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Musk fa un passo indietro: “Non bombarderemo Marte, ecco l’idea per rendere il Pianeta Rosso abitabile”

Il CEO di StarX: “Useremo degli specchi giganti”. Ma con l’uso delle tecnologie più moderne non saremo comunque in grado di rendere il quarto pianeta del sistema solare il gemello della Terra

Roberto Zoncadi R.Z.   
Musk fa un passo indietro: “Non bombarderemo Marte, ecco l’idea per rendere il Pianeta Rosso abitabile”

L’idea di bombardare i poli di Marte con degli ordigni nucleari, così da avviare quello che in gergo tecnico viene chiamato processo di terraformazione, non è piaciuta all’opinione pubblica. Elon Musk ha così deciso di fare un passo indietro e trovare un sistema alternativo per rendere il Pianeta Rosso un mondo adatto alla vita umana. Come? La nuova idea, decisamente meno “esplosiva”, prevede l’utilizzo di una moltitudine di satelliti che dovranno riflette i flebili raggi solari così da scatenare delle reazioni globali e l’emissione dell’anidride carbonica contenuta nel pianeta. L’imprenditore statunitense, nonché CEO di StarX, dovrà dunque riprogettare tutto da zero, anche se in tanti si dicono certi - vista la sua  grande esperienza da lui maturata in campo di satelliti - disponga di mezzi, fondi e inventiva sufficienti per raggiungere l’ambizioso progetto.

Musk, che dall'idea di conquistare Marte sembra quasi assillato, ritiene si possa rendere abitabile il Pianeta Rosso in meno di 100 anni. Vivere sul quarto pianeta del sistema solare non sarà la stessa cosa che vivere sulla Terra. La quantità di ossigeno ottenibile sarà limitata, ma per farsi una passeggiata non serviranno più tute spaziali ma semplici maschere a ossigeno. L’idea di utilizzare ordigni nucleari è stata comunque abbandonata non solo perché non piaceva all’opinione pubblica ma anche per una questione tecnica: gli esperti hanno stimato che per ottenere le reazioni desiderate si dovrebbero sganciare sulla superficie del pianeta milioni di bombe… E allora ecco che uno sciame composto da migliaia di “satelliti specchio” diventano parte di un’idea economicamente più sostenibile e persino meno rischiosa.

​Ma l’idea degli specchi solari non è nuova. In passato fu la stessa Nasa a proporre una tecnologia del genere per illuminare alcune zone buie del nostro pianeta. Lo stesso progetto, con le dovute modifiche, venne poi preso in mano dall’agenzia spaziale per rendere meno difficili le missioni sul Pianeta Rosso. Con l’ausilio di un enorme specchio del diametro di 1,5 chilometri, infatti, l’agenzia spaziale ipotizzò (già nel 2006) di poter aumentare la temperatura sulla superficie portandola dai -130° ai + 20° C.

Si spinsero invece ben oltre il sogno di Musk l’ingegnere aerospaziale Robert Zubrin e lo scienziato della Nasa Christopher McKay. I due elaborarono un progetto che prevedeva la costruzione di uno specchio orbitale di 100 chilometri composto da una moltitudine satelliti con riflettori solari. In questo caso la super lente avrebbe la capacità di generare 27 Terawatt di energia e riscaldare Marte tanto da scatenare un aumento della pressione compreso tra i 300 e i 600 millibar (sulla Terra oscilla mediamente attorno ai 1000 millibar). A chi si stesse domandando se questa è la soluzione definitiva rispondiamo con un secco “no”. Allo stato attuale l’uomo non è in grado di “creare” una Terra 2, con le stesse caratteristiche ospitali disponibili nel nostro mondo. La cosa non sembra preoccupare tuttavia chi sta alla guida delle super potenze. L’obiettivo è uno, e va raggiunto a qualsiasi costo: occupare Marte prima degli altri paesi.

Roberto Zoncadi R.Z.   

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