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Creare bimbi su misura, la startup di Altman scommette sulla genetica umana

Un’azienda californiana finanziata da Sam Altman, il padre di ChatGPT, vuole prevenire malattie intervenendo sugli embrioni. Ma tra etica, leggi e fantascienza, la realtà è meno estrema di come sembra

di R. Z.   
Immagine creata da un sistema IA
Immagine creata da un sistema IA

Si chiama Preventive, ha sede a San Francisco, e secondo un’inchiesta del Wall Street Journal sta studiando l’editing genetico sugli embrioni per eliminare malattie ereditarie prima ancora della nascita. L’obiettivo è quello di creare esseri umani immuni da patologie genetiche come ipercolesterolemia, osteoporosi o alcune cardiopatie. A finanziare il progetto ci sarebbero nomi di primo piano del mondo tech, Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI e padre di ChatGPT, insieme al marito Oliver Mulherin e al fondatore di Coinbase, Brian Armstrong.

Una combinazione esplosiva di biotecnologia e capitale tecnologico che ha immediatamente acceso il dibattito. Perché non si tratta più di una ricerca teorica, ma di un’iniziativa che ha raccolto, secondo i documenti esaminati dal WSJ, quasi 30 milioni di dollari di fondi privati. Il sito ufficiale di Preventive sintetizza la propria missione tentando di rassicurare gli utenti: “Prevenire le malattie prima della nascita”. Ma dietro quella frase minimalista si nasconde un campo minato di implicazioni etiche, scientifiche e legali che la comunità internazionale non ha ancora imparato a gestire.

Cosa sta realmente facendo Preventive

La società, fondata nel 2024, lavora al miglioramento delle tecniche di gene editing sugli embrioni, un ambito di ricerca noto da anni ma ancora lontano dall’applicazione clinica. Secondo le informazioni pubblicate dal Wall Street Journal, Preventive starebbe collaborando con biologi molecolari e genetisti per verificare la sicurezza di queste procedure su modelli embrionali, non su embrioni destinati alla gestazione.

L’azienda stessa precisa che non intende procedere a impianti o sperimentazioni cliniche finché non verrà dimostrata la completa sicurezza delle modifiche genetiche. In altre parole, al momento si tratta di ricerca preclinica, non di bambini “progettati” o già concepiti.
Tuttavia, l’interesse crescente dei grandi investitori della tecnologia lascia intuire che, una volta trovato un contesto normativo favorevole, il passo verso applicazioni più concrete potrebbe essere breve.

Tra scienza, marketing e confini legali

Negli Stati Uniti, la legge vieta qualsiasi forma di modifica genetica della linea germinale, cioè alterazioni del DNA trasmissibili alle generazioni future. Per aggirare questi limiti, Preventive e altre startup affini, come Manhattan Genomics o Bootstrap Bio, starebbero valutando giurisdizioni più permissive, tra cui Emirati Arabi Uniti e Honduras.
In questi paesi le normative in materia di ricerca sugli embrioni sono meno restrittive, consentendo margini di manovra che la Food and Drug Administration americana non permetterebbe.

Ed è proprio qui che si apre la zona grigia: non si tratta di un illecito, ma di una migrazione regolatoria, una pratica sempre più diffusa tra le biotech che vogliono sperimentare dove la legge lo consente o lo ignora. I ricercatori più prudenti, tuttavia, avvertono che il rischio di slittamento etico è enorme. Spostare i test in contesti meno controllati significa anche ridurre le garanzie di sicurezza e la trasparenza scientifica.

Il fantasma dei “designer baby”

L’idea di bambini su misura, con tratti scelti come optional, continua a evocare la paura dell’eugenetica. Negli ultimi anni alcune società private hanno iniziato a offrire servizi di screening genetico degli embrioni per identificare mutazioni dannose, ma nessuna tecnologia esistente consente di selezionare tratti estetici o cognitivi in modo affidabile.
La stessa Preventive non parla di “bambini perfetti”, ma di prevenzione medica precoce. Eppure la narrativa mediatica ha già trasformato il progetto in una corsa alla manipolazione del genoma umano.

Gli esperti ricordano che anche solo intervenire su un singolo gene può produrre effetti imprevedibili, con possibili mutazioni “off-target” e conseguenze ereditabili. Il precedente cinese del 2018, il caso He Jiankui, lo scienziato condannato per aver fatto nascere tre bambine con geni modificati, resta un monito per la comunità scientifica: i rischi superano di gran lunga i benefici immediati.

Etica, tecnologia e la corsa del capitale

Dietro la patina futurista si nasconde una tensione antica: il confine fra cura e potere, fra prevenzione e progettazione. I promotori del progetto sostengono che si tratta di scienza terapeutica, destinata a sradicare malattie ereditarie e migliorare la qualità della vita. I critici, invece, vedono nell’iniziativa la prima tappa verso una nuova forma di selezione genetica di classe, in cui solo chi può permetterselo accederà a figli “migliori”.

L’ingresso di figure come Altman e Armstrong, simboli dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute, alimenta il sospetto che l’editing del DNA diventi il nuovo mercato del potere biologico, dove i dati genetici valgono quanto quelli digitali.

La realtà dietro i titoli

La vicenda merita attenzione. Preventive esiste, ha già raccolto ingenti fondi e intende sviluppare tecnologie di gene editing a scopo medico, non banalmente di natura estetica. Non esistono prove che abbia già impiantato embrioni o prodotto bambini geneticamente modificati, ma sono molti i siti online che hanno descritto il progetto come se la nascita dei “bambini su misura” fosse imminente, o peggio, cosa già avvenuta. In realtà, il confine tra ricerca e applicazione è fortunatamente ancora netto, e nessuna autorità scientifica indipendente ha autorizzato esperimenti sull’uomo. Ciò significa che non siamo davanti all'annuncio della creazione del primo essere umano modificato, ma comunque davanti a una inquietante gara di laboratorio che mira a stabilire chi sarà il primo ad arrivarci.

di R. Z.   
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