Una vita da cyborg, creata la prima interfaccia hardware per il potenziamento cerebrale

Si tratta di un dispositivo che, attraverso impulsi elettrici inviati all’ippocampo, migliora esponenzialmente la memoria

Una vita da cyborg, creata la prima interfaccia hardware per il potenziamento cerebrale
TiscaliNews

Una vita da cyborg. Il futuro della specie umana sembra proiettato verso un destino ormai chiaro, che fino a poco tempo fa era possibile vedere esclusivamente nella finzione cinematografica. Un team di scienziati del Wake Forest Baptist Medical Center, coordinato da Robert Hampson, ha infatti ultimato la sperimentazione della prima interfaccia “cervello-macchina” che ha permesso a un piccolo gruppo di volontari di godere di un incredibile potenziamento delle abilità di memoria.

Così è possibile avere una super memoria

La sperimentazione, per il momento, è avvenuta su un ristretto numero di soggetti, ma i risultati, hanno fatto sapere i ricercatori, sono andati ben oltre le più rosee aspettative. Stando a quanto spiegato dal professor Hampson, ai soggetti è stato impiantato un elettrodo nel cervello. Questo, collegato a un computer, era in grado di inviare degli stimoli elettrici calibrati che hanno migliorato le performance di memorizzazione, sia a breve che a lungo termine. Gli autori si sono concentrati sull’ippocampo, area situata nel lobo temporale che gioca un ruolo fondamentale nella formazione dei ricordi come anche nella trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine.

Il vero scopo della ricerca

La ricerca, i cui risultati finali sono stati pubblicati sulle pagine del Journal of Neural Engineering, non vuole essere il primo passo verso lo sviluppo di un super umano, ma vorrebbe più semplicemente trovare il modo di migliorare la vita di milioni di persone affetta da patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Certo, i dubbi sull'impiego dela nuova tecnologia sono tanti. Al momento l’interfaccia può essere “installata” soltanto attraverso un intervento chirurgico invasivo, ma i ricercatori non escludono si possa, già nei prossimi anni, valutare un sistema di stimolazione alternativo e meno rischioso.

Riferimenti