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La Terra sta “bevendo” l’acqua degli oceani attraverso la Fossa delle Marianne

Il ciclo dell’acqua potrebbe esser ben più complesso di quel che si pensa

Roberto Zoncadi R.Z.   
La Terra sta “bevendo” l’acqua degli oceani attraverso la Fossa delle Marianne

Grazie alle osservazioni effettuate sull’attività sismica attorno alla Fossa delle Marianne un team di scienziati della Washington University di St. Louis ha scoperto che la superficie del nostro pianeta sta rapidamente risucchiando gli oceani. Il nuovo studio, che ha conquistato le pagine della prestigiosa rivista scientifica Nature, potrebbe cambiare la nostra comprensione del ciclo globale dell'acqua. L’acqua, evidenziano i ricercatori, viene letteralmente “bevuta” nel punto più profondo dell’oceano, a una profondità di quasi 11 mila metri. Ciò avviene perché proprio in quell’area si incontrano due placche tettoniche, la microplacca delle Marianne e l'enorme placca del Pacifico. Essendo più denso e più vecchio, il secondo tende a scivolare sotto il primo, aprendo la strada all’acqua di mare che si riversa attraverso le fessure nella crosta terrestre e nel mantello superiore.

Dove finisce l'acqua?

A causa delle alte temperature, e dell’elevatissima pressione presente a quelle profondità, l’acqua può essere bloccata nelle rocce sotto forma di minerali idrati, che poi finiscono a loro volta con lo sprofondare nel mantello. La domanda che si sono posti ora i ricercatori mira a comprendere quanta acqua finisca realmente nel sottosuolo. "Le stime precedenti - afferma Douglas A. Wiens - variano ampiamente nella quantità di acqua che è subdotta a più di 97 chilometri. La principale fonte di incertezza in questi calcoli era il contenuto di acqua iniziale del mantello più alto della subduzione". Per ottenere una migliore comprensione del fenomeno i ricercatori della Washington University si sono serviti di una rete composta da 19 sismografi dispiegati sul fondo dell'oceano intorno alla Fossa delle Marianne, sostenuta da altri sette posizionati a terra, nelle vicine isole Marianne.

Con questi strumenti il team ha ascoltato per oltre un anno i movimenti sismici così da comprendere la struttura e la velocità delle placche. L’equipe di scienziati ha così scoperto che la roccia idrata nell'area si estende per quasi 32 chilometri sotto il fondale marino. "Le convenzioni precedenti erano basate su studi di sorgenti attive - ha spiegato Chen Cai, primo autore dello studio - ma queste possono mostrare solo pochi chilometri delle due placche. Tali strumenti, inoltre, non potevano esser precisi per stabilire quanto sia spessa o idratata”. Le attuali osservazioni hanno permesso di dimostrare che la Fossa delle Marianne “aspira” un quantitativo di acqua quattro volte superiore alle stime precedenti.

L'acqua si trova nel mantello

Ciò significa che nel mantello potrebbe nascondersi un immenso deposito d’acqua, e la cosa troverebbe conferma anche dalla recente scoperta di forme esotiche di ghiaccio intrappolate nei diamanti. Ma al termine del viaggio dove finisce tutta l'acqua? La convinzione più diffusa è che venga espulsa in superficie attraverso le eruzioni vulcaniche. Ma si tratta di convinzioni non supportate da dati scientifici. Le nuove scoperte suggeriscono che nel sottosuolo c’è più acqua di quella restituita in superficie, e questo potrebbe spingere tanti scienziati a studiare meglio il ciclo globale dell'acqua.

Roberto Zoncadi R.Z.   
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