Senza respiro, così la poliposi nasale può rovinarci la vita e quali sono i rimedi

Il professor Mario Bussi, direttore dell’unità di Otorinolaringoiatria dell’IRCCS San Raffaele di Milano e past president della Società italiana di Otorinolaringoiatria spiega come la chirurgia non può essere risolutiva

Senza respiro, così la poliposi nasale può rovinarci la vita e quali sono i rimedi
Il professor Mario Bussi, direttore dell’unità di Otorinolaringoiatria dell’IRCCS San Raffaele di Milano e past president della Società italiana di Otorinolaringoiatria
TiscaliNews

Quante volte abbiamo sentito dire “è solo un polipo, nulla di serio”? Siamo ormai abituati a considerare  tanto banali alcune patologie da sottovalutarle. Un tema del quale si è occupato il network editoriale Presa (Prevenzione e Salute). Ebbene i “polipi nasali” sono ancor meno che tumori benigni, eppure possono essere espressione di una malattia complessa, recalcitrante ad ogni terapia e in grado di peggiorare di molto la nostra qualità di vita: la rinosinusite cronica con poliposi nasale, detta più semplicemente poliposi nasale.

"Nelle poliposi nasali le cose sono piuttosto complesse", spiega il professor Mario Bussi, direttore dell’unità di Otorinolaringoiatria dell’IRCCS San Raffaele di Milano e past president della Società italiana di Otorinolaringoiatria. "Nella maggioranza dei casi sono infatti la manifestazione clinica di una forte infiammazione all’interno del naso e delle piccole “stanze” che si trovano intorno al naso, che chiamiamo seni paranasali". E questa è anche la ragione per la quale la chirurgia non può essere risolutiva.

Bussi chiarisce che nel caso di una poliposi nasale legata ad “immunoflogosi”, ovvero a un’infiammazione di origine immunitaria,  la mucosa reagisce ad un errore del nostro organismo con una reazione immunitaria spropositata. «Il sistema va in tilt - dice - e si scatena un’infiammazione violenta che porta ad un rigonfiamento eccessivo del rivestimento dei seni paranasali. Si creano così quelle bolle infiammatorie che, per l’appunto, chiamiamo polipi che si espandono all’interno del naso, bloccandolo progressivamente. Il problema è che queste bolle non solo occupano il naso, ma lo fanno a tal punto da ostruire del tutto il passaggio dell’aria. I polipi diventano tanto preponderanti all’interno del naso e dei seni paranasali da bloccare del tutto la ventilazione e lo scambio dell’aria. La sintomatologia, passo dopo passo si complica, e fra i molti problemi, si arriva alla perdita dell’olfatto e del gusto. Di fatto la poliposi nasale in questo modo si autoalimenta, poiché la mancanza di ossigenazione favorisce le infezioni e con esse anche l’infiammazione".

"Dobbiamo immaginare il nostro naso - prosegue Bussi - come un corridoio e i seni paranasali come delle stanze posizionate ai lati di questo corridoio. Se le porte (in medicina “osti”) si chiudono l’aria non riesce più a circolare". Contro la poliposi nasale la chirurgia non potrà mai avere un carattere definitivo. L’intervento si rende indispensabile per rimuovere l’ostruzione, per ripristinare la condizione strutturale e ventilatoria più favorevole possibile, ma non eliminando la causa del fenomeno, si va incontro a probabili recidive.

"Proprio per questo la chirurgia è sempre combinata a terapia medica e si studiano continuamente nuove opportunità». Va detto che esistono anche forme di poliposi nasale che non sono causate da una reazione immunitaria, ma sono casi poco frequenti. Per tutte le poliposi nasali si interviene, come detto, combinando terapie mediche e chirurgiche. E qui serve un passo indietro. Bussi infatti ricorda che la chirurgia «ha fatto passi da gigante", diventando oggi "mininvasiva e ben più “leggera” che in passato per il paziente, in termini di sicurezza, rapidità di recupero e assenza di dolore".

Quanto alle terapie mediche, ce ne sono alcune che inibiscono l’allergia o l’anomalia immunitaria alla base del problema. Si adoperano per lo più antistaminici e corticosteroidi, insieme ad altri farmaci in grado di inibire l’iperreattività della mucosa, oltre agli utili lavaggi nasali con soluzioni saline. I cortisonici sono i più usati e i più efficaci. "Sappiamo che questi farmaci possono ridurre l’edema alla base dei polipi - ricorda Bussi - e sono in grado inibire la reazione immunitaria. Offrono insomma un argine alla malattia, ma non sono risolutivi e, soprattutto, hanno una tossicità che nell’uso sistemico (per bocca o per iniezione) è sempre elevata, al punto da essere inaccettabile per alcune classi di pazienti".

Le novità più interessanti sono rappresentate dai cosiddetti farmaci biologici, capaci di offrire una soluzione più efficace. In molti casi questi farmaci si usano ormai da tempo per aggirare l’uso del cortisone nel trattamento, per esempio, dell’asma o della dermatite atopica, malattie che condividono lo stesso meccanismo infiammatorio con la poliposi nasale: l’infiammazione di tipo 2. Ma, cosa fanno in concreto queste molecole? "I farmaci biologici sono anticorpi monoclonali in grado di bloccare in modo specifico alcuni aspetti della reazione immunitaria infiammatoria. Hanno infatti la capacità di interferire con l’efficacia di mediatori chimici (citochine o linfochine) che scatenano l’infiammazione di tipo 2. Oggi - conclude lo specialista del San Raffaele - sta arrivando sul mercato una molecola che agisce contemporaneamente su due di queste citochine (IL-4 e IL-13), rendendole inefficaci".

Anche la somministrazione del farmaco è semplice, perché basta un’iniezione ogni 15 giorni. Una prospettiva che potrebbe cambiare la gestione clinica di questa patologia, per la quale rimane comunque  necessario un approccio che non sia legato al singolo specialista ma a un gruppo composto da otorinolaringoiatri, pneumologi, immunologi e allergologi. Questo approccio denominato multidisciplinare, che adottiamo da tempo al San Raffaele e nei maggiori centri di riferimento, è sicuramente l’unico moderno e sicuro per una gestione completa ed efficace della malattia".