Mattoni dall’urina umana, ecco come uno scarto inquinante diventa l’“oro liquido” del futuro

I liquami, considerati un problema “costoso”, sono stati utilizzati anche come materia prima per la produzione di fertilizzanti

Mattoni dall’urina umana, ecco come uno scarto inquinante diventa l’“oro liquido” del futuro
di R.Z.

Il mondo ha risorse limitate, anche se non tutti sembrano averlo ancora capito, l’uomo deve pertanto imparare a riciclare ogni singola materia prima, così da non gravare eccessivamente sull’ambiente, messo a dura prova dall’attuale società consumistica. E’ per questo che il lavoro realizzato da un gruppo di studenti dell'Università di Cape Town, in Sudafrica, merita di esser portato all’attenzione del grande pubblico. Stando a quanto pubblicato sulle pagine dello stesso istituto l’equipe di giovani scienziati avrebbe trovato il modo di produrre dei solidi mattoni da costruzione, come anche degli efficienti fertilizzanti, a partire dall’urina umana. Il processo di produzione, evidenziano dall’università, risulta esser praticamente privo di scarti, e dunque non è inquinante. I liquami per la realizzazione dei bio-mattoni sono stati recuperati dalla pipì raccolta negli stessi orinatoi maschili dell'Università di Cape Town e poi lavorati trattati, nei laboratori dell'ateneo, con semplice sabbia e con speciali batteri.

Il processo produttivo

La trasformazione in solido del maleodorante liquido è stata ottenuta attraverso una reazione chimica nota come “precipitazione batterica del carbonato di calcio”, per alcuni versi non molto diversa da quella che consente alle conchiglie marine di sviluppare la rigida struttura che usano per proteggere il proprio corpo molle e privo di scheletro. La sabbia viene colonizzata da batteri che producono l'enzima ureasi, e in un secondo momento mescolata con l'urina. L’enzima scompone l'urea - composto chimico eliminato con la pipì - ricavandone carbonato di calcio. Questa sostanza, fondamentale, compatta in ultimo le sabbie disciolte nel solido finale. Il trattamento, così come presentato, non consente di produrre mattoni particolarmente resistenti ma, ci tengono a precisare gli scienziati, ma dei blocchi ancor più resistenti, paragonabili ai tradizionali mattoni da costruzione, possono essere ottenuti lasciando ai batteri più tempo per operare. L’intero processo di produzione avviene senza il consumo di energia elettrica, e in stampi a temperatura ambiente. Tale particolare, estremamente rilevante, consente di azzerare le emissioni di CO2: di norma, i mattoni si ottengono in forni che raggiungono i 1400 °C.

Nessuno scarto

Tutto il processo, come già detto, non produce alcun tipo di scarto. Agli studenti dell'Università di Cape Town si deve anche un’altra scoperta. L'urina veniva già raccolta per la produzione di fertilizzanti: il liquido rimanente è stato poi impiegato per fabbricare i mattoni, e il residuo di questa lavorazione (che utilizza soltanto carbonato di calcio) utilizzato infine per ottenere una seconda tornata di fertilizzanti. Dal punto di vista chimico, evidenziano gli scienziati, l'urina non andrebbe considerata uno scarto, ma una sorta di "oro liquido". Come volume costituisce meno dell'1 per cento delle acque reflue domestiche, ma al suo interno si trova l’80 per cento dell'azoto, il 56 per cento del fosforo e il 63 per cento del potassio di tutte le acque di scarto. Azoto e potassio sono gli ingredienti chiave dei fertilizzanti agricoli.

Riferimenti