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Il Sole non si calma: in arrivo una nuova tempesta geomagnetica

Dopo la bufera di inizio settimana, un’altra espulsione di massa coronale è diretta verso la Terra

di R.Z.   
Foto Ansa
Foto Ansa

La tempesta geomagnetica che ha colpito la Terra tra il 5 e il 6 novembre sta lentamente diminuendo d’intensità, ma il peggio potrebbe non essere passato. Secondo il Centro di previsione meteorologica spaziale della NOAA, il disturbo del campo magnetico terrestre, nella mattinata del 7 novembre, si è ridotto al livello G1, il più basso della scala. Tuttavia, una nuova espulsione di massa coronale (CME), ossia una gigantesca nube di plasma proveniente dal Sole, è già in viaggio verso la Terra e potrebbe colpirla tra oggi e domani. L’impatto potrebbe riportare la tempesta a livelli G3, una categoria capace di creare disagi alle reti elettriche e ai sistemi satellitari, come accaduto solo 24 ore fa.

Il fenomeno, spiegano gli esperti, è legato a una zona estremamente attiva del Sole. “Il 5 novembre sono state emesse dal Sole due CME”, spiega all’ANSA Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste. “La prima è arrivata ieri e la seconda dovrebbe raggiungere la Terra tra oggi e domani. Entrambe provengono dalla regione attiva AR4274, molto complessa dal punto di vista magnetico e caratterizzata da un’elevata energia. Tale energia si è manifestata con numerosi brillamenti solari e con le due CME attuali”.

Un Sole ancora iperattivo anche dopo il picco del ciclo

Nonostante l’attuale ciclo solare abbia superato il suo massimo, l’attività della nostra stella resta sorprendentemente alta. “Anche durante la fase di declino – precisa Messerotti – il Sole può comunque mostrare un’attività molto intensa”. Il picco del ciclo solare era stato dichiarato raggiunto nell’ottobre 2024 da NASA, NOAA e dal Gruppo internazionale di Previsione del Ciclo Solare. Iniziato nel 2019, l’attuale ciclo dovrebbe concludersi entro 5 o 6 anni, ma la fase calante non significa affatto quiete: al contrario, la superficie solare continua a liberare plasma e radiazioni che interagiscono con il campo magnetico terrestre.

Durante la giornata di ieri, la tempesta ha toccato il livello G3, su una scala che va da G1 a G5, provocando disturbi alle reti elettriche e interruzioni temporanee delle comunicazioni satellitari. I sistemi GPS, in particolare, hanno registrato anomalie e perdita di segnale in alcune aree del Nord Europa e del Nord America. Allo stesso tempo, milioni di persone hanno potuto assistere a spettacolari aurore polari visibili anche a latitudini insolitamente basse, fino al Canada meridionale e in alcune regioni dell’Europa centrale.

I dati: brillamenti, plasma e campo geomagnetico perturbato

“Il 6 novembre, dalle 9 italiane in poi, il campo geomagnetico è stato perturbato da una tempesta di classe G3”, precisa Messerotti. “Già dal pomeriggio del 5 novembre erano presenti livelli minori, con tempeste G1 e G2”.

Secondo le rilevazioni, il Sole ha emesso quindici brillamenti a raggi X di classe C e tre di classe M nella sola giornata del 5 novembre. Il giorno successivo, fino alle 9:00, sono stati registrati altri nove brillamenti di classe C e uno di classe M.

La classificazione dei brillamenti solari segue un ordine di potenza crescente: A, B, C, M, X, dove gli eventi di classe X rappresentano le esplosioni più violente in assoluto.

Questo tipo di attività conferma che la regione AR4274 continua a essere una delle più energetiche dell’intera superficie solare. Il plasma espulso durante le CME, viaggiando a milioni di chilometri orari, raggiunge la magnetosfera terrestre, deformandola temporaneamente e provocando oscillazioni che si traducono in correnti geomagnetiche e disturbi radio.

Gli effetti sulla Terra e i prossimi giorni di allerta

Le conseguenze di una tempesta geomagnetica non si limitano ai disservizi tecnologici. L’aumento dell’attività solare può influire sui voli aerei, sulle comunicazioni a lunga distanza e persino sulle rotte dei satelliti in orbita bassa. “Le particelle energetiche interagiscono con la ionosfera e possono disturbare i segnali radio ad alta frequenza”, ricordano dal NOAA. Secondo il sito Spaceweather.com, “altre espulsioni di materiale coronale sono previste fino all’8 novembre”, suggerendo che le condizioni di instabilità geomagnetica potrebbero proseguire ancora per qualche giorno.

Gli osservatori solari di tutto il mondo monitorano costantemente l’evoluzione della regione AR4274. Se la seconda CME dovesse impattare frontalmente il campo magnetico terrestre, il livello della tempesta potrebbe tornare a G3 o anche G4, con effetti più marcati sulle reti elettriche e una possibile estensione delle aurore fino a latitudini più meridionali.

Il Sole e la Terra: un equilibrio fragile ma affascinante

Ogni ciclo solare ricorda quanto sia sottile l’equilibrio tra la vitalità della nostra stella e la vulnerabilità del pianeta. Senza il campo magnetico, la Terra sarebbe continuamente bombardata da radiazioni mortali. Ma è proprio questa difesa naturale che, quando investita da forti CME, vibra come una corda tesa, regalando spettacoli luminosi nei cieli polari e, allo stesso tempo, sfidando la resilienza tecnologica dell’umanità moderna. Gli esperti invitano alla prudenza ma anche alla curiosità scientifica. “Studiare queste interazioni è fondamentale per proteggere i sistemi tecnologici di cui dipendiamo”, conclude Messerotti.

di R.Z.   
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