[L’intervista] Ongaro: “Ecco il metodo scientifico per mangiare correttamente e cambiare la propria vita”

Filippo Ongaro, il primo medico italiano certificato in medicina anti invecchiamento, ha dubbi sull’efficacia di una tassa sul junk food. Le strade da seguire per migliorare la salute delle persone sono altre

[L’intervista] Ongaro: “Ecco il metodo scientifico per mangiare correttamente e cambiare la propria vita”
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Il junk food, ovvero il cibo spazzatura, è uno dei problemi della società moderna. Negli ultimi decenni sono cresciute esponenzialmente le malattie legate alla cattiva alimentazione. Il tema è entrato finalmente anche nel dibattito italiano con una proposta del governo giallorosso che ha spaccato l’opinione pubblica: la tassa sulle merendine. E’ una strada davvero utile? Tiscali News lo ha chiesto ad uno dei massimi esperti italiani in materia, Filippo Ongaro, ex medico degli astronauti, primo medico italiano certificato in medicina anti-aging e autore di diversi libri tra cui “Il metodo Ongaro - L'approccio scientifico per costruire una vita straordinaria” appena uscito nelle librerie, edito da Sperling & Kupfer.

Cosa pensa della tassa sul junk food?
"Alcuni Paesi che l’hanno adottata hanno avuto delle risposte positive. Io però parto dalla mia esperienza personale a contatto con le persone: se uno è veramente dipendente da un certo tipo di cibo non smette di consumarlo perché costa 50 centesimi in più. Le sigarette sono un esempio. Costano veramente tanto eppure le abitudini dei fumatori non sono cambiate. In conclusione non sono contrario alla tassa sulle merendine ma non sono del tutto convinto che sortirebbe non so quali effetti positivi”.

Anche nelle economie iperliberiste lo Stato può imporre alla produzione industriale limiti da rispettare per salvaguardare la salute dei cittadini. Per contrastare il junk food non si potrebbe introdurre una graduale riduzione del contenuto di zuccheri (notoriamente dannosi) dentro merendine e bevande?
"Non è così semplice. Lo Stato potrebbe anche imporre alle aziende di ridurre la quantità di zucchero nelle merendine ma trattandosi di un prodotto in libera vendita una persona può comprarne e consumarne quanto ne vuole. Con provvedimenti di questo tipo potrebbero poi aversi effetti paradossali. La battaglia contro l’olio di palma, per esempio, ha portato ad una sua sostituzione con l’olio di girasole che è un omega 6 pro infiammatorio e dunque ancora più dannoso”.

Cosa può fare dunque lo Stato (ed in generale la politica) per combattere il junk food?
"La corretta alimentazione e uno stile di vita più sano dipendono molto da noi, dalle scelte che facciamo.  Si potrebbe fare più educazione nelle scuole, coinvolgendo eventualmente anche i genitori. Si potrebbero favorire le pratiche che puntano sui premi più che sulle punizioni. Per esempio in alcuni Paesi i costi delle assicurazioni sanitarie si riducono se una persona va in palestra o mangia in un certo modo”.

Il nostro ruolo è importante ma mangiamo quello che ci propone l’industria alimentare. Cosa potrebbero fare quest’ultime per migliorare la qualità di quello che arriva nelle nostre tavole?
"In realtà negli ultimi anni ci sono stati già grandi cambiamenti. L’industria alimentare ha capito che si può fare di più, anche perché i consumatori sono disposti a pagare un premium per alimenti di qualità migliore che proteggono la salute”.

Molti italiani sono poco attenti alle indicazioni sull’alimentazione corretta anche perché convinti di mangiare già bene. In fondo siamo la patria della dieta mediterranea. E’ una visione corretta o distorta?
"Che il cibo italiano sia più buono credo sia abbastanza vero, che sia anche il più salutare non ne sono tanto convinto. La dieta mediterranea studiata negli anni ’40 e ’50 da Keys era ricca di pesce, cereali integrali, frutta, verdura e legumi. Oggi l’italiano medio mangia tanta pasta e tanto pane. Non sono in grado di dire se abbiamo perso completamente il vantaggio competitivo rispetto agli altri ma anche da noi ormai esiste un problema di sovrappeso e obesità infantile. Indice che c’è qualcosa che non va”.

Quali sono i cibi da evitare assolutamente?
"Se il consumo è saltuario non ci sono cibi che non possono essere mangiati. Il problema nasce quando l’eccezione diventa la regola. I cibi troppo zuccherati, troppo salati o troppo ricchi di grassi non sani (come quelli pro infiammatori dell’olio di girasole o addirittura quelli idrogenanti) non sono alimenti che vanno consumati tutti i giorni. Purtroppo queste caratteristiche sono comuni a molti cibi industriali che spesso sono anche i più buoni e quelli che costano di meno”.

Prima ha detto che la corretta alimentazione e uno stile di vita più sano dipendono da noi, ovvero dalle scelte che facciamo. Tuttavia nonostante la consapevolezza e la buona volontà molte persone non riescono ad adottare abitudini virtuose. Come mai?
"Questo è proprio il tema centrale del mio nuovo libro. Nel percorso di cambiamento noi lavoriamo contro il nostro organismo e il nostro cervello. Contro i meccanismi che favoriscono le nuove abitudini. Oggi  però c’è molta ricerca scientifica che spiega come lavorare a favore dei meccanismi di cambiamento. Uno degli errori tipici della nutrizione è tirare troppo la cinghia. Togliere del tutto qualsiasi cosa che piace e ridurre drasticamente l’apporto calorico porta a un contraccolpo. Nelle attività fisiche è la stessa cosa. Si parte in genere in maniera troppo intensa. Si subisce subito l’effetto del dolore muscolare e dell’acido lattico e si smette di fare sport”.

Come evitare tutto questo?
"Nel libro spiego che l’obiettivo iniziale di una persona che vuole cambiare vita non deve essere rivolto all’attività e al risultato. Per esempio, una persona non deve pensare di andare a camminare tutte le mattine per avere più fiato ed essere più magra. Deve invece pensare a ritualizzare quel gesto in modo tale che diventi parte della giornata, come lavarsi i denti. Nel cambiamento del proprio stile di vita si ha un tasso di fallimento molto alto perché si conta troppo sul sacrificio, sulla forza di volontà e sulla disciplina. Questi parametri sono importanti ma non durano nel tempo. Aiutano nei primissimi giorni ma poi ci deve essere una carica che viene dal senso di soddisfazione, dal piacere di sentirsi meglio”.

Filippo Ongaro