Non esiste soltanto l'emergenza Covid-19, l'immunologo Mantovani: "I numeri sul cancro sono drammatici”

Per il direttore scientifico dell’Humanitas i malatti hanno “troppa paura degli ospedali"

Non esiste soltanto l'emergenza Covid-19, l'immunologo Mantovani: 'I numeri sul cancro sono drammatici”
TiscaliNews

Non dobbiamo parlare solo di coronavirus, il che non vuol dire abbassare la guardia, ma non ripetere gli errori della prima fase. I numeri sul cancro sono drammatici”. A dirlo, in un’intervista a La Stampa, è Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Humanitas. “Nei mesi scorsi – ha evidenziato Mantovani - abbiamo perso un milione e mezzo di esami senologici e ci sono dati simili su altri tumori. Le persone hanno paura di ospedali e ambulatori e questo provoca danni enormi, mentre tutto si può fare in sicurezza”.

L'esperto, che ritiene doveroso da parte delle istituzioni il cercare di evitare un possibile nuovo lockdown, auspica vengano adottate dagli amministratori una serie di azioni che consentano di bilanciare la protezione della parte fragile della popolazione con il diritto allo studio dei giovani. “Spero che il lockdown non si renda necessario, confido nel senso di responsabilità di tutti, ma tra qualche settimana sarà necessaria una rivalutazione”.

La conoscenza del virus è migliorata. “Ci sono progressi importanti sui test, che si affiancano al tampone, come i promettenti salivari. Le diagnosi avvengono prima e con strumenti migliori – ha aggiunto Mantovani -. Proteggiamo le persone fragili, infatti i malati sono più giovani. E usiamo meglio i farmaci, scartando quelli inutili: l'esempio più clamoroso è che una raccomandazione ufficiale cinese e dell' Oms prescriveva di non usare i cortisonici, poi si è scoperto che sono i più influenti. Anche il famoso Remdesivir riduce l'ospedalizzazione, ma secondo i dati non in modo molto rilevante”.

Per quanto riguarda invece un possibile vaccino si dovrà ancora attendere. Bisognerà comprendere se i primi saranno sicuri ed efficaci: “Sono cavalli in corsa e non abbiamo dati sufficienti a riguardo”. “Dovremo sorvegliare molto attentamente i milioni di persone che li useranno, nonché la durata della memoria immunologia”. L'esperto ha comunque voluto tranquillizzare i tanti che hanno già contratto l'infezione: “È molto raro che un guarito si riammali. Quanto duri la memoria immunologica non lo sappiamo e lo impareremo solo studiando, per esempio in Humanitas stiamo conducendo una ricerca su 4 mila persone”.

I ricercatori tentano nel frattempo di capire il perché alcuni soggetti sviluppino la forma grave della malattia. Secondo Mantovani “una parte dei soggetti ha un'alterazione genetica, non una predisposizione, dell'immunità innata. Un'altra parte ha un'autoimmunità eccessiva, cioè degli anticorpi che bloccano le prime linee di difesa. Siamo come alle prime scoperte genetiche sul cancro, l'inizio di una storia non meno complessa e interessante”.

Comunque sia pare ci sia già un indiziato speciale. “Il cromosoma incriminato è il numero 3 – conclude -. Altri lavori, oltre ai nostri, dimostrano che, nel 3-4 per cento dei pazienti con forme gravi, l’alterazione di certi geni, su questo cromosoma, fa sì che non venga prodotto interferone, una sostanza indispensabile nel contrastare, al primo attacco, le aggressioni virali”.

L’arma anti Covid potrebbe pertanto arrivare da studi sui geni. La ricerca di biomarcatori potrebbe esser quindi molto importante, e fornire ai medici quelle informazioni utili a capire “se una persona colpita dall’infezione è a rischio di andare incontro a forme gravi. Ma bisogna avere pazienza perché la scienza richiede di essere pazienti”. “In ogni caso, mi permetto di sottolineare come i vaccini, compreso quello antinfluenzale, siano un buon allenamento per il sistema immunitario”.