Il CO2 non è il solo gas serra che minaccia il pianeta. L’allarme degli scienziati preoccupati per l’aumento dei livelli di N2O

Il protossido di azoto, utilizzato in campo medico come analgesico e anestetico, è al momento il terzo gas di lunga durata più diffuso e, come anidride carbonica e metano, distrugge lo strato di ozono

Il CO2 non è il solo gas serra che minaccia il pianeta. L’allarme degli scienziati preoccupati per l’aumento dei livelli di N2O

Lo strado di ozono che protegge la vita sulla Terra dai raggi ultravioletti è costantemente minacciato dalle attività dell’uomo. Di solito scienziati e ambientalisti parlano della pericolosa anidride carbonica (CO2), ma questo gas serra non è il solo a insidiare la nostra barriera protettiva. Stando a quanto pubblicato sulle pagine della rivista Nature Climate Change, infatti, a minacciare lo strato di ozono ci sarebbero anche metano (CH₄) e protossido di azoto (N2O). Mentre la presenza del metano parrebbe stabile nel tempo, quella dell’altro gas risulta invece in aumento esponenziale.

La notizia, benché il protossido di azoto venga usato in campo medico, o come gas esilarante, non dovrebbe far ridere ma preoccupare. Il N2O, evidenzia la dottoressa Rona Thompson, scienziata dell’Istituto norvegese di ricerca sull’atmosfera che ha condotto uno studio su tale gas serra, è una delle principali sostanze stratosferiche responsabile della riduzione dell’ozono. “Stiamo osservando il fatto che le emissioni di N2O sono considerevolmente aumentate negli ultimi due decenni - evidenzia la ricercatrice - ma soprattutto dal 2009 in poi. E la crescita è superiore rispetto a quanto stimato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc)”.

L’aumento dei livelli del gas, ha spiegato Eric Davidson, altro membro del team della dottoressa Thompson appartenente al Center for Environmental Science dell’Università del Maryland, parrebbe legato all’utilizzo sempre più importante dei fertilizzanti azotati, usati nella coltivazione di trifoglio, soia, erba medica, lupini e arachidi, ma anche - e forse principalmente - nella combustione di fossili e biocarburanti. “La maggiore disponibilità di azoto ha permesso di produrre molto più cibo - ha spiegato Thompson - ma c’è l’aspetto negativo di un maggiore rilascio nell’atmosfera di N2O, e il problema non è di poco conto”.

Gli scienziati hanno confrontato i dati relativi al periodo compreso tra il 2000 e il 2005 con quelli degli anni dal 2010 al 2015. Quanto scoperto ha preoccupato i ricercatori perché le emissioni di N2O sono aumentate globalmente del 10 per cento: il doppio rispetto a quanto stabilito con la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. “Questa nuova pubblicazione - sostiene Davidson - dimostra come gli attuali sforzi per ridurre i gas serra stanno venendo meno in alcune regioni del mondo. In Europa e Nord America, siamo riusciti a ridurre la crescita delle emissioni di protossido di azoto, un importante contributo al cambiamento climatico e all’esaurimento dell’ozono stratosferico. Lo stesso non è stato fatto in Asia e Sud America, dove l’uso di fertilizzanti, l’intensificazione della produzione di bestiame e le conseguenti emissioni di protossido di azoto stanno crescendo rapidamente”.

Gli scienziati sono convinti che, come si è fatto per l’anidride carbonica, è possibile agire precocemente per evitare future conseguenze drammatiche su scala globale. Per questo, tuttavia, è “necessario uno sforzo globale” ma, ammettono gli stessi ricercatori, non sarà una cosa semplice.

Riferimenti