Ricerca: gli 'immuni' all'Alzheimer, danni al cervello ma zero sintomi

Ricerca: gli 'immuni' all'Alzheimer, danni al cervello ma zero sintomi
di Adnkronos

Milano, 18 gen. (AdnKronos Salute) - Nel cervello i segni della malattia di Alzheimer, ma ricordi intatti, memoria funzionante, nessun episodio significativo di smarrimento, zero sintomi. Impermeabili alla malattia, nonostante nel loro cervello il 'ladro di ricordi' sia da tempo in azione. E' la condizione osservata a sorpresa da un team di scienziati: alcune persone colpite da Alzheimer non sviluppano sintomi, e forse il loro segreto potrebbe essere la capacità di mantenersi attivi, forti e in forma in età avanzata. Lo studio che descrive gli 'highlander' che non crollano sotto i colpi della malattia è pubblicato su 'The Lancet Neurology' e parte da un progetto su memoria e invecchiamento (Rush Memory and Ageing Project) per il quale sono stati arruolati 456 anziani dell'Illinois (Usa). Dopo la morte il loro cervello è stato esaminato in cerca di segni che accertassero chi era affetto da demenza clinica. Inaspettatamente, diverse persone che a livello cerebrale avevano chiare evidenze della presenza di Alzheimer non avevano manifestato alcun sintomo o al massimo poche limitate défaillance. I risultati, spiegano gli autori, suggeriscono che la fragilità rende gli anziani più suscettibili alla demenza da Alzheimer. E infatti le persone con livelli più elevati di fragilità avevano più probabilità di avere sia alterazioni cerebrali correlate alla patologia, sia sintomi. Mentre altre più in forma mostravano meno sintomi, pur avendo ugualmente sostanziali cambiamenti nel cervello. "Quando la riserva fisiologica di una persona si riduce - spiega lo scienziato che ha guidato la ricerca, Kenneth Rockwood di Dalhousie University e Nova Scotia Health Authority (Canada) - la fragilità potrebbe innescare l'espressione clinica della demenza, che in persone più forti e integre risulta asintomatica". Complessivamente, 35 partecipanti al progetto (8%) presentavano segni di Alzheimer nel cervello senza però aver mai ricevuto in vita una diagnosi di demenza, e 50 (11%) avevano demenza di Alzheimer ma pochi cambiamenti cerebrali correlati. Gli autori dello studio sono cauti e precisano che sono necessarie ulteriori ricerche. Ma il lavoro sembra indicare che un cervello fragile "potrebbe essere più suscettibile a problemi neurologici come la demenza, poiché meno in grado di far fronte al carico patologico", riflette Rockwood osservando che "l'espressione dei sintomi della demenza potrebbe dunque derivare da diverse cause e che i cambiamenti cerebrali legati all'Alzheimer sono probabilmente solo un fattore in una cascata di eventi. Comprendere il modo in cui i singoli fattori interagiscono per dare origine alla demenza potrebbe offrire una nuova via per sviluppare opzioni terapeutiche mirate". Anche ricerche precedenti avevano mostrato le discrepanze rilevate dagli autori (persone con consistenti depositi di amiloide e pochi sintomi tipici della malattia come declino cognitivo e funzionale, e altre con sintomi chiari e pochi cambiamenti cerebrali). L'idea è dunque che la demenza in tarda età (e in particolare l'Alzheimer) sia un fenomeno complesso, non semplificabile esclusivamente facendo riferimento al rischio genetico o all'anormalità di singole proteine ​​nel cervello. Per gli esperti potrebbero esserci alcuni elementi 'nascosti' in grado di influenzare gli esiti della malattia. "Dato che la fragilità è potenzialmente reversibile - conclude Rockwood - aiutando le persone a mantenere funzioni e indipendenza in tarda età si potrebbe ridurre sia il rischio di demenza che la gravità di sintomi debilitanti".