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La seconda “foto impossibile”, dopo il buco nero M87 ecco lo scatto che svela i segreti di Dark World

Si tratta del primo pianeta extra solare "immortalato", virtualmente, da un team di scienziati che è riuscito nell’impresa grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer

Roberto Zoncadi R.Z.   

Sono passati pochi mesi da quando, era il mese di aprile, un team di scienziati che lavorava al progetto Event Horizon Telescope ha annunciato al mondo di esser riuscito a ottenere la fotografia di un buco nero. Lo “scatto impossibile”, così è stato ribattezzato, mostrava un buco nero situato al centro di Messier 87, un'enorme galassia che si trova nel vicino ammasso della Vergine. Oggi, un’equipe di ricercatori della Nasa, è riuscita in un’impresa simile. Grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer è stato infatti possibile ricostruire virtualmente l’aspetto di LHS 3844b, un pianeta extrasolare che dista da noi 48,6 anni luce. Il pianeta, a causa del suo aspetto, è stato ribattezzato Dark World.

A detta degli scienziati, che hanno visto i risultati del proprio lavoro pubblicati sulle pagine della rivista Nature, l’esopianeta (roccioso) ha un’atmosfera scarsa o addirittura inesistente, e potrebbe essere ricoperto dallo stesso materiale vulcanico raffreddato che ricopre le scure regioni lunari conosciute anche come mari. L’aspetto, ricostruito minuziosamente grazie a potenti computer, potrebbe esser molto simile a Mercurio o alla nostra Luna. Fondamentale per il raggiungimento del risultato è stata la camera infrarossa Irac, che ha permesso di dare un’occhiata alla superficie del mondo, rilevato con il metodo del transito.

Con un raggio pari a 1,3 volte quello del nostro pianeta, LHS 3844b ruota attorno a una nana rossa, la tipologia di stelle più comuni e longeve presenti nella nostra galassia. Dark World sembrerebbe in rotazione sincrona. Se così fosse, ma servono ulteriori conferme, rivolgerebbe sempre la stessa faccia alla sua stella: un po’ come la Luna fa con la Terra. LHS 3844b è inadatto alla vita. La sua superficie raggiunge temperature prossime ai 770 °C, abbastanza da irradiare molta luce infrarossa. E proprio questa sua caratteristica ha permesso al telescopio Spitzer, attrezzato per rilevare proprio questa frequenza dello spettro elettromagnetico, di raccogliere un’infinità di preziose informazioni. I risultati dello studio offrono spunti interessanti e importanti per lo studio di altri pianeti extrasolari rocciosi, in particolare per verificare la presenza o meno di un'atmosfera, e dunque anche la presenza di condizioni ideali per lo sviluppo di forme di vita.

Riferimenti
Roberto Zoncadi R.Z.   

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