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Embrioni ibridi pecora-uomo, la paura degli scienziati: “Le staminali rischiano di rendere il cervello dell’animale simile al nostro”

Gli organi umani potranno essere fatti crescere direttamente all’interno del corpo degli ovini

Roberto Zoncadi R.Z.   
Embrioni ibridi pecora-uomo, la paura degli scienziati: “Le staminali rischiano di rendere il cervello dell’animale simile al nostro”

In un futuro non troppo lontano gli organi umani, necessari per i trapianti, verranno fatti crescere direttamente all’interno degli animali. L’annuncio fatto da un team di scienziati dell’Università della California a Davis, nel corso del meeting della American Association for the Advancement of Science di Austin, in Texas, spaventa il mondo. Al momento i ricercatori hanno dichiarato di esser riusciti ad inserire cellule staminali umane all’interno di alcuni embrioni di pecora ma questa procedura potrebbe dar vita a creature dotate di un cervello simile a quello umano. La sperimentazione mira tuttavia ad ottenere una generazione di ovini in grado di dar vita a pecore dotate di organi in tutto e per tutto identici a quelli umani, e dunque immuni dal problema del rigetto. Gli organi, anticipano gli sviluppatori, potranno esser in futuro geneticamente personalizzati, così da essere compatibili con il sistema immunitario del paziente che li riceve. Per raggiungere l’obiettivo sarà sufficiente servirsi delle cellule staminali del paziente nella procedura iniziale.

Nel caso in cui la tecnica funzionasse si potranno salvare molte vite

La nuova tecnica, sebbene possa apparire inquietante, permetterebbe ai medici di salvare la vita di migliaia di persone. Soltanto negli Stati Uniti, stando a quanto reso noto dal NHS Blood and Transplant, nel 2016 sono morte quasi 460 persone in attesa di organi e molte altre a causa del rigetto dell’organo trapiantato. “Ancora oggi - ha detto il dottor Pablo Ross dell’Università della California - gli organi trapiantati, tranne se provengono da gemelli identici, non durano a lungo perché con il tempo il sistema immunitario li attacca continuamente”. Secondo altri esperti la strada da percorrere sarà tuttavia ancora lunga. Bruce Whitelaw, professore di biotecnologie animali presso il Roslin Institute, lo stesso che ha visto crescere la famosa pecora Dolly, ritiene si sia fatto un passo epocale. “Quello compiuto dai ricercatori dell’Università della California è un importante passo avanti  - ha commentato - e ci consentirà di scoprire se le pecore offrono o meno un’opzione per l’eccitante progetto chimerico”.

Per il momento la sperimentazione viene "limitata" dalle leggi

L’approccio del team statunitense si discosta completamente dalla più classica metodologia dello xenotrapianto, in cui un organo appartenente ad un’altra specie viene trapiantato nell’uomo. Il professor Ross e i colleghi hanno erano già riusciti ad introdurre delle cellule staminali umane negli embrioni di suini precoci, producendo degli embrioni solo in parte compatibili: in quella sperimentazione si erano ottenuti degli embrioni caratterizzati da 1 cellula umana ogni 100mila cellule presenti. L’attuale sperimentazione risulta una evoluzione della precedente e ha permesso di ottenere embrioni di pecore con un rapporto ancora più elevato tra cellule umane e animali. “Circa una su 10mila cellule di questi embrioni di pecore sono umane”, ha detto Ross. Al team la legge consente attualmente di sviluppare gli “embrioni chimerici” per non oltre 28 giorni, 21 dei quali all’interno delle pecore ospiti. Il dottor Hiro Nakauchi, della Stanford University, ritiene necessario l’estensione di tale periodo, portandolo ad almeno 70 giorni, ma per ottenere il nullaosta servirà un permesso speciale che potrebbe non arrivare nel breve.

Un ulteriore progresso lo si potrebbe poi ottenere aumentando la percentuale delle cellule umane da impiantare nell’embrione delle pecore. L’utilizzo degli embrioni di pecora presenta numerosi vantaggi rispetto a quelli di altri animali. Il primo, quello più importante, la semplicità di produrli mediante fecondazione in vitro. “Per un maiale - evidenzia Ross - in genere trasferiamo nel destinatario 50 embrioni. Con le pecore ne sono sufficienti appena quattro”. Come i maiali poi, le pecore possono produrre organi delle dimensioni giuste per l’uso nel corpo umano.

Ma abbondano le preoccupazioni etiche

Tra gli stessi scienziati impegnati nella ricerca c’è anche chi ritiene che l’utilizzo di cellule umane possa portare la specie ospitante a sviluppare una sorta di coscienza simile alla nostra. “Il nostro gruppo - ha spiegato lo Ross - sta indagando per capire dove finiscono le cellule umane. Se dovessimo accorgerci che le staminali finiscono nel cervello dell’animale interromperemo subito la sperimentazione”. “Potrebbero servire cinque o dieci anni di duro lavoro - spiega il professor Nakauchi - ma alla fine saremo in grado di sviluppare organi umani nel corpo degli animali”. In merito alle preoccupazioni etiche Nakauchi si è detto meno inquieto. “La percentuale delle cellule umane utilizzate fino a questo momento è molto bassa. Non ci sarà mai un animale dotato di un cervello umano”. In ogni caso i risultati ottenuti dimostrano “che possiamo indirizzare le cellule così da non modificare lo sviluppo cerebrale degli animali destinati alla produzione di organi per il trapianto”.

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Roberto Zoncadi R.Z.   

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