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Non sono “chimiche”, ma le scie bianche lasciate in cielo dagli aerei sono pericolose per l’ambiente

Secondo due ricercatrici tedesche contribuiscono al pericoloso riscaldamento climatico globale e le emissioni sono “destinate a triplicare entro il 2050”

Roberto Zoncadi R. Z.   
Non sono “chimiche”, ma le scie bianche lasciate in cielo dagli aerei sono pericolose per l’ambiente

L'industria aeronautica ha una responsabilità importante in quello che tutti noi conosciamo oggi come riscaldamento climatico globale. Le emissioni di carbonio generate dai motori a reazione sono infatti ingenti, ma a preoccupare di più sono ora le scie bianche di condensazione (vapore) che i velivoli lasciano in quota al loro passaggio. Non sono scie chimiche, sia chiaro - i complottisti possono dunque stare tranquilli -, ma risultano esser comunque dannose per l’ambiente. A stabilirlo, lanciando un vero e proprio allarme, sono due ricercatrici tedesche dell’Institute for Atmospheric Physics, che opera spesso accanto all’agenzia spaziale tedesca, la German Aerospace Center’s (DLR’s).

Si deve invertire la rotta

Stando al modello sviluppato da Ulrike Burkhardt e Lisa Bock le emissioni prodotte dagli aerei sono già altissime, ma inevitabilmente triplicheranno entro il prossimo 2050. I risultati dello studio, pubblicati integralmente sulle pagine dell’Atmospheric Chemistry and Physics, la rivista dell’European Geoscience Union, l’effetto prodotto dall’aviazione civile non deve esser trascurato. “Quanto sia ampio l’impatto di questo fenomeno sulle temperature, sulla superficie terrestre e sulle precipitazioni causate dalle nuvole non è chiaro”, sottolinea Burkhardt. Ma la questione va affrontata immediatamente perché, aggiunge Bock, “è chiaro che riscaldano l’atmosfera”.

Danni incalcolabili

Le scie di condensazione, sottolineano le scienziate, hanno intrappolato il calore nell’atmosfera terrestre contribuendo al riscaldamento dell’atmosfera più della CO2 prodotta dagli aerei dall’avvento dell’aviazione fino a oggi: e con la nuova previsione è chiaro che si debba correre ai ripari. Lo studio è uno dei primi a fare una previsione dettagliata di come queste speciali nuvole influenzino le condizioni climatiche future, afferma il fisico Bernd Kärcher, che nel 2011 portò avanti una ricerca risultata estremamente utile per il nuovo modello creato da Burkhardt e Bock.

E ora cosa possiamo fare?

Le due scienziate hanno tentato di capire anche quale potessero essere le soluzioni al problema. Riducendo le emissioni degli aerei del 50 per cento si potrebbe abbattere il riscaldamento atmosferico dovuto alle scie bianche del 15 per cento. E se con l’aiuto di carburanti innovativi si riuscisse anche a ridurre le emissioni del 90 per cento le cose non cambierebbero di molto: neppure così si riuscirebbe infatti a riportare le condizioni climatiche ai livelli del 2006. E quale potrebbe esser dunque la soluzione al problema? Su questo fronte possono esser avanzate soltanto delle ipotesi. Una tesi discussa dalle scienziate riguarda il dirottamento dei voli verso regioni aeree meno soggette alla formazione di scie di condensazione. Tale ipotesi, concludono Burkhardt e Bock, mettendo in guardia da altre possibili conseguenze negative, sul lungo periodo potrebbe anche dimostrarsi pericolosa, causando un aumento incontrollabile della CO2 immessa nell’atmosfera…

Roberto Zoncadi R. Z.   

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