Nuova mattanza in nome della scienza, il Giappone ha ucciso 333 balene

Massacrate anche 122 balene gravide e 114 cuccioli. Finiscono nei piatti dei ristoranti. Nonostante i cetacei siano a rischio estinzione nessuno nel mondo sembra potersi opporre al governo nipponico

Nuova mattanza in nome della scienza, il Giappone ha ucciso 333 balene
di R.Z.

Un nuovo massacro “scientifico”, nonostante la moratoria internazionale. Il Giappone non accetta i divieti e, quasi con orgoglio, presenta una dettagliata relazione alla International Whaling Commission (IWC), l'organismo internazionale che regola la caccia ai cetacei. Nella scorsa estate antartica la flotta nipponica ha ucciso 333 balenottere minori: 181 erano femmine (e 122 di queste erano gravide), 114 cuccioli e 38 maschi adulti. Al termine del terzo "Nuovo programma di ricerca sulle balene nell'Oceano Antartico", si legge sul documento, sono state abbattute 333 balenottere minori. Nessuna uccisione viene giustificata ma, ciò che colpisce è il dato riguardante i cuccioli e quello delle femmine gravide.

Ricerche non letali oggi sono possibili

"L'uccisione di 122 balene gravide è un dato scioccante e un triste atto d'accusa della crudeltà della caccia giapponese - ha commentato un dirigente della ong Humane Society International, Alexia Wellbelove -. E' un'ulteriore dimostrazione, caso mai servisse, della natura raccapricciante e inutile di queste operazioni, specialmente quando ricerche non letali si sono dimostrate sufficienti per le necessità scientifiche". La caccia ai cetacei, denunciano gli animalisti, è avvenuta utilizzando arpioni con punte dotate di granate esplosive, un metodo controverso visto che l’animale muore sul colpo solamente nel 50 all’80 per cento delle volte.

Carne di balena finisce nei ristoranti del Giappone

Il massacro è stato condotto ancora una volta in nome della ricerca scientifica e, cosa ancor più grave, con l’assenso silente delle istituzioni internazionali, che sono rimaste a guardare. In tanti ritengono che la pesca sia organizzata ovviamente per motivi diversi da quelli scientifici. Il Giappone consente la vendita della carne di balena, la stessa pescata per i suddetti fantomatici scopi scientifici, nei mercati e nei ristoranti del Paese. E quest’anno l’attacco ai cetacei appare ancor più grave. Oltre alle balenottere gravide sono finiti per esser arpionati anche dei cuccioli. In questo caso l’obiettivo degli “scienziati nipponici” sarebbe quello di acquisire dati sull’età, le dimensioni e le abitudini alimentari degli esemplari che nuotano tra l’Australia e l’Antartide.

Il profondo sdegno del governo australiano

“L’Australia - ha tuonato Tony Burke, responsabile per l’ambiente del partito laburista australiano - non può continuare a chiudere un occhio. Non c’è nulla di scientifico nell’arpionare una balena incinta, tagliarla e metterla su un piatto. Il governo australiano non deve tacere”.

L'ambasciatore giapponese: "Le leggi vengono rispettate"

Alle accuse risponde con un poco di imbarazzo l’ambasciata giapponese in Australia, limitandosi a dire che il programma di caccia alle balene portato avanti dal suo Paese è stato effettuato “in conformità con la Convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene”. Il Giappone, pertanto, proseguirà con gli studi: nei prossimi 12 anni è in programma la cattura di circa 4mila balene.

Moratoria internazionale violata da Norvegia e Giappone

Nel 1986 la IWC ha istituito una moratoria internazionale della caccia commerciale, ma Norvegia e Giappone non l'hanno mai rispettata. Nel 2014 la Corte internazionale di giustizia aveva imposto ai giapponesi di fermare la caccia, ma soltanto due anni la mattanza è ripresa, con un nuovo programma scientifico attraverso il quale il Giappone si impegnava a ridurre di un terzo la quota degli animali da abbattere. Sdegno e critiche non sembrano tuttavia in grado di scalfire la sensibilità del popolo giapponese che, pur di avere la possibilità di mangiare ancora della carne di balena, rifiuta di fermare il massacro.

Riferimenti