L’era dei robot sempre più umani è alle porte, dall'Italia la prima mano “naturale” stampata in 3D

E’ il primo importante passo verso lo sviluppo di muscoli artificiali estremamente raffinati: saranno in grado di eseguire movimenti complessi simili a quelli dell’uomo

Foto Science.org
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TiscaliNews

Che i robot prima o poi riusciranno ad “uscire dalle fabbriche”, per integrarsi e interagire con l’uomo, è cosa quasi del tutto scontata. Ciò che molti ancora non sospettano è la nascita di un mondo che vedrà l’essere umano confrontarsi con unità artificiali dall’aspetto estremamente simile a quello dell’uomo stesso. Tra le aziende e gli istituti che stanno investendo per dar forma a questo futuro ci sono anche nomi italiani. L'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa hanno annunciato di aver creato una mano capace di piegare le dita, piegare il palmo e ruotare il polso con la stessa sinuosità di un arto biologico. Stando aquanto pubblicato sulle pagine della rivista Science Robotics si tratta della prima mano artificiale capace di movimenti così complessi e simili a quelli naturali.

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L’incredibile progresso è stato possibile grazie a una tecnologia che, evidenziano i ricercatori, aprirà la via a una nuova generazione di muscoli artificiali, in grado di contrarsi e distendersi proprio come quelli umani. Con Grace (GeometRy-based Actuators able to Contract and Elongate), nuova generazione di attuatori pneumatici, è possibile stampare una mano con un singolo processo, e con una “banalissima” stampante 3D commerciale. Costruire muscoli artificiali è un obiettivo che la robotica insegue da tempo, ma finora è stato difficile riuscire a riprodurre i movimenti naturali. Nonostante le singole fibre muscolari possano solo contrarsi, a rende possibili movimenti complessi, come pressione e torsione, è il modo in cui sono assemblate fra loro.

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I ricercatori hanno affrontato il problema partendo dai singoli attuatori, ognuno dei quali può dilatarsi, allungarsi e accorciarsi semplicemente grazie alla propria forma geometrica: una sorta di fuso con le pieghe, composto da un corpo unico, stampabile in 3D e realizzabile con materiali diversi e in diverse dimensioni. Gli attuatori possono essere stampati direttamente assemblati tra loro in architetture complesse, a seconda dei movimenti da riprodurre. "Le loro dimensioni sono limitate solo dalla tecnologia di fabbricazione adottata", osserva Corrado De Pascali, primo autore dello studio e studente di dottorato nel laboratorio di Bioinspired Soft Robotics dell'Iit e dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. "Possono essere costruiti in diverse grandezze, e possiamo variare la loro performance, sia in termini di deformazioni che di forza, e fabbricarli con materiali e tecnologie diverse, anche direttamente integrati nelle strutture da attuare".