Così il nostro “Pianeta azzurro” diventerà verde, e non è una buona notizia

Gli oceani cambieranno colore entro la fine del secolo. La temperatura più alta modifica la dimensione e le specie delle minuscole alghe che vivono sulla superficie dei mari

Così il nostro “Pianeta azzurro” diventerà verde, e non è una buona notizia
di R.Z.

I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti e nonostante gli allarmi, che continuano a susseguirsi da più fronti, poche sono ancora oggi le azione messe in campo dai governi per cercare di scongiurare le gravi conseguenze che ricadranno inevitabilmente sulle future generazioni. Una simulazione eseguita da un’equipe di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), e i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Nature Communications e anche su quelle di Phys.org, preannuncia un imminente e importante cambiamento degli equilibri marini, le cui conseguenze finali per la vita sono ancora lontane dall’esser intuite, ma che nel breve, già entro la fine del secolo, porterà tutti i nostri oceani a cambiare il proprio colore, diventando sempre più verde, a causa delle acque sempre più calde.

Così il "pianeta azzurro" diventerà "verde"

Il nostro “pianeta azzurro”, sembra dunque destinato a cambiare il proprio aspetto. La temperatura più alta infatti, modifica le specie e la dimensione delle minuscole alghe che vivono sulla superficie degli oceani, determinando mutazioni del colore. Nella simulazione, condotta e coordinata da Stephanie Dutkiewicz, a dire il vero le regioni blu degli oceani, come quelle subtropicali, andranno a perdere il fitoplancton e per questo diventeranno più blu. Quelle più verdi, situate vicino ai poli, diventeranno invece più verdi. Le tonalità, insomma, andranno ad intensificarsi, diventando più marcate, perché le temperature più calde favoriranno la proliferazione di nuove specie di fitoplancton a discapito di quelle oggi esistenti.

E non è una buona notizia

"Se i cambiamenti climatici fanno spostare le comunità di microrganismi da una zona all'altra - sottolinea la ricercatrice responsabile dello studio - questo avrà conseguenze anche sulle reti alimentari". E se ancora non si conoscono le conseguenze finali di un fenomeno così importante, si possono comunque intuire i primi “rischi”, sulla vita marina e quindi sulla vita dell’uomo. "Diminuirà il cibo disponibile per tutti i consumatori del mare, inclusi i pesci - evidenzia Roberto Danovaro, presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn -. Tutto ciò porterà conseguenze negative anche in termini di risorse alimentari per l'uomo. Attualmente un miliardo di persone dipende quasi interamente dal cibo offerto dal mare", la preoccupazione è dunque grande, se non per l’attuale società per quella futura.

Ecosistemi destinati a cambiare

La simulazione dei ricercatori della prestigiosa università statunitense dimostra inequivocabilmente come i modelli numerici si stiano "evolvendo sempre più". "Se fino a pochi anni fa era possibile prevedere solo i cambiamenti dei paramenti fisici degli oceani, come temperatura e salinità, adesso - rileva Cosimo Solidoro, dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs) - si cerca di prevedere anche le conseguenze dei cambiamenti fisici su struttura e composizione della componente vivente".

Riferimenti