Sanità, poche donne ai vertici, associazioni chiedono interventi contro 'gender gap'

Sanità, poche donne ai vertici, associazioni chiedono interventi contro 'gender gap'
di Adnkronos

Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) - La sanità è sempre più donna, ma non nella leadership. E' perciò "fondamentale riconoscere l’esistenza di un gender gap e promuovere un tavolo interministeriale per permettere alle donne di avere le stesse opportunità di carriera dei colleghi maschi". Queste le richieste e le proposte presentate da una delegazione di 'Women For Oncology Italia' (spin off del gruppo europeo nato all’interno dell’Esmo) e 'Women in Surgery' durante l’incontro, ieri, con la sottosegretaria al ministero della Salute Sandra Zampa. La delegazione formata da Marina Garassino, presidente di Women For Oncology e responsabile dell’unità di oncologia toracica della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano; Domenica Lorusso, responsabile Uo programmazione ricerca clinica, direzione scientifica e ginecologia oncologica, Fondazione Policlinico universitario Gemelli Irccs di Roma, e Gaya Spolverato, presidente di Women in Surgery, ha chiesto dunque che "venga svolta, sotto l’egida del ministero della Salute, un’indagine nazionale conoscitiva e un monitoraggio dell’attuale situazione sul gender gap in sanità; venga creato quanto prima un tavolo interministeriale guidato dal ministero della Salute che, insieme al ministero dell’Università e alle Pari opportunità, proponga strumenti e soluzioni per ridurre il gender gap in sanità, creando regole che permettano alle donne di avere le stesse opportunità dei loro colleghi maschi". Infine, si chiede che "vengano promosse azioni di sensibilizzazione, coinvolgendo tutti i partner che hanno presentato queste proposte, producendo anche linee guida insieme alla Conferenza delle Regioni e all’Ordine dei medici". Le proposte infatti sono state condivise e sottoscritte anche da Cittadinanzattiva, Dateci Voce, Women in Surgery, Anaao-Assomed, Fnomceo, Fiaso. "L’esistenza di un gender gap nasce dalla preesistenza di stereotipi, radicati nella nostra cultura, secondo i quali la figura della donna è associata esclusivamente al ruolo del caregiver - spiega Garassino -riservando all’uomo il compito del medico, del professore e del leader. Questi condizionamenti non permettono alle donne un avanzamento di carriera o il raggiungimento di ruoli di responsabilità nella sanità italiana, specialmente in quegli ambiti ritenuti ancora oggi 'maschili' come l’oncologia e la chirurgia", denuncia. Per questo "riteniamo fondamentale promuovere a livello istituzionale nuovi percorsi e regole che diano alle donne le stesse opportunità di carriera dei colleghi maschi". Il 75% degli iscritti al corso di Laurea in medicina e chirurgia è donna. Ma solo 45 dottoresse su 169 ricoprono la posizione di direttore di struttura semplice, dipartimentale o di struttura complessa. Solo a tre donne è stato assegnato il ruolo di professore ordinario in Oncologia e una sola dirige la di Scuola di specializzazione. In chirurgia, professione maschile per tradizione, va anche peggio: a fronte di un progressivo aumento delle iscritte alle scuole di specialità chirurgiche non si assiste ad un’adeguata ridistribuzione per genere delle cariche apicali. Solo il 2,5% è nominata direttore di Dipartimento di chirurgia e solo il 4,9% è direttore delle Scuole di specialità. Inoltre, secondo 7 medici su 10 esiste un gender gap delle donne rispetto agli uomini nella crescita professionale in particolare in oncologia. Un problema di cui sono più consapevoli le donne - 8 su 10 - rispetto ad una minoranza degli uomini, meno di 4 su 10. Questi i dati della prima indagine sulla percezione della discriminazione di genere, condotta da Women 4 Oncology. "Altri Paesi hanno avviato politiche di genere più equilibrate ed efficaci nel breve termine, tanto da progredire più rapidamente dell’Italia", commenta Spolverato. Quello di ieri "è stato un incontro importante con la sottosegretaria al ministero della Salute, perché crediamo che possa essere un primo passo verso una collaborazione proficua tra istituzioni e associazioni - evidenzia Garassino - Anche la politica spesso non ha riconosciuto il problema, ne sono un esempio la nomina di tavoli tecnici, solo pochi mesi fa, quasi tutti al maschile. Questa è un’occasione in più per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica su questa tematica ancora poco riconosciuta. Sempre più associazioni in questi giorni, anche di fronte al presidente della Repubblica, hanno richiesto che si trovino soluzioni al gender balance in sanità e in ogni professione. Adesso è il momento di agire".