Preoccupazione per i danni a lungo termine: il SARS-CoV-2 può innescare disturbi cerebrali gravi e potenzialmente fatali

Uno studio della Yale University rivela: problemi spuntano anche nei pazienti con sintomi lievi o in fase di recupero

Preoccupazione per i danni a lungo termine: il SARS-CoV-2 può innescare disturbi cerebrali gravi e potenzialmente fatali
TiscaliNews

Non solo polmoni e cuore: l'infezione provocata dal coronavirus SarsCoV2 è una malattia sistemica che colpisce l'intero organismo, danneggiando anche vasi sanguigni, reni, intestino, occhi e cervello, nel breve e nel lungo periodo. Questa caratteristica, nota ormai da mesi, trova nuove conferme. Un team di ricercatori della Yale University, infatti, ha scoperto che il virus è in grado di innescare disturbi cerebrali gravi e potenzialmente fatali anche nei pazienti con sintomi lievi o in fase di recupero. Il SARS-CoV-2 può dirottare le cellule cerebrali per replicarsi, causando lesioni significative alla cellula infetta e a quelle circostanti. Gli scienziati inglesi lanciano ora l’allarme ictus, insolitamente più frequente tra i giovani. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Brain, ha messo in luce complicazioni che vanno dalla “semplice” infiammazione cerebrale fino al delirio e all’ictus.

I pazienti esaminati dagli scienziati hanno rivelato un aumento di casi di encefalomielite acuta disseminata (Adem). Molti soggetti, benché in buono stato di salute, hanno improvvisamente avuto un’infiammazione del sistema nervoso centrale. In alcuni casi i malati hanno sviluppato una malattia del cervello con delirio o psicosi, mentre altri hanno avuto ictus o problemi ai nervi periferici (sindrome di Guillain-Barré). Il 5 per cento dei soggetti ha poi avuto un decorso sfavorevole, fino alla morte. “Stiamo vedendo cose nel modo in cui il coronavirus colpisce il cervello - ha commentato il dottor Michael Zandi, autore senior dello studio e consulente presso l’NHS dell’University College London Hospitals - che non avevamo mai visto prima con altri virus”.

Gli esperti evidenziano i limiti del loro stesso studio. Al momento, infatti, non si è stati in grado di classificare l’intera gamma dei disturbi cerebrali riconducibili al coronavirus. E’ tuttavia chiaro che il SarsCoV2 è più pericoloso di quanto ipotizzato fino ad oggi. Potremo esser dinanzi ad una epidemia nell’epidemia, non diversamente da quanto accadde con l’influenza del 1918 quando, più o meno 1 milione di persone, sviluppò malattie cerebrali anche importanti. “Sarebbe preoccupante - ha concluso Zandi - se si verificasse un’epidemia nascosta dopo la pandemia di Covid-19, ma al momento per noi è troppo presto per sapere cosa accadrà nei prossimi anni. Quando una pandemia così vasta colpisce un numero di persone così ampio della popolazione dobbiamo stare attenti”.