Tre atenei italiani in cerca di tracce di vita aliena nel Cosmo

La Scuola Normale di Pisa pronta ad avviare, in collaborazione con le Università Federico II di Napoli e l’ateneo di Bologna, il primo centro interuniversitario e il primo dottorato italiano di Astrochimica

Tre atenei italiani in cerca di tracce di vita aliena nel Cosmo
TiscaliNews

Nell’Universo ci sono miliardi di stelle e un numero di pianeti ancora oggi incalcolabile. Molti di questi, anche se per ragioni puramente probabilistica, dovrebbero essere in grado di ospitare forme di vita. Per rintracciarne le tracce sono attivi in tutto il mondo equipe di scienziati che, grazia all’ausilio dei radiotelescopi più potenti, scrutano pazientemente il Cosmo in cerca di specifiche tracce di molecole organiche. La Scuola Normale di Pisa, già nelle prossime settimane avvierà, in collaborazione con le Università Federico II di Napoli e l’ateneo di Bologna, il primo centro interuniversitario e il primo dottorato italiano di Astrochimica. La missione principale sarà quella di indagare possibili forme di vita extraterrestre studiando prevalentemente gli elementi chimici intergalattici nelle nubi di gas rarefatto.

Il lavoro verrà ripartito fra i tre atenei

“Cercheremo tracce di amminoacidi e molecole complesse - spiega sulle pagine de Il Corriere Vincenzo Barone, direttore della Normale e ordinario di Chimica teorica e computazionale - attraverso l’analisi dei risultati dello spettro elettromagnetico dei telescopi che confronteremo in laboratorio”. Il lavoro verrà ripartito fra i tre atenei in base alle competenze. “A Pisa - evidenzia Barone, che coordinerà l’ambizioso progetto - ci concentreremo sull’analisi del calcolo dei dati, a Bologna sulle tecniche spettroscopiche che individuano possibili molecole e a Napoli cercheremo di replicare le molecole in laboratorio”.

In attesa di scoprire forme di vita aliena

L‘equipe effettuerà anche degli esperimenti sulla simulazione di molecole assorbite dai meteoriti o identificate nell’atmosfera di Titano, così da scoprire tracce chimiche degli elementi precursori della vita. “La vita extraterrestre esiste - ribadisce il professor Barone - e ne abbiamo la prova scientifica su base probabilista. Il problema di noi scienziati è semmai di vivere il momento e lo spazio giusti per poterla incontrare. Noi utilizziamo i radiotelescopi da meno di un secolo per osservare un universo vecchio di miliardi di anni e forse non siamo nel punto spazio temporale adatto per poter incontrare segni di una vita extraterrestre”.

Un progetto ambizioso

Ma la cosa importante è provarci senza perdere mai la speranza. “I nostri studenti, laureati in biologia, chimica e fisica - commenta Barone - si confronteranno con la migliore metodologia scientifica disponibile, ma dovranno imparare a lavorare in gruppo, a confrontarsi con linguaggi nuovi e ad avere una visione più ampia possibile del problema”. Grazie al progetto si potranno inventare e creare nuove tecnologie e modi d’indagine scientifica.