L’invecchiamento biologico del corpo può essere invertito: uno studio accende la speranza di chi vuol vivere per sempre

Uno studio dimostra l’efficacia di alcuni farmaci nel rallentare, fino a fermarlo, l'"orologio epigenetico" del corpo

Il genetista Steve Horvath
Il genetista Steve Horvath

Un piccolo studio clinico condotto in California suggerisce che l’invecchiamento biologico non solo può esser rallentato ma persino invertito. La ricerca, i cui risultati hanno conquistato oggi il primo piano del sito della rivista scientifica Nature, porta la firma del genetista Steve Horvath, ricercatore dell'Università della California a Los Angeles. E’ la prima volta che una ricerca riesce a dimostrare, scientificamente, la possibilità di invertire lo scorrere del tempo dell'orologio epigenetico del corpo, quello che misura l'età biologica di una persona.

Per un anno, nove volontari sani, hanno preso un cocktail di tre farmaci comuni - l'ormone della crescita e due farmaci per il diabete - e in media hanno perso 2,5 anni della loro età biologica, misurati analizzando i segni sui loro genomi. Anche il sistema immunitario dei partecipanti ha mostrato un complessivo ringiovanimento. I risultati hanno lasciato Horvath e il suo team senza parole, anche se tutti sono ben consapevoli si tratti di risultati preliminari, ottenuti per giunta con una sperimentazione che ha potuto contare su un numero ridotto di volontari, che non includeva un gruppo di controllo. Ma ciò non sminuisce l’importanza dei risultati ottenuti.

"Mi aspettavo di vedere un rallentamento dell’invecchiamento - ha commentato il responsabile dello studio - ma non di certo un'inversione”. Vuole esser più cauto il biologo cellulare Wolfgang Wagner, dell'Università di Aquisgrana in Germania. "Può darsi che ci sia un effetto - evidenzia lo scienziato -, ma i risultati non sono poi così solidi, perché lo studio si basa su un numero di soggetti troppo esiguo e non ben controllato".

Il cosiddetto “orologio epigenetico” si basa sull'epigenoma del corpo. Questo prende in considerazione le modifiche chimiche, a partire dai gruppi metilici, che marcano il Dna. Il modello di questi tag cambia nel corso della vita di una persona e tiene traccia dell'età biologica che può rimanere indietro o, in altri casi, superare la reale età anagrafica. Sono molti gli orologi epigenetici “sviluppati” oggi dagli scienziati di tutto il mondo. Horvath, un vero e proprio pioniere in questo tipo di ricerca, risulta essere colui che è riuscito a comprenderne meglio il funzionamento, sviluppando dei sistemi di analisi estremamente precisi.

Uno degli studi più recenti nel settore dell’epigenica è stato sviluppato per testare il livello di sicurezza dell’ormone della crescita, importante per ripristinare i tessuti nella ghiandola del timo. Tale ghiandola, che si trova nel torace, tra i polmoni e lo sterno, risulta infatti fondamentale per un'efficace funzione immunitaria. I globuli bianchi vengono prodotti nel midollo osseo ,e poi maturano all'interno del timo, dove diventano cellule T, soldati altamente specializzati nel combattere infezioni e tumori. Il problema, fino ad oggi, era dato dal fatto che la ghiandola del timo inizia a ridursi subito dopo la pubertà, a causa del grasso che progressivamente la ostruisce. Ora, i risultati di altri studi, hanno permesso di evidenziare un effetto positivo dell’ormone della crescita, capace di stimolare la rigenerazione del timo. Ma questo ormone può anche promuovere il diabete, ed è proprio per questo che lo studio ha incluso due farmaci antidiabetici ampiamente usati, il deidroepiandrosterone (DHEA) e la metformina.

Horvath si è servito di quattro diversi orologi epigenetici per valutare l'età biologica di ciascun paziente partecipante allo studio. L’inversione era palese e significativa per ciascuno dei soggetti in tutti i test condotti. "Questo mi ha fatto comprendere che l'effetto biologico del trattamento è stato forte - ha detto orgoglioso -. L’effetto del trattamento, inoltre, si è protratto nel tempo, come dimostrato dagli esami del sangue effettuati nei volontari sei mesi dopo l'interruzione della somministrazione del cocktail. I risultati accendono la fantasia e accendono la speranza di chi sogna di vivere una vita terrena eterna, anche perché, sottolinea il responsabile della ricerca, i risultati fanno ipotizzare non vi sia un vero e proprio limite alla durata della vita.

La metformina viene da tempo testata per il suo potenziale protettivo contro le malattie più comuni legate all'età, prime fra tutte quelle cardiache, ma non solo… anche il cancro potrebbe essere un obiettivo raggiungibile. Ora il team di ricercatori vorrebbe avviare degli studi più ampi. Anche se non si arriverà a donare all’uomo una vita terrena “eterna” uno studio come questo aprirebbe una moltitudine di scenari. Soltanto il capire come rigenerare il timo potrebbe aiutare la medicina a curare i soggetti con un sistema immunitario debole o peggio ancora inattivo, anziani compresi. Quanto scoperto da Horvath e colleghi, ha commentato con grande entusiama l’immunologo Sam Palmer, dell'Università Heriot-Watt di Edimburgo, "ha enormi implicazioni non solo per le malattie infettive ma anche per il cancro e l'invecchiamento in generale".

Riferimenti