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Radiotelescopi non danno i risultati sperati, ecco la nuova strategia per scovare delle civiltà extraterrestri nel Cosmo

Scendono in campo dei nuovi telescopi specializzati nel captare brevi impulsi luminosi. E.T. ora non può più nascondersi

Roberto Zoncadi R.Z.   
Radiotelescopi non danno i risultati sperati, ecco la nuova strategia per scovare delle civiltà extraterrestri nel Cosmo

Nel mondo c’è chi sostiene che gli extraterrestri non esistano e chi invece è convinto che da qualche parte, fra miliardi di galassie - ognuna delle quali contiene miliardi di stelle e un quantitativo incalcolabile di pianeti - vi siano delle civiltà aliene più o meno evolute. Queste, benché allo stato attuale non si abbiano degli indizi (né tanto meno delle prove), potrebbero comunque esser lì, magari in una remota area del Cosmo, impegnati come noi nello scrutare il cielo in cerca di segni.

Ancora nessun risultato dal SETI

Dopo più di 50 anni di attività la comunità scientifica non è riuscita però a scovare alcun traccia di E.T.. Lo stesso Search for Extra-Terrestrial Intelligence (SETI), programma proposto nel 1960 da Frank Drake, e nato ufficialmente nel 1974, non ha ancora captato le chiamate degli alieni. Il perché, tuttavia, potrebbe esser dovuto a un problema di natura tecnologica. La caccia alle civiltà aliene, oggi, avviene infatti quasi esclusivamente attraverso l’impiego di radiotelescopi che scandagliano le più diverse frequenze radio. Ma siamo sicuri che le creature che stiamo cercando di contattare comunichino con lo stesso tipo di strumento?

Nuovi strumenti per chiamare E.T.

Un team di scienziati, finanziati dal miliardario russo Yuri Milner, ha deciso ora di cambiare approccio, lanciando il progetto Breakthrough Listen. Questo, stando a quanto riferito dalla stessa equipe, consentirà di ricercare forme di comunicazioni extraterrestri attorno a circa un milione di stelle vicine al nostro Sole. Per farlo gli scienziati avranno a disposizione una rete di telescopi appartenenti al Very Energetic Radiation Imaging Telescope Array System (VERITAS) in grado di individuare deboli impulsi di luce ottica lunghi pochi nanosecondi, un’altra possibile forma di trasmissione di segnali extraterrestri.

Stando a quanto spiegato dal team di ricercatori non tutti gli impulsi di luce saranno presi in considerazione. Quelli che si andranno a cercare si formano quando dei raggi gamma altamente energetici impattano con un’atmosfera, dando origine alla versione ottica di un boom sonico. Di solito i raggi gamma non attraversano l'atmosfera, ma le tracce dei rapidi impulsi luminosi aiutano a capire dove i raggi gamma hanno colpito, risultando pertanto utili a capire l’origine delle emanazioni energetiche.

Tecnologia già usata dalla NASA

Un approccio molto simile venne utilizzato svariati anni fa anche dall’Agenzia spaziale statunitense (NASA), ma senza risultati incoraggianti. I rapidi segnali luminosi, equiparabili a una sorta di codice Morse extraterrestre, meritano tuttavia una seconda opportunità.

I telescopi VERITAS assegnati al progetto Breakthrough Listen sono estremamente potenti e sensibili. Rispetto a quelli utilizzati in passato sono in grado di captare un segnale luminoso da una distanza pari a quella della Stella di Tabby, distante dalla Terra ben 1.470 anni luce. Nel progetto finanziato da Milner ci si limiterà tuttavia all’analisi di aree più circoscritte, e ciò consentirà di entrare in contatto con impulsi luminosi 10 mila volte più deboli di quelli generati dal laser più potente oggi in uso sulla Terra.

Roberto Zoncadi R.Z.   

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