Il terremoto Le Pen e l’Europa

Una data accomuna le prospettive di Marine Le Pen e quelle dei leader europei al governo: il 2017. È l’anno in cui si terranno il referendum britannico sull’Unione europea, le elezioni politiche in Germania e forse in Italia, nonché le presidenziali francesi. Il 2017 non è tra un decennio, ma l’Europa pare addormentata nella grande attesa. Ciò significa che, fuori dalla retorica, i progetti seri sul futuro dell’Unione europea (meno fumosi e più ambiziosi del “Rapporto dei Cinque Presidenti”) devono attendere questa data decisiva.

Il risultato del Front national è un messaggio per il 2017. Attenzione: è sbagliato legare questo messaggio solo alla sicurezza e alla paura del terrorismo jihadista. Ovviamente il tema esiste, ma non dobbiamo dimenticare che la debolezza di Hollande precede il 2015. Un anno fa, infatti, nel novembre 2014, Hollande aveva raggiunto il record assoluto di impopolarità in Francia, con il 12% di approvazione. Il Presidente della Repubblica non era considerato credibile né in economia né per portare la Francia fuori dalla sua crisi d’identità. Un anno dopo, il primato della sicurezza ha aumentato la popolarità di Hollande, ma ha accentuato il rischio politico in Francia: la concreta possibilità che Marine Le Pen diventi presidente nel 2017, in mezzo alla crisi esistenziale dell’Europa e alla frammentazione della base sociale delle famiglie politiche francesi.

Chi è Marine Le Pen? È una politica accorta di estrema destra, che si è deliberatamente “ammorbidita”, senza esagerare, per accreditarsi come partito di governo. Ha cavalcato con più furbizia degli altri il tema generazionale, anche attraverso la carta della nipote Marion Maréchal-Le Pen, nata dopo la caduta del Muro di Berlino. Ora, dopo il secondo turno delle regionali, dovrà con ogni probabilità provare realmente di saper governare. Proprio nei suoi fallimenti risiede la speranza dei socialisti e di Sarkozy, che non esce bene da questo primo turno, perché è apparso una copia malriuscita del Front national, ma potrebbe rifarsi al secondo turno. L’altra carta è una “union sacrée” o “fronte repubblicano”, come nel romanzo “Sottomissione” di Michel Houellebecq, in cui addirittura destra e sinistra, per fermare Marine Le Pen nel 2022, si alleano con il partito (inesistente nella realtà) dei Fratelli Musulmani.

La Francia, nonostante abbia buone prospettive nella demografia (rispetto per esempio a Italia e Germania) e anche nella tecnologia (pensiamo al suo attivismo nelle telecomunicazioni in Italia e alle capacità delle sue imprese digitali) è il malato d’Europa dal punto di vista politico. Malato anzitutto perché il suo sistema istituzionale non sembra più in grado di riflettere e arginare la realtà politica e perché, per il suo storico rilievo in Europa, ha un forte potere di “contagio” europeo su temi sensibili e divisivi, come la sicurezza e l’immigrazione.  

In particolare, cosa succederà in Italia? Se evitiamo le semplificazioni troppo facili, vediamo che l’influenza del fenomeno Le Pen dovrebbe comunque essere limitata: i suoi rapporti con Grillo non sono buoni, mentre Salvini non è stato in grado di sfondare al Sud. E invertendo il contesto francese, le loro due forze dovrebbero unirsi al ballottaggio in una specie di union sacrée contro Matteo Renzi. Tuttavia, questo lo sapevamo anche prima delle regionali francesi e Renzi, da qui al 2017, cercherà di utilizzare le vicende francesi per contestare, senza troppa asprezza, i parametri economici europei.

Ma la campana di Marine Le Pen suona per tutta l’Europa e ci domanda: si può veramente restare addormentati fino al 2017? La risposta è no.

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