Tempo di vacanze, chi non parte viene sopraffatto dalla vergogna sociale e mente

Tantissimi italiani, colpiti dalla crisi, costretti a inventare una falsa vacanza rimanendo però chiusi in casa

Tempo di vacanze, chi non parte viene sopraffatto dalla vergogna sociale e mente
TiscaliNews

L’estate entra nel vivo e chi non può partire rischia di finire preda del panico, dello stress e dell'ansia. Molti, però, non si limitano a soffrire in silenzio la città desolata: sopraffatti dalla vergogna sociale, si inventano una falsa vacanza rimanendo chiusi a casa. "C'è chi lo fa per un lungo periodo o chi invece solo per il fine settimana, nel primo caso è la “vacanza talpa” nel secondo caso sono i “bugiardi del weekend”. Fenomeni ancora sommersi, che insieme alla sindrome del rientro dalle ferie esplodono nel periodo tra giugno e settembre". A spiegarlo è Sara Eba Di Vaio, presidente Centro Indivenire che organizza da 5 anni a Roma e da quest'anno anche a Milano il pronto soccorso psicologico gratuito “Aperti per Ferie. Lo Psicologo non va in vacanza” per chi rimane in città.

Non poter partire crea vergogna sociale - "In cinque anni di attività del pronto soccorso - racconta Di Vaio - abbiamo effettuato 456 colloqui e raccolto una casistica molto ampia di questi fenomeni, in crescita, legati all'impossibilità di andare in vacanza. Spesso ci sono ragioni economiche dietro, ma la vergogna di non poter prendersi una o due settimane di ferie rispetto ad amici o familiari, che invece sono felicemente partiti, genera uno stato di stress. Ecco che ci sono coppie che simulano di essere partite postando magari sui social network foto 'ritoccate' di mete lontane mentre invece sono rintanate dentro casa. Chiamano il nostro numero e ci chiedono un appuntamento in orari serali e con molta discrezione". Nel 2001 la commedia “Mari del sud”, con Diego Abatantuono, aveva raccontato questo fenomeno: un imprenditore al verde pur di non rinunciare allo status della vacanza esotica si rinchiude con tutta la famiglia nello scantinato di casa.

Ricorrenze portano a comportamenti depressivi - Si tratta di manifestazioni della Sad (Seasonal affective disorder), ovvero l’emersione di comportamenti depressivi in concomitanza con ricorrenze, festività e periodi particolari come l’estate. Al pronto soccorso psicologico del Centro Indivenire non chiedono aiuto soamente anziani soli, ma sempre più giovani e coppie: "Ci sono persone che vivono l'ansia di agosto con l'idea che in città tutto si fermi - sottolinea l'esperta - cosa che poi non è più vera. Lo scorso anno abbiamo lavorato molto sul contenimento telefonico, ovvero i nostri psicologi davano un primo consiglio (calmarsi con la respirazione o assicurare che non c'erano problemi) per poi prendere l'appuntamento con la persona per un consulto gratuito".

Chi non parte si sente accerchiato - La comunità sociale, che ruota attorno a una persona o a una coppia, sempre più allargata con i social network, "si aspetta di vederci in vacanza felici e contenti, ma non sempre questo può avvenire. Chi perde il lavoro o non può permettersi il viaggio - osserva Di Vaio, psicoterapeuta e sessuologa clinica - si sente accerchiato da chi invece sta partendo o posta su Facebook o twitter fotografie di mari cristallini o paesaggi incantanti. L'autostima si abbassa e cresce un sentimento che può compromettere la stabilità psicologica e generare disturbi depressivi".

Per chi parte non tutto fila liscio - "A settembre abbiamo il boom delle richieste di aiuto da parte di coppie che hanno vissuto una crisi estiva - analizza la psicoterapeuta - Difficoltà nate durante le ferie e che hanno incrinato il rapporto, così prima di arrivare a drastiche decisioni ci chiamano per fare un colloquio di coppia". Altro fenomeno legato alla fine dell'estate è la 'sindrome da rientro': "Scatenata dalla non accettazione del ritorno a casa o a lavoro - avverte Di Vaio - si manifesta con disturbi del sonno e dell'umore, se questi sintomi non vengono trattati e proseguono nel tempo il disagio si aggrava. Il limite è di 15 giorni". Una soluzione - consigliata dagli psicologi - è la gradualità del ritorno alle attività quotidiane: "mai, ad esempio, rientrare a lavoro il giorno dopo che si è tornati dalle ferie, meglio un cuscinetto di 2-3 giorni per evitare destabilizzazioni", suggerisce Di Vaio.

Scende in campo lo psicologo online - L'attività del pronto soccorso psicologico gratuito “Aperti per Ferie. Lo Psicologo non va in vacanza” è cresciuta in questi ultimi cinque anni. "Solo nel 2014 fino al 16 agosto avevamo già svolto 40 colloqui - spiega la psicoterapeuta - arrivando 197 totali a fine mese. Il 40% poi ha iniziato un percorso a settembre. Mentre per quest'anno abbiamo aperto i centralini a Roma e Milano il 30 luglio ricevendo già decine di chiamate e stiamo già seguendo una ragazza che non esce di casa per via di una importante sintomatologia ansiosa e fobica. Abbiamo deciso - conclude - di seguirla tramite skype per arrivare poi a condurla fuori casa".