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Insetticidi perdono la battaglia contro le blatte. Gli scienziati: “Stanno conquistando l’immunità genetica”

Non sono soltanto disgustose ma anche un pericolo per la salute pubblica. I rischi per il futuro

Roberto Zoncadi R.Z.   
Foto della Purdue University
Foto della Purdue University

Le blatte, ordine di insetti che si stima possa comprendere qualcosa come 4mila diverse specie, sono senza ombra di dubbio una delle creature più odiate sulla faccia della Terra. Il disgusto che provocano è persino superiore a quello dei ratti, con i quali condividono una "capacità" estremamente pericolosa, quella di diffondere malattie gravi che possono portare alla morte: salmonellosi, febbre tifoide, colera, epatite, lebbra, tubercolosi, dissenteria, peste, campilobatteriosi, listeriosi, infezione E.coli, allergie varie e asma. Diffusi capillarmente in tutto il Pianeta, con l’esclusione delle sole regioni polari e delle aree collocate ad altitudini superiori ai 2 mila metri, le popolazioni di questi parassiti vengono tenute sotto controllo con l’ausilio di potenti insetticida che, avvertono ora gli scienziati, stanno perdendo la loro efficacia. La specie che più di tutte sembra preoccupare i ricercatori, quella a un passo dall’invincibilità - e dunque prossima a poter avere il patrimonio genetico in grado di conferirle il via libera alla conquista delle città - è la Blattella germanica.

Un team di scienziati della Purdue University ha condotto una moltitudine di test che hanno portato ad un risultato univoco: questa super blatta è immune alla quasi totalità degli insetticida oggi presenti sul mercato. I ricercatori, si legge sulle pagine della rivista Scientific Reports, per sei mesi hanno somministrato una moltitudine di esemplari di Blattella germanica con abamectina, acido borico e thiamethoxam. Nella prima popolazione gli scienziati si sono serviti di un trattamento contenente le tre sostanze, irrorate una dopo l’altra, per un periodo di 3 mesi e in due diversi cicli (per un periodo complessivo di 6 mesi). Nel secondo trattamento i ricercatori si sono serviti di una miscela di due insetticidi, somministrando il cocktail letale ininterrottamente per 6 mesi. Nel terzo e ultimo trattamento l’equipe ha sottoposto le blatte all’esposizione di una singola sostanza per sei mesi.

I risultati

Indipendentemente dal trattamento eseguito il numero delle blatte non è mai diminuito nell’arco del tempo. Ciò, evidenziano i ricercatori, indica che le Blattella germanica si stanno evolvendo, sviluppando una resistenza ai composti chimici testati. Considerata la breve vita degli scarafaggi, pari a circa 100 giorni, è inevitabile una rapida trasmissione della resistenza agli insetticidi alle successive generazioni. Lo studio ha inoltre permesso di fare una scoperta del tutto inaspettata: sviluppando la resistenza a una singola classe di pesticidi gli insetti sono riusciti anche a migliorare la propria capacità di adattamento e sopravvivenza ad un altro composto chimico. “Non avevamo la minima idea che qualcosa del genere potesse accadere in maniera così veloce - ha commentato Michael Scharf, responsabile dello studio -. Le blatte che sviluppano la resistenza a più classi di insetticidi in una sola volta rendono il controllo di questi parassiti quasi impossibile solo con le sole sostanze chimiche”.

Il futuro

In futuro, gestire il problema blatte, e di conseguenza i problemi di salute pubblica, potrebbe diventare più complicato. Sterminare selettivamente l’insetto non basterà più. I disinfestatori dovranno uccidere le blatte e ripulire le aree contaminate, e ciò comporterà dei costi decisamente più importanti.

Roberto Zoncadi R.Z.   

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