Finanze, Hans Joerg Schelling, ha criticato l’opinione della Commissione europea sui conti austriaci, prendendosela con il trattamento di favore riservato alla Francia. Le mosse del nuovo governo polacco, in particolare sull’informazione, hanno messo sotto allarme la Commissione europea e fatto affiorare i contrasti più o meno latenti tra la Germania e la Polonia.

Ora compiamo il secondo passaggio: cerchiamo di leggere il rapporto tra l’Italia e l’Unione europea in questo scenario. Possiamo farlo sia dal punto di vista tecnico che da quello politico, e sono entrambi importanti. Sugli aspetti tecnici, l’Italia nel merito pone alcune questioni concrete (dal finanziamento al monitoraggio dell’accordo con la Turchia, passando per il percorso per una vera unione bancaria), ma occorre un reale elenco di priorità capace di costruire alleanze, altrimenti i dossier sul tavolo resteranno troppi per ottenere risultati e per contribuire a un'idea positiva del futuro prossimo dell'Europa.

In politica, nel rapporto dell’Italia con l’Unione europea contano soprattutto tre questioni: la politica interna, gli Stati Uniti e la Germania. Per l’Italia, come per ogni altro Paese, la politica estera deve misurarsi anche con la politica interna, quindi anche con le scadenze elettorali. Personalmente non credo che l’Europa, in positivo in negativo, sia il tema centrale per gli elettori italiani, che badano di più alle tasse e alla sicurezza.

Gli Stati Uniti, nella crisi greca della scorsa estate, hanno sostenuto una posizione vicina a quella della Francia e dell’Italia, contro la Germania, ma con le elezioni presidenziali alle porte le loro preoccupazioni ora sono altre. Non sono davvero al centro della partita europea nel 2016.

Proprio la Germania ci porta al cuore della questione. Vale la pena di ricordare la posizione del Financial Times su Angela Merkel negli ultimi mesi: a ottobre era indispensabile e un’Europa senza di lei era insostenibile, a dicembre veniva acclamata personaggio dell’anno del 2015, mentre nelle previsioni dell'influente quotidiano per il 2016 non sarà più Cancelliera alla fine dell’anno, colpita e affondata dalla crisi dei rifugiati. Eppure, il rischio per l’Italia di allontanarsi dalla Germania, sfruttando questo momento in cui la politica tedesca è diventata meno “noiosa” del solito, è quello di perdere contatto con lo Stato che avrà comunque un ruolo chiave per il futuro dell’Europa, soprattutto di un’unione più ristretta e meno confusa. ?