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Possibile svolta nella lotta contro il tumore al collo dell'utero

Potrà essere debellato, in tutto il mondo, entro la fine del secolo. Avviare oggi dei programmi di prevenzione e vaccinazione come ha fatto l’Australia. Diversamente, nei prossimi 50 anni, ci saranno oltre 44 milioni di nuovi casi e due terzi di questi saranno fatali

Roberto Zoncadi R.Z.   
Possibile svolta nella lotta contro il tumore al collo dell'utero

Il tumore al collo dell'utero colpisce ogni anno oltre mezzo milione di donne in tutto il mondo. Una malattia devastante, che miete una vittima ogni 2 minuti. Entro fine secolo, garantiscono ora alcuni ricercatori australiani, questo male verrà però spazzato via dalla faccia della Terra: l’obiettivo è finalmente a portata di mano. A partire dal 2020, “se si riuscirà a ottenere una copertura vaccinale estesa - spiega Karen Canfell, del reparto di Epidemiologia dei tumori del Cancer Council di Sydney - assisteremo all’eliminazione di questo cancro da 149 di 181 paesi”. Utilizzando modelli dinamici e dati di alta qualità dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, gli autori prevedono che l'adozione di questi provvedimenti preverrà fino a 13,4 milioni di casi di cancro cervicale entro 50 anni (2069). "Più dei due terzi dei casi prevenuti - spiega la ricercatrice - si registrerebbero in paesi in via di sviluppo, come India, Nigeria e Malawi, dove finora l'accesso alla vaccinazione contro l'HPV o allo screening cervicale è stato limitato".

Non agire subito ci costerà milioni di vittime

L’obiettivo da raggiungere è ambizioso, ma il rischio, se non si procedesse rapidamente, sarebbe troppo elevato. A causa della crescita e dell’invecchiamento della popolazione mondiale il numero di casi di cancro cervicale è inevitabilmente destinato ad aumentare da 600 mila casi all'anno nel 2020 a 1,3 milioni di caso all'anno nel 2069. Oggi, circa l'85 per cento dei casi di tumore al collo dell'utero si verifica nelle regioni meno sviluppate, in parte perché i tassi di screening e i tassi di vaccinazione sono significativamente più bassi. La nuova ricerca rivela che, nel caso in cui non si riuscisse a espandere questi programmi di prevenzione, oltre 44 milioni di donne nel mondo svilupperanno questa tipologia di cancro da qui ai prossimi 50 anni, e due terzi dei casi saranno probabilmente fatali, portando a 15 milioni il bilancio delle vittime.

Avviare programmi di prevenzione nazionale

"La nostra sfida - spiegò lo stesso direttore generale dell’OMS - è garantire che tutte le ragazze, a livello mondiale, siano vaccinate contro l'HPV e che ogni donna, sopra i 30 anni, venga sottoposta a screening e trattamento per lesioni pre-cancerose”. L’Australia ha sviluppato un programma di prevenzione nazionale di tutto rispetto, un programma che dovrebbe esser preso da esempio dal resto del mondo, e che da qui ai prossimi nove anni abbasserà il numero dei casi fino a portarli al di sotto della soglia di eliminazione (meno di 4 su 100mila).

L'obiettivo è alla portata di tutti

Anche Stati Uniti, Finlandia, Regno Unito e Canada stanno lavorando senza sosta a programmi di prevenzione simili, ma risultati simili potranno esser raggiunti non prima di 25 - 40 anni. Se tutti gli Stati del mondo - Etiopia, Haiti e Papua Nuova Guinea compresi - avvieranno piani similari,  il tumore al collo dell'utero sarà in ogni caso sconfitto entro il 2100.

Roberto Zoncadi R.Z.   
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