A rischio le missioni umane su Marte, radiazioni cosmiche “friggono” il cervello degli astronauti

Lo dimostra una sperimentazione condotta da un team di scienziati statunitensi. Basterebbe un’esposizione di appena 6 mesi per subire danni irreparabili

A rischio le missioni umane su Marte, radiazioni cosmiche “friggono” il cervello degli astronauti
di R. Z.

Un’equipe di scienziati statunitensi ha divulgato i risultati finali di una sperimentazione che potrebbe letteralmente stravolgere la roadmap delle future missioni spaziali destinate a portare l’uomo su Marte. Il team, composto da ricercatori dell'Università della California di Irvine, dell'Università di Stanford, dell'Università Statale del Colorado e della Scuola di Medicina della Virginia Orientale, ha voluto valutare i possibili rischi derivanti dalla prolungata permanenza nello spazio degli astronauti, scoprendo che allo stato, attuale partire verso il Pianeta Rosso, equivale ad un vero e proprio suicidio. E’ infatti sufficiente un’esposizione alle radiazioni cosmiche di appena 6 mesi per ritrovarsi con il cervello “fritto”.

Coloni con il cervello "fritto"

I neutroni, evidenzia il professor Charles Limoli, coordinatore dello studio, sarebbero in grado di danneggiare dendriti, mielina e sinapsi, ossia le strutture che mettono in comunicazione i neuroni. La sperimentazione, condotta su topi, ha evidenziato che i soggetti esposti anche per pochi mesi alle radiazioni, sviluppano gravi problemi di apprendimento e alla memoria, soffrono di stati d’ansia improvvisi e di sbalzi di umore incontrollabili. In generale, evidenziano i ricercatori, gli astronauti potrebbero giungere su Marte con le funzioni cerebrali compromesse, e dunque non esser più in grado di svolgere le operazioni più semplici, o rispondere prontamente a eventi stressanti in un ambiente altamente pericoloso.

Viaggio può durare anche 26 mesi

La sperimentazione condotta dal team di Limoli è la prima che si è concentrata sugli effetti delle radiazioni cosmiche per un lasso di tempo così esteso. I risultati ottenuti dovrebbero far preoccupare, ancor più perché per una missione su Marte, andata e ritorno, potrebbe richiedere anche due interi anni. Benché la distanza tra la Terra e il Pianeta Rosso sia di “soli” 54,6 milioni di chilometri nel momento di massima vicinanza, va considerata anche la distanza massima di 401 milioni di chilometri. Una volta giunti su Marte si dovrebbe o tornare mentre i due pianeti si allontanano tra loro, oppure attendere la finestra di allineamento che arriva una sola volta ogni 26 mesi.

Missioni umane su Marte a rischio

E durante il viaggio i raggi cosmici, che sulla Terra vengono filtrati dal campo magnetico, colpirebbero inesorabilmente l'astronave e l’equipaggio, determinando i gravi danni cerebrali e persino al Dna, con un elevatissimo rischio cancro. Stando a quanto spiegato dai ricercatori i roditori sono stati esposti per 6 mesi a un'irradiazione continua, e quotidiana, pari a 1 milliGray. Per fare un confronto gli scienziati hanno osservato parallelamente anche un gruppo di topi non irradiato. Al termine dello studio le cavie sottoposte al trattamento hanno manifestato tutte ansia, compromissione della memoria, scarso interesse alle interazioni sociali, ridotta curiosità e un pesante rallentamento delle funzioni cognitive e cerebrali. Il problema, contrariamente a quanto si è pensato fino ad oggi, non pare essere tanto nel dosaggio (in questo caso minimo) ma nella continuità dell’irradiamento. Insomma, la Nasa e le altre agenzie spaziali internazionali, nonché le società private come la SpaceX, dovranno meglio valutare i rischi e trovare delle soluzioni. In caso contrario la colonizzazione di Marte potrebbe esser rimandata.

Riferimenti