Scoperta in una pianta molto comune in Giappone la molecola che allunga la vita delle cellule umane

Il flavonoide identificato dai ricercatori attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare scoperto dal biologo giapponese Yoshinori Ohsumi e che gli è valso il Nobel per la medicina del 2016

L'Angelica keiskei (Foto tratta da Wikipedia)
L'Angelica keiskei (Foto tratta da Wikipedia)
di R.Z.

Un’equipe di ricercatori dell'università austriaca di Graz ha identificato una nuova e incredibile molecola capace di allungare la vita di lievito, vermi, moscerini e cellule umane. Stando a quanto riferito dagli scienziati, che hanno visto i risultati della loro scoperta pubblicati sulle pagine della rivista Nature Communications, la molecola anti-invecchiamento si trova nelle foglie di una pianta molto comune in Giappone. Frank Madeo, ricercatore presso l’University of Graz e responsabile dello studio, si è concentrato sulle molecole antiossidanti presenti nelle foglie dell'angelica keiskei (Ashitaba), una pianta da fiore della famiglia delle carote usata dalla medicina tradizionale asiatica per gli effetti benefici sulla salute, e in questa ha identificato un flavonoide (4,4’-dimethoxychalcone - DMC) che riduce il declino cellulare associato all'età.

Molecola attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare

La molecola appena scoperta, hanno spiegato gli scienziati, è in grado di attivare il meccanismo di riciclaggio cellulare identificato qualche anno fa dal biologo giapponese, nonché premio Nobel per la Medicina, Yoshinori Ohsumi. Tale meccanismo, chiamato autofagia, risulta esser estremamente prezioso perché consente all’organismo di rimuovere e degradare i componenti cellulari danneggiati (come proteine e organelli) generando materia prima per costruire nuove molecole. Quando questo straordinario processo viene compromesso all’interno della cellula si accumulano molecole tossiche che danno il via a una reazione a catena che può creare problemi, dalla “semplice” infiammazioni a malattie più gravi, come i tumori.

Vita di lievito, vermi e moscerini prolungata del 20%

Nei test di laboratorio la sostanza ha permesso di prolungare la vita di lievito, vermi e moscerini della frutta di circa il 20 per cento, e nelle cellule umane in coltura ha ridotto il declino cellulare associato all'età. Stando a quanto riportato sulle pagine di Nature Communications, la molecola è stata testata anche su topi affetti da problemi al cuore (soggetti alla riduzione del flusso sanguigno - ischemia miocardica prolungata).

Serviranno ulteriori studi e test clinici sull'uomo

Il trattamento si è rivelato portentoso perché ha avuto l'effetto di proteggere i tessuti. L’autofagia è risultata pertanto avere un ruolo chiave nella protezione delle cellule e, a detta del team guidato dal professor Madeo, rappresenta un passo fondamentale nell'identificazione di future terapie anti-invecchiamento. Da qui a poter immettere sul mercato un medicinale efficace contro il declino correlato all'età passeranno comunque degli anni, e i ricercatori dovranno necessariamente condurre delle nuove sperimentazioni cliniche sull’uomo.

Riferimenti