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Dalla Nasa l’innovativo motore in grado di spingere una nave spaziale alla velocità della luce

Ad annunciarlo al mondo è stato David Burns, ingegnere dell’Agenzia spaziale statunitense. Il nuovo propulsore, chiamato “motore elicoidale”, funziona senza l’utilizzo di alcun tipo di propellente

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Dalla Nasa l’innovativo motore in grado di spingere una nave spaziale alla velocità della luce

L’uomo è da sempre un esploratore. Per soddisfare questo istinto, anche sulla Terra, ha dovuto affrontare molteplici sfide che hanno permesso alla nostra specie di evolversi e prosperare. Portata a termine l’esplorazione del mondo, tuttavia, l’istinto di spingersi oltre il conosciuto è rimasto vivo. Il nuovo obiettivo, non è dissimile da quello di un tempo, si trova soltanto più in la… oltre le nuvole, tra le stelle. La conquista di nuove terre, anzi, di nuove Terre da colonizzare, non è tuttavia ancora alla nostra portata. L’ostacolo principale parrebbe la distanza che separa il nostro pianeta agli altri potenzialmente abitabili identificati fino ad oggi dalle agenzie spaziali. Per raggiungere quello a noi più prossimo, con le attuali tecnologie, servirebbero migliaia di anni, e l’uomo deve fare i conti anche con la sua natura mortale. Ora, l’esperto della Nasa David Burns, ha annunciato di aver sviluppato un nuovo motore in grado di spingere le navi spaziali di prossima costruzione alla velocità della luce.

L’ingegnere, che ha ribattezzato la propria invenzione “motore elicoidale”, non ha realizzato un prototipo della sua idea, ma potrebbe essere soltanto questione di tempo. Una tecnologia così importante potrebbe avere il potenziale di accorciare virtualmente le distanze che ci separano dagli esopianeti, aprendo all’umanità la strada per una nuova era di grandi esplorazioni. Il “motore elicoidale” teorizzato da Burns sembrerebbe in grado di accelerare fino a raggiungere stabilmente una velocità prossima a quella della luce, pari a 299.792.458 metri al secondo. La cosa incredibile, evidenzia l’ingegnere, è che per farlo non sarebbe necessario l’utilizzo di propellente.

Stando a quanto pubblicato sulle pagine della rivista Technical Reports Server della Nasa, il propulsore sfrutta gli effetti di alterazione di massa che si verificano quando si raggiunge la velocità della luce. Di fatto il funzionamento del motore si basa sul principio di azione e reazione di Newton a regime relativistico: “Il motore accelera gli ioni per raggiungere le velocità relativistiche - spiega lo scienziato - quindi varia la loro velocità per apportare lievi modifiche alla loro massa. Il motore quindi sposta gli ioni avanti e indietro lungo la direzione del viaggio per produrre una spinta”

Inutile dire che, trattandosi soltanto di un progetto teorico, ci sono tantissimi colleghi di Burns che si dicono scettici. Alcuni esperti sostengono che un motore così concepito presenterebbe “significativi problemi pratici”. Il primo riguarderebbe le dimensioni. Un ipotetico “motore elicoidale”, si legge sulle pagine del New Scientist, dovrebbe avere dimensioni titaniche: almeno 200 metri di lunghezza e circa 12 metri di diametro. Anche ipotizzando una miniaturizzazione dei componenti vi sarebbe poi una seconda e insormontabile problematica. Per generare una spinta di 1 newton servirebbero 165 megawatt di energia. In sintesi, salvo Burns non abbia voluto tenere per se alcuni aspetti chiave del progetto, il “motore  elicoidale” risulterebbe essere del tutto inefficiente. Ma è probabile che il limite sia noto anche all’ingegnere che, sulle stesse pagine del New Scientist confessa che il motore sarebbe in grado di raggiungere il 99 per cento della velocità della luce, ma solo nel caso in cui “avesse abbastanza tempo e potenza”.

Riferimenti
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