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Una nuova tecnologia promette di curare velocemente le gravi ferite e le lesioni croniche

L’annuncio di un team di ricercatori dell’Università di Uppsala e della SLU

Roberto Zoncadi R.Z.   
Una nuova tecnologia promette di curare velocemente le gravi ferite e le lesioni croniche

Un team di ricercatori svedesi dell’Università di Uppsala e della SLU ha annunciato di esser riuscita ad accelerare la guarigione delle ferite. Stando a quanto spiegato dagli scienziati, che hanno visto i risultati del proprio studio pubblicati integralmente sulle pagine della prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), l’obiettivo è stato raggiunto grazie  all’utilizzo di batteri lattici come vettori per produrre e fornire una chemochina umana direttamente sulle ferite. La nuova tecnica, che funziona anche per il trattamento di ferite gravi e croniche, quelle più complesse da gestire dal sistema sanitario, consentirà di curare i pazienti con minimi quantitativo di antibiotici, indispensabili per bloccare la diffusione delle infezioni.

Meno antibiotici contro le infezioni

E’ indubbio che, con l’invecchiamento della popolazione mondiale, l’insorgenza di malattie croniche come il diabete e l’allarmante diffusione della resistenza agli antibiotici, il trattamento appena annunciato avrà un impatto significativo nella medicina. Fino ad oggi moltissime equipe scientifiche si sono cimentate in ricerche di questo tipo, ma tutte hanno fallito. I pochi medicinali che hanno dato dei risultati minimamente positivi comprendono fattori di crescita, che sono farmaci biologici basati su proteine ​​tradizionali associati a costi elevati e dunque insostenibili. “Abbiamo sviluppato un candidato farmaco, un prodotto medico biologico di nuova generazione - afferma Mia Phillipson, professoressa presso il dipartimento di biologia cellulare dell’Università di Uppsala - e stiamo pubblicando i fantastici risultati della parte preclinica in cui la guarigione delle ferite è stata fortemente accelerata nei topi”.

Guarigione sarà accelerata

Il processo di guarigione accelerato si verifica a causa di cambiamenti nel microambiente della ferita che, a loro volta, modificano il comportamento di specifiche cellule immunitarie. Con la nuova metodologia i ricercatori possono aumentare il livello di una chemiochina, e nello specifico della CXCL12, per un periodo di tempo sufficiente attraverso la consegna diretta sulla superficie della ferita. La biodisponibilità di CXCL12, inoltre, aumenta sinergicamente all’interno della ferita in quanto l’acido lattico prodotto dai batteri provoca una leggera caduta del pH che inibisce la degradazione. “La chemiochina CXCL12 - spiega la ricercatrice - è sovraregolata in modo endogeno nel tessuto ferito e, aumentando ulteriormente i livelli, vengono reclutate più cellule immunitarie che sono più specializzate a guarire la ferita, il che accelera l’intero processo”. Il potente effetto di guarigione è stato dimostrato in topi sani, ma anche in due modelli di diabete, un modello di ischemia periferica e in un modello che utilizza biopsie cutanee umane.

Strada ancora lunga, ma la via è quella giusta

C’erano chiare differenze nella composizione delle cellule immunitarie nelle ferite, e le cellule immunitarie presenti producevano livelli più alti di fattore di crescita trasformante beta (TGFß) in punti temporali precedenti. Il trattamento è stato locale e senza esposizione sistemica. “Questo lavoro - ha concluso la professoressa Phillipson - è molto eccitante dal punto di vista dell’assistenza sanitaria: abbiamo una tecnologia che funziona e abbiamo anche compreso il meccanismo sottostante e come questo accelera la guarigione delle ferite. Il prossimo passo sarà quello di uno studio su un modello suino”. La strada da percorrere è ancora lunga, di questo il team di scienziati ne è conscio, ma nessuno fino ad oggi aveva ottenuto dei risultati così importanti.

Riferimenti
Roberto Zoncadi R.Z.   

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