Sperimentazione sui macachi, il Tar rifiuta la sospensione, la Lav: “Ricorreremo al Consiglio di Stato”

Non ha perso le speranze la Lav dopo che il Tar del Lazio ha deciso di non fermare la sperimentazione sui 6 macachi che verranno operati sl cervello e resi ciechi

Sperimentazione sui macachi, il Tar rifiuta la sospensione, la Lav: “Ricorreremo al Consiglio di Stato”
TiscaliNews

Nulla è perso, ricorreremo al Consiglio di Stato”. Non ha perso le speranze la Lav dopo che il Tar del Lazio ha deciso di non fermare la sperimentazione sui 6 macachi che verranno operati sl cervello e resi ciechi per studi su deficit visivi nell’essere umano. L’associazione animalista auspica infatti che l’organo giurisdizionale “si pronunci nelle prossime settimane, e accolga le buone ragioni giuridiche e scientifiche presentate“.

La raccolto delle firme

Contro il progetto di ricerca “Lightup – Turning the cortically blind brain to see”, voluto dall’Università di Torino e di Parma, la Lav aveva perfino organizzato una petizione al minstro della Salute che ha raccolto su Change più di 395mila firme. Nel corso dell’udienza in Tribunale, l’associazione ha appreso che ai macachi attualmente stabulati presso l’Università di Parma sono già state impiantate delle viti conficcate nel cranio e, in primavera, inizieranno operazioni chirurgiche più invasive, circostanza che a loro giudizio rende ancora più urgente lo stop al progetto, tanto che il 21 aprile vi sarà una ulteriore chance a livello giudiziario, con una decisione del Tar Lazio sul merito degli esperimenti.

L’esperimento

L’esperimento comporta l’uso di macachi da sottoporre a un lungo periodo di training (con immobilizzazione in più parti del corpo per ore, quasi tutti i giorni, per settimane o addirittura mesi) e all’asportazione chirurgica di aree della corteccia visiva al fine di rendere i macachi clinicamente ciechi. Lo studio viene fatto dall’Università di Torino (Dipartimento di Psicologia) in collaborazione con l’Università di Parma, presso la quale gli animali sono stabulati, e gode di un finanziamento europeo di oltre 2 milioni di euro.

Il ricorso al Tar

“Abbiamo contestato la totale assenza di motivazione dell’autorizzazione rilasciata dal ministero della Salute, su questo il Tar non ha risposto chiedendo a noi quali siano le alternative agli esperimenti, aspetto che, in questo ambito, compete al ministero della Salute e al Consiglio Superiore di Sanità (CSS)” hanno spiegato dalla Lav. Aggiungendo che “Lo stesso Tribunale ha però riconosciuto il diritto della Lav ad accedere alle relazioni sulla sperimentazione di questi animali, che erano state finora negate dal CSS, nonostante siano la base della motivazione dell’autorizzazione del Ministero, tanto da ordinarne la produzione nel processo entro 30 giorni”.

La posizione del responsabile del progetto

Il professore dell'Università di Torino che guida il progetto smentisce però alcune affermazioni della Lav. "Accolgo con grande soddisfazione la decisione del tribunale - spiega Marco Tamietto -. Soprattutto per tre punti: il Tar ha riconosciuto che l'associazione animalista non ha fornito né una prova né un principio della prova dell'esistenza di metodi alternativi, che la salute umana è prevalente adottando una posizione chiaramente specista e che è stato preso atto positivamente delle accortezze avute dalle amministrazioni (Ministero e università, ndr) per garantire il benessere degli animali e limitare il numero di quelli utilizzati". È molto duro, inoltre, sull'esistenza di viti già impiantate nei macachi: "Smentisco categoricamente che sia così, non sono stati impiantate viti sugli animali".