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Realizzata la prima “fotografia” della coscienza umana

Sarà utile per comprendere lo stato di consapevolezza dei pazienti che hanno subito una lesione cerebrale

Roberto Zoncadi R.Z.   
Realizzata la prima “fotografia” della coscienza umana

Che aspetto ha la coscienza? Una descrizione chiara, che possa aiutarci a comprenderne le sue peculiarità, ancora non esiste. Della coscienza sappiamo, genericamente, che permette ad un soggetto di avere consapevolezza di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto. Grazie ad essa si ha anche la consapevolezza della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori. Nulla di tangibile insomma, se non una serie di nozioni astratte… Ora, un team internazionale di scienziati di Francia, Belgio, Regno Unito, USA e Canada ha annunciato di esser riuscito a identificare degli schemi neurali che potrebbero esser caratteristici della coscienza. I risultati dello studio, pubblicati sulle pagine della rivista Science Advances, non sono la risposta definitiva ai molteplici quesiti irrisolti della neuroscienza, ma forniscono informazioni preziose utilizzabili dai medici per meglio comprendere il livello di coscienza di un paziente che ha subito lesioni cerebrali o che è emerso da un coma.

Lo studio

Il gruppo di neuro-scienziati, complessivamente, ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale (fMRI) 159 soggetti. Tra questi anche 47 volontari che sono stati monitorati da svegli e poi durante un'anestesia generale. I restanti 112 soggetti presi in esame erano tutti pazienti con lesioni cerebrali, anche gravi. Quest’ultimo gruppo è stato suddiviso in due sotto gruppi: alcuni si trovavano in uno stato di minima coscienza, riuscivano dunque a dare alcuni segnali di consapevolezza di sé e dell'ambiente circostante; mentre gli altri erano in stato vegetativo, non erano pertanto “responsivi”, benché erano evidenti alcuni lievi riflessi motori.

I 4 pattern cerebrali

Identificati 4 pattern cerebrali

Confrontando le immagini cerebrali dei singoli soggetti i ricercatori hanno notato delle differenze, degli schemi neurali ricorrenti che si pensa possano essere riconducibili al livello di coscienza dei pazienti. Quattro i pattern cerebrali identificati. Il più complesso, hanno spiegato i ricercatori nel loro rapporto conclusivo, rappresenta le complesse interazioni neurali tra 42 diverse aree cerebrali con ruoli importanti nella coscienza: questo pattern è stato osservato principalmente nei pazienti sani-svegli e, occasionalmente, in quelli con stati minimi di coscienza. Per i pazienti in stato vegetativo questo schema neurale era presente soltanto nei casi in cui avevano risposto positivamente ai test di immaginazione mentale (test in cui veniva chiesto loro di visualizzare mentalmente un oggetto). Lo schema di attivazione cerebrale più semplice, che rifletteva le elementari connessioni tra regioni cerebrali, è stato osservato principalmente nei pazienti meno reattivi. I restanti pattern intermedi per grado di complessità sono stati trovati in tutti i 159 soggetti.

A caccia dei marcatori tipici della coscienza

La prova più interessante dello studio, hanno evidenziato gli scienziati, è emersa dall’analisi effettuata sui soggetti sani sottoposti ad anestesia generale. I tracciati dimostrano la scomparsa del pattern più complesso, e ciò può esser quasi una conferma del fatto che lo schema rilevato rifletteva lo stato di coscienza e non l’effetto delle lesioni. I risultati ottenuti saranno fondamentali, nel prossimo futuro, per sviluppare dei marcatori tipici della coscienza. Questi, a loro volta, potrebbero aprire le porte a nuovi sistemi di analisi in grado di rilevare, con maggiore precisione, il reale stato di coscienza di un soggetto inconsapevole del mondo esterno e dunque incapace di comunicare.

Riferimenti
Roberto Zoncadi R.Z.   
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