Con e senza il naso rosso

Con e senza il naso rosso
di Simone Perria e Daria Ghiani

Ci sono cose che nella vita non possono essere raccontate, vanno vissute, ma ci sono attimi condivisibili attraverso una fotografia oppure un video o ancora attraverso le parole di chi sa raccontarsi. In questa intervista, Isabel Sardu ci racconta del suo ultimo progetto di volontariato in Romania ormai arrivato al termine lo scorso 02/04/2015

Isabel si racconta in breve così:
Spesso sono gli adulti ad aver bisogno di comportarsi come bambini ed i piccoli giocano a fare i grandi. Non è difficile capire il perché (di questa situazione), soprattutto in certe “realta’”, e non per forza “realtà” lontane da casa.
Sono situazioni all’ordine del giorno nella nostra città, nelle città di tutti.
I grandi non chiedono mai il permesso ai bambini e “giocano” a negare tante cose, “questo non si puo’, quest’altro non lo devi fare”, oppure “questo lo devi fare così, quest’altro cosà”!
Ho scritto lo spettacolo per i bambini vestendo come sempre il mio clown dal nome di Nikilina che rompe le dinamiche sopra citate, è dispettoso, è vestito di stracci, è strampalato, un vero combina guai, è un adulto che chiede il permesso e si mette sullo stesso livello dei bambini se non piu’ basso. Mostra sensibilità, è educato e rispettoso.
Per questo spettacolo oltre a creare il mio personaggio ed inventare la storia, ho calzato e vestito un secondo personaggio clown, preparando una mia allieva a stare sulla scena e ad interagire con tutto cio’ che fa parte della scena stessa e con il pubblico piccolo e grande.
Lei è Sara Corraine, ha messo a disposizione freschezza, incoscienza, molta energia e coraggio.
Ha affrontato questo viaggio con entusiasmo e dinamicità nonostante le difficoltà di un’ avventura del genere e vestendo i panni di Margherita un clown molto curioso e vivace.
E’ stata un esperienza molto bella, come ogni volta, i bambini non lasciano spazio ai pensieri, ti riempiono di emozioni e quando sei li con loro, il cuore sembra scoppiare per le mille sollecitazioni emotive e ti senti coccolato e ti rendi conto di quanto abbiano bisogno di essere amati e rispettati e di avere pensieri da bambini, vita da bambini ...una vita di cui sono privati a causa del degrado e della povertà e di tragiche situazioni familiari di abbandono e maltrattamenti.

Il mio viaggio è stato una task de force di volti: adolescenti, bambini, donne e uomini, anziani, ma soprattutto piccini che mi hanno trasmesso i loro sogni, i loro bisogni e voglia di cambiare.
Nel fare loro le mie lezioni di propedeutica teatrale e nell’esibirmi con lo show ho sperato che potessero pensare che i loro sogni possano realizzarsi, almeno quelli piccoli. Perché? Visto e considerato che Nikilina è riuscita ad arrivare da loro piu’ volte, forse anche i loro sogni possono prendere la forma della realtà.
Porto nel cuore con estrema lucidità ogni sorriso.
Abbiamo incontrato piu’ di 500 bambini senza considerare gli adulti, tutto ciò che ho vissuto è stata fonte di saggezza e stimolo per nuovi progetti; del resto sono quelli a farci vivere bene e per questo penso che non smetterò mai ne di crederci ne di averne di nuovi da realizzare, un cassetto ne può contenere tanti non solo uno.
Vorrei sottolineare che si muove un mondo di operatori locali e non dietro al mio progetto e queste persone, per pochi euro, svolgono il loro lavoro per migliorare la vita di ogni individuo che incontrano e che gli viene affidato tramite la Caritas Romania e non solo, anime silenziose, che faticosamente donano se stessi agli altri, per vivere ma anche per far vivere una vita dignitosa..
Io ho l’onore di affiancarmi a loro per un breve periodo di vita in cui con il naso rosso e senza naso rosso in punta di piedi vivo e respiro la loro quotidianità..
La Romania è una terra dai mille colori e sfumature, alcune molto tristi, altre decisamente belle.

In ogni caso se posso lasciarmi andare ad un pensiero a voce alta credo fermamente che il vero viaggio incomincia dentro se stessi, il reale viaggio non è fuori, si deve camminare, esplorare, lasciare da parte sicurezze, pregiudizi, angosce, marciare lontano viaggiare più che si può e più spesso che si può. Non c’ è nulla di più forte e culturalmente appagante di un viaggio. Abbracciare culture diverse, stringere legami con le persone, nel bene e nel male, vedere gli occhi della gente al tuo passaggio, al tuo stare nella loro dimensione e nel ripartire, sentirti perso, ridere e piangere contemporaneamente in un angolo da solo o con loro, scrivere su pezzi di carta le tue giornate per non esplodere di emozioni, per somatizzare fino a rientrare a casa e sentirti smarrito per un pochino e guardare il tuo mondo con occhi da estraneo fino a ritrovarti e poi sentirti a casa. La gente deve osare di più, deve rischiare di più sognare ad occhi chiusi è bello, ma lo è ancor di più realizzare qualcosa tenendo gli occhi aperti.

Isabel non è solo un clown, è diplomata in sceneggiatura, ha scritto quattro romanzi, ha fondato l’associazione Lebasidiniki, e lavora in teatro, ma il suo principale lavoro fisso, ci dice, è fare la receptionist dietro al banco di un centro di bellezza e lo dice con entusiasmo. Noi restiamo stupiti. Nessuno di noi riesce ad immaginarla pensando a lei sulla scena artistica. Solo guardandola negli occhi in questa intervista si esalta la sua eleganza e compostezza e la si riesce ad immaginare anche dietro ad una scrivania, Isabel ha l’aspetto di una bambolina ormai donna dai mille colori e dalle mille attitudini.