Nuova terapia riattiva le difese naturali contro il tumore
Una ricerca franco-europea dimostra che una combinazione di tre farmaci può “rieducare” le cellule tumorali a morire nel modo giusto, attivando il sistema immunitario contro leucemie e linfomi
Tre farmaci, già noti alla medicina, uniti per insegnare al sistema immunitario a distruggere il cancro. È l’idea alla base di una nuova tripla terapia sperimentale messa a punto dai ricercatori dell’Institut Pasteur e dell’Inserm, in grado di cambiare il destino delle cellule tumorali. La ricerca, pubblicata sulle pagine della rivista Science Advances, dimostra che la combinazione farmacologica può riprogrammare il modo in cui le cellule malate muoiono, stimolando una risposta del sistema immunitario molto più efficace. Il meccanismo, semplice da descrivere, risulta esser tecnicamente molto complesso: il corpo, riconoscendo la morte “anomale” delle cellule tumorali e si attiva come se fosse di fronte a un’infezione, liberando cellule killer e molecole infiammatorie che distruggono i residui cancerosi. Negli esperimenti condotti su modelli di leucemia e linfoma delle cellule B, questa strategia ha portato alla scomparsa completa del tumore.
“La nostra terapia costringe le cellule tumorali a morire in un modo che attiva il sistema immunitario”, spiega Philippe Bousso, direttore della ricerca Inserm e responsabile dell’unità Dinamica delle risposte immunitarie dell’Institut Pasteur.
Tumore gastrico, dall’Italia la chiave per combatterlo
Virus dei legumi può sconfiggere il cancro
Dalla morte silenziosa alla morte che allerta le difese
L’immunoterapia è una delle frontiere più promettenti nella lotta contro il cancro. A differenza della chemioterapia, che colpisce indistintamente cellule sane e malate, questo approccio sfrutta le difese naturali del corpo per riconoscere e distruggere solo le cellule tumorali. Le cellule immunitarie agiscono come sentinelle che perlustrano costantemente l’organismo, eliminando ciò che appare alterato. Tuttavia, non tutti i tipi di morte cellulare riescono a richiamare la loro attenzione.
La chiave è nella differenza tra apoptosi e necrosi immunogenica. Nel primo caso la cellula muore “in silenzio”, senza attivare il sistema immunitario. Nel secondo, rilascia segnali d’allarme, una sorta di SOS biologico, che spinge le difese del corpo a intervenire. È proprio questo tipo di morte che la nuova terapia riesce a indurre nelle cellule tumorali.
Il ruolo della proteina MLKL e la combinazione vincente
Gli studiosi hanno scoperto che nei tumori delle cellule B questo processo di necrosi è spesso bloccato dalla mancanza di una proteina chiave, la MLKL, indispensabile per innescare la morte “rumorosa” e immunostimolante.
Per superare l’ostacolo, il team ha combinato tre farmaci già approvati per altri usi clinici. L’azione congiunta ha riattivato la via della necrosi e, allo stesso tempo, ha scatenato una risposta immunitaria di straordinaria intensità, capace di eliminare completamente il tumore nei modelli preclinici.
“La tripla terapia da noi utilizzata forza le cellule tumorali a morire in un modo che attiva il sistema immunitario”, ribadisce Bousso.
Vaccino mRNA contro i tumori: al via i test sull’uomo
Trattamenti antitumorali meno tossici
La scienza in diretta: osservare la battaglia tra cellule
Per verificare l’efficacia del metodo, gli scienziati hanno usato una tecnica di imaging intravitale che consente di osservare in tempo reale il comportamento delle cellule vive. Le immagini mostrano le cellule tumorali che collassano e vengono circondate da linfociti e macrofagi, in una scena paragonabile a una “battaglia biologica”.
“Questa nuova strategia di immunoterapia trasforma le cellule tumorali in fattori scatenanti per il sistema immunitario - spiega Bousso - offrendo una potenziale via terapeutica per tumori ematologici come linfomi e leucemie delle cellule B”.
Riprogrammare la morte per insegnare al corpo a guarire
La filosofia di questa scoperta è chiara: non distruggere dall’esterno, ma insegnare al corpo a difendersi da solo.
“Modificando il modo in cui muoiono le cellule tumorali, possiamo sfruttare il supporto del nostro sistema immunitario per combattere il tumore”, conclude Bousso.
Lo studio, finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (ERC) e dalla Fondazione ARC, apre la prospettiva di una medicina più “educativa” che aggressiva. Una terapia che non avvelena, ma addestra il corpo umano.
Fonte:
Science Advances



di Roberto Zonca













