Minaccia del Supervulcano dei Campi Flegrei: è italiana la tecnica rivoluzionaria per prevenire i disastri

Lo studio di Eleonora Rivalta, pubblicato su Science Advances, è quanto di più avanzato e consente di prevedere l’evolversi potenziale di una eruzione con una precisione senza precedenti

La zona dei Campi Flegrei (Ansa)
La zona dei Campi Flegrei (Ansa)
di I. Dessì   -   Facebook: i. Dessì

In una intervista a Tiscalinews del 2017 il noto geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi lanciava l’allarme sui pericoli di un risveglio del supervulcano dei Campi Flegrei. Secondo Tozzi una eruzione potrebbe essere più vicina di quanto si pensi, e un evento simile potrebbe seminare morti e distruzione, trattandosi della caldera più grande d’Europa, la seconda al mondo dopo quella del famoso Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti. Del resto “lì ci sono oltre 600mila persone e ci hanno fatto di tutto, da un ippodromo a un ospedale e a una base militare”. Anche per questo è di estrema importanza lo studio messo a punto dall'italiana Eleonora Rivalta.

Il supervulcano dei Campi Flegrei è stato infatti il banco di prova per una tecnologia innovativa che consente di prevedere l’evolversi potenziale di una eruzione con una precisione senza precedenti. In pratica, stando a quanto si legge sulla ricerca pubblicata su Science Advances, l’utilizzo di fisica e statistica consente di tenere d'occhio il magma per prevedere quale via percorrerà nella sua risalita dal cuore del pianeta.

Il metodo rivoluzionario

La tecnica messa a punto dal team multidisciplinare coordinato dalla Rivalta, che lavora in Germania nel Centro di Ricerca per le Geoscienze (Gfz) di Potsdam, in collaborazione con Università di Roma Tre e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), rappresenta un grosso passo avanti per la possibilità di anticipare, e prevenire, le disastrose conseguenze delle eruzioni. In linea di massima, infatti, quando si verifica tale fenomeno, il magma non fuoriesce dalla bocca principale, ma utilizza altre vie. Per questo i vulcanologi si trovano ad ogni occasione ad affrontare una sfida ciclopica, quella di fare sempre di più per prevedere cosa può accadere e minimizzare i rischi per i cittadini. Ora i ricercatori guidati dalla studiosa italiana hanno messo a punto una nuova tecnica, che potrà rivelarsi preziosa anche per effettuare scelte importanti in relazione all'utilizzo del suolo in aree particolarmente a rischio.

Campi Flegrei (Ansa)

La caldera a ovest di Napoli

Un compito oltremodo difficoltoso in un'area come quella oggetto della ricerca. La Caldera dei Campi Flegrei è infatti un vulcano che non corrisponde ai canoni tradizionali, non è insomma il solito cono dalla cui sommità esce il pennacchio di fumo. Ubicata a occidente di Napoli, nel golfo di Pozzuoli, presenta decine di bocche eruttive. Secondo gli esperti ce ne sarebbero almeno un'ottantina, entrate in attività negli ultimi 15mila anni. Una sorta di "prato pieno di buche di talpa", come lo definisce la ricercatrice. E in questo sprazzo di territorio si sono manifestate nei millenni centinaia di rilevanti eruzioni. Con una notazione: la maggior parte delle vie che hanno fatto fuoriuscire la lava sarebbero state utilizzate solo una volta. Il che dimostrerebbe che ogni successiva eruzione, può avvenire quasi sicuramente in un posto diverso.

Una disciplina da approfondire

Inoltre "quando si cerca di prevedere come e dove accadrà un determinato fenomeno vulcanico - spiega la ricercatrice all'agenzia Ansa - la maggiore difficoltà consiste nel fatto che il trasporto di magma avviene nel sottosuolo e non è visibile a occhio nudo". Solamente di recente gli studiosi hanno potuto godere di strumenti efficaci per il monitoraggio, che consentono poi l'utilizzo di modelli al computer. La disciplina in materia è dunque molto recente e in buona parte da approfondire. 

Rivalta evidenzia come i metodi utilizzati finora siano essenzialmente statistici, e riferiti all'andamento dei siti dove si sono verificate precedentemente e con maggior frequenza le eruzioni. Oppure si sono utilizzate evidenze fisiche, determinando cioè i percorsi che offrono la minor resistenza al magma in risalita. Tuttavia in un caso gli elementi a disposizione non consentono l'elaborazione di mappe abbastanza accurate, e nell'altro le forze della natura in gioco sono difficili da valutare con adeguata precisione.

In sostanza gli studi per prevenire i rischi di eruzione si basano sulla mappatura degli eventi passati. La questione tuttavia è che "solo alcune decine di condotti sono visibili sulla superficie – spiega l'esperta – Quindi, per quanto matematicamente sofisticati possano essere i calcoli, la scarsità di dati porta alla produzione di mappe grossolane, con un alto grado di incertezza. Inoltre la dinamica di un vulcano può cambiare nel corso del tempo".

Il metodo innovativo

Il metodo messo a punto dall'equipe della studiosa italiana è invece differente. A volerla dire in breve sono stati combinati insieme i due metodi. Il team di Rivalta si è basato sul metodo fisico ma calibrandolo affinché risulti compatibile con i dati eruttivi. L'aspetto più arduo è stato - viene spiegato - generalizzare il metodo in modo da renderlo valido per ogni vulcano. Ed a tale proposito  "il segreto sta nel quantificare bene tutte le forze del sottosuolo, che saranno sempre differenti, ricalibrando il modello ogni volta".

Il modello mette insieme la fisica dei vulcani, che permette di comprendere come il magma fratturi le rocce per muoversi nel sottosuolo, le procedure statistiche e la conoscenza della struttura e della storia del vulcano in esame tramite la statistica - dice su Repubblica Mauro Di Vito, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv -  e i parametri del modello fisico vengono affinati fino a quando questo non riproduce i processi eruttivi passati".

Il modello è stato testato in effetti facendo la prova su un evento già accaduto, l'eruzione del 1538, ed ha funzionato. La mappa di rischio prodotta ha infatti indicato esattamente il sito come probabile luogo di eruzione. Dunque ci ha azzeccato.  Si tratta a questo punto di continuare a verificare la sua efficacia anche in altri siti e di affinare le potenzialità di tale strumento che potrebbe dare un aiuto decisivo per diminuire i rischi per tante realtà geografiche e per molti cittadini.