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Virus del Covid dal naso al cervello, così può aumentare il rischio Parkinson: lo studio

Infezione da Sars-CoV-2 "peggiora morte neuroni dopaminergici e scatena neuroinfiammazione prolungata"

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"L'infezione da Sars-CoV-2 attraverso la cavità nasale si diffonde al cervello". E' una delle traiettorie del virus che gli scienziati hanno seguito quasi subito, quando in piena pandemia Covid sono state documentate come sequele post contagio problematiche di tipo neurologico come encefalite, alterazioni dello stato mentale, perdita di memoria, vertigini, nausea, mal di testa, l'ormai famosa 'nebbia cognitiva' e la diffusissima perdita di olfatto e gusto (quest'ultima specie con le prime varianti). Nelle cronache mediche però c'era anche altro: alcuni casi di parkinsonismo emerso in pazienti Covid durante o subito dopo l'infezione da Sars-CoV-2 con sintomi come rigidità, tremore a riposo negli arti superiori e rallentamento dei movimenti. Ne avevano dato conto proprio ricercatori italiani esplorando la possibilità di una sindrome parkinsoniana post-virale. Oggi uno studio pubblicato su Cell Reports Medicine esplora più a fondo proprio le potenziali interazioni avverse tra il virus del Covid e la malattia di Parkinson, valutandole in neuroni dopaminergici derivati da staminali embrionali umane e nei topi.

Una "relazione pericolosa" quella tra il virus e la malattia neurodegenerativa. Quello che gli autori sono riusciti a 'fotografare' è il deterioramento del fenotipo molecolare e cellulare, cioè dell'insieme delle caratteristiche della malattia di Parkinson, da parte di Sars-CoV-2. Il patogeno "peggiora la morte dei neuroni dopaminergici" indotta da fibrille preformate di alfa-sinucleina e "innesca una neuroinfiammazione prolungata per oltre 60 giorni nei topi", segnalano gli autori del lavoro, un gruppo di ricercatori di atenei della Corea del Sud e degli Usa (Gyeongsang National University, Kyung Hee University, University of California Los Angeles). "Sebbene sia stata riconosciuta un'associazione tra Parkinson e infezioni virali, l'impatto di Sars-CoV-2 sulla progressione della malattia neurodegenerativa era poco chiaro - spiegano gli scienziati - Il nostro studio dimostra che l'infezione da Sars-CoV-2 aumenta il rischio di Parkinson".

I risultati evidenziano che "l'infezione" Covid "aggrava la suscettibilità al Parkinson e la tossicità cellulare" nei neuroni dopaminergici. "Inoltre, il Sars-CoV-2 per via nasale infetta questi neuroni nei topi" usati come modello, "aggravando il danno avviato dalle fibrille preformate umane".

"I topi infettati mostrano una neuroinfiammazione persistente anche dopo che il virus non è più rilevabile nel cervello - spiegano i ricercatori -. Un'analisi completa suggerisce che la risposta infiammatoria mediata dagli astrociti", gruppo di cellule del sistema nervoso centrale, "e dalla microglia", altra popolazione di cellule, che svolge funzione immunitaria, "potrebbe contribuire ad aumentare la suscettibilità al Parkinson associata al virus". In definitiva, "questi risultati migliorano la nostra comprensione dei potenziali effetti a lungo termine dell'infezione" Covid "sulla progressione della malattia di Parkinson", concludono gli scienziati.

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