Una base sulla Luna: i problemi principali da considerare e come risolverli

Secondo un articolo pubblicato da Focus servono mura e sistemi di protezione contro gli sbalzi termici e i meteoriti. C’è poi il problema della gravità, dell'aria e dell'acqua, dell’energia e del cibo. Ecco cosa si può fare

Base lunare (Ansa)
Base lunare (Ansa)
TiscaliNews

Si è appena sopito l’interesse per la luna dovuto alla ricorrenza del cinquantenario dello sbarco e da molte parti ci si chiede quando torneremo, come genere umano, a posare il piede sul suolo del nostro romantico satellite. Sorvolando sulle posizioni di chi è convinto che addirittura l’uomo non sia mai arrivato a toccarlo e parla di fake costruita dagli Usa, vale la pena di chiedersi quanto ci metteremo a tornare sulla Luna, magari per restarvi. Quanto è realizzabile tale obiettivo? E quali requisiti occorrerebbe rispettare per costruirvi una base permanente? Risulta particolarmente interessante da questo punto di vista l’articolo pubblicato oggi su Focus.

Muri isolanti

Si parte considerando la necessità di muri spessi e isolanti. Sulla Luna manca infatti un’atmosfera in grado di ridistribuire il calore, per cui si passa dai 130 gradi del giorno ai -247 della notte. Da tener presente, inoltre, che un giorno lì in alto dura 29,5 giorni terrestri, suddivisi in circa due settimane di luce e due di buio.

Le radiazioni

C’è poi da mettere in conto che l’eventuale base sul satellite della Terra dovrebbe essere corazzato contro le radiazioni cosmiche e il bombardamento di micro meteoriti, oltre ad avere accorgimenti per compensare la differenza di pressione tra interno ed esterno.

Una immagine della Luna (Ansa)

La gravità, l'ossigeno e l'acqua

E che dire della ridotta gravità? La base lunare dovrebbe essere attrezzata per contrastarne i danni, visto che la gravità lunare è un sesto di quella cui siamo abituati. Le attrezzature relative dovrebbero dunque essere prefabbricate e in grado di garantire aria respirabile agli occupanti. Attualmente per la ISS (Stazione Spaziale Internazionale) si utilizza l’elettrolisi che consente di produrre ossigeno e acqua. Ci vogliono inoltre appositi filtri per evitare che gli occupanti finiscano col soffocare nella CO2 che producono.

Energia

Non meno importante il problema dell’energia. Stando a quanto si legge su Focus si potrebbe ricorrere ai pannelli solari, affiancati da batterie in grado di conservare energia per le due settimane di mancanza di luce. In alternativa potrebbero essere utilizzati dei reattori nucleari, con rischi enormi però per quell’ambiente incontaminato, o generatori termici a radioisotopi, usati attualmente come propellenti per le sonde lanciate nello spazio. Questi non sono tuttavia molto efficienti e ne servirebbero molti.

Il cibo

Altro grosso problema il cibo. L’ideale sarebbe produrlo, ovviamente, in loco. Ma bisogna fare i conti con l’assenza di azoto, fondamentale per far crescere le piante, e la sovrabbondanza di contaminanti metallici come cromo e alluminio. Si potrebbe ovviare con le colture idroponiche ma servirebbe acqua a sufficienza. Questa potrebbe essere ottenuta dal ghiaccio presente sui poli, tuttavia servirebbero sistemi per il riciclo delle acque reflue, oltre che del sudore e delle urine.

Il presidio sanitario

Indispensabile sarebbe, infine, avere un adeguato presidio sanitario. Ci vorrebbe insomma la presenza di personale medico-ospedaliero esperto in procedure non convenzionali, come – si legge nell’articolo - la stampa di ossa e pelle di ricambio con biostampanti 3D. Una prospettiva necessaria anche nella prospettiva di una colonizzazione di Marte.