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Vitamina D, lo studio shock, effetti sconosciuti con un tipo di integratore: ossa a rischio

Credevamo di rinforzare ossa e difese, ma una ricerca inglese svela un lato oscuro inaspettato che riaccende il dibattito sugli integratori “miracolosi”

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Foto Shutterstock
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Da anni la vitamina D è al centro di un entusiasmo collettivo. Medici, nutrizionisti e influencer l’hanno celebrata come la chiave per rafforzare ossa, muscoli e sistema immunitario, specie nei mesi invernali. Eppure, come spesso accade quando un rimedio diventa di moda, un nuovo studio britannico getta un’ombra imprevista: non tutte le vitamine D sono uguali, e una in particolare potrebbe avere effetti contrari a quelli desiderati.

La ricerca è stata condotta dall’Università del Surrey, dal John Innes Centre e dal Quadram Institute Bioscience, e ha portato a una scoperta scomoda: l’assunzione della vitamina D2, presente in molti integratori vegetali, potrebbe ridurre i livelli di vitamina D3, la forma più efficace e biologicamente attiva del nutriente.

Insomma, mentre pensiamo di fare il pieno di benessere, potremmo in realtà sabotare il nostro stesso organismo. Gli studiosi parlano di “effetti finora sconosciuti”, e invitano a distinguere con attenzione tra i diversi tipi di supplementi presenti sul mercato, troppo spesso venduti come equivalenti.

Perché la vitamina D è così importante per l’organismo

La vitamina D è un nutriente indispensabile: regola l’assorbimento di calcio e fosforo, sostiene la salute delle ossa e contribuisce alla funzione muscolare e immunitaria. Ma, a differenza delle altre vitamine, non si trova in abbondanza nel cibo. Solo piccole quantità arrivano da alimenti come pesci grassi, fegato e tuorlo d’uovo; il resto viene sintetizzato dal corpo grazie all’esposizione al sole.

E qui sta il problema: nei mesi invernali, quando passiamo più tempo al chiuso e il sole è basso, la produzione endogena cala drasticamente. “Durante l’inverno, l’intensità dei raggi solari non è sufficiente a convertire il precursore in vitamina D”, spiega la Fondazione Humanitas, sottolineando come ciò aumenti il rischio di carenze.

Non stupisce quindi che milioni di persone ricorrano agli integratori, spesso consigliati da medici o acquistati in autonomia. Ma prima di imbottirsi di capsule e gocce, è bene sapere che il livello ottimale di vitamina D nel sangue oscilla tra 30 e 100 ng/ml. Superare o sbilanciare questi valori, senza monitoraggio medico, può produrre effetti imprevisti.

Lo studio inglese: la D2 abbassa la D3

Il nuovo lavoro, pubblicato sulla rivista Nutrition Reviews, ha analizzato i dati di numerosi studi clinici per capire come l’integrazione con vitamina D2 influenzi i livelli della “sorella” D3. I risultati non lasciano spazio a dubbi: chi assumeva D2 mostrava livelli inferiori di D3 rispetto a chi non ne prendeva affatto.

Il dato è sorprendente, perché ribalta l’idea di intercambiabilità tra le due forme. A supporto, un precedente studio dello stesso ateneo britannico aveva già evidenziato come vitamina D2 e D3 non svolgano lo stesso ruolo nel sistema immunitario: la D3, di origine animale o sintetica, sembra infatti più efficace nel proteggere le ossa e nel rafforzare le difese naturali.

In pratica, secondo gli autori, assumere integratori di D2 può inibire o ridurre i benefici della D3, generando un paradosso biochimico che il corpo fatica a compensare.

“Non demonizziamo gli integratori, ma scegliamoli con criterio”

Nonostante il clamore, lo studio non boccia del tutto gli integratori di vitamina D, ma invita a un uso più consapevole. La professoressa Emily Brown, autrice principale e docente all’Università del Surrey, precisa che “gli integratori restano importanti, soprattutto nei mesi tra ottobre e marzo, quando l’esposizione solare è minima”.

Tuttavia, aggiunge, “questi risultati suggeriscono che, a seconda delle esigenze individuali, gli integratori di vitamina D3 potrebbero essere più utili per la maggior parte delle persone rispetto a quelli di vitamina D2”.

Il messaggio, in sostanza, è chiaro: non esiste un’unica “vitamina del sole” valida per tutti. Le differenze tra D2 e D3 non sono solo chimiche ma funzionali, e ignorarle può compromettere gli effetti desiderati. Chi segue diete vegane, ad esempio, dovrebbe valutare con il proprio medico come bilanciare le fonti vegetali e sintetiche per evitare squilibri.

Quando la moda del benessere supera la scienza

L’allarme lanciato dagli studiosi inglesi riapre un dibattito più ampio: quello sull’uso massiccio e spesso non controllato degli integratori alimentari. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre il 60% degli adulti ne fa uso regolare, spesso senza necessità reale.

La pandemia, con il mito delle “vitamine che difendono dal virus”, ha poi alimentato un mercato milionario, in cui l’informazione scientifica è spesso travolta dal marketing. Ma la biologia non si lascia convincere dagli slogan: dosi eccessive, o di tipo sbagliato, possono alterare gli equilibri ormonali, metabolici e immunitari.

Per questo gli esperti ribadiscono un concetto semplice ma dimenticato: prima di acquistare un integratore, basta un esame del sangue per sapere se davvero serve. Tutto il resto, più che salute, è suggestione.

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
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