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Malattie del fegato e dell’intestino addio, delle speciali “perle di carbonio” ne garantiranno funzionalità e salute

Il trattamento, testato per il momento soltanto sugli animali, riduce i batteri cattivi e l’infiammazione

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Foto dell'University of Brighton
Foto dell'University of Brighton

Un team di ricercatori dell’University College of London ha ideato delle innovative “perle di carbonio” che consentono di ripristinare la salute di fegato e intestino. Il farmaco, testato per il momento soltanto su cavie animali, sarebbe in grado di ridurre drasticamente il numero dei batteri cattivi e dunque le infiammazioni. A detta degli scienziati grazie al ritrovato sarà finalmente possibile cancellare i danni dovuti a cirrosi epatiche e ad altri gravi problemi di salute intestinale. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicato sulle pagine Gut, si basa sul test di perle di carbonio concesse in licenza a Yaqrit, spinout dell’UCL. A detta dei ricercatori il farmaco offrirebbe notevoli benefici anche per la salute dei reni e per il cervello. Nonostante non sia stata ancora avviata una sperimentazione umana gli esperti dell’UCL sono convinti che le “perle” si dimostreranno totalmente sicure anche per l’uso umano. Il prossimo passo sarà comunque un ampio test su volontari umani, e una volta superati si potrebbe procedere alla commercializzazione per il trattamento di malattie legate alla cattiva salute dell’intestino.

“L’influenza del microbioma intestinale sulla salute – evidenzia l’autore senior, il professor Rajiv Jalan, ricercatori presso l’UCL Institute for Liver and Digestive Health - sta iniziando ad esser appena compreso. Quando l’equilibrio del microbioma è instabile i batteri ‘cattivi’ possono proliferare e competere con i batteri ‘buoni’ che hanno il compito di mantenere sano l’intestino. Uno dei modi in cui lo fanno è espellendo endotossine, metaboliti tossici e citochine che trasformano l’ambiente intestinale per renderlo più favorevole ai batteri buoni. Queste sostanze, in particolare l’endotossina, possono innescare l‘infiammazione intestinale e aumentare la permeabilità dell’intestino, la parete intestinale, con conseguenti danni ad altri organi come fegato, reni e cervello”.

Ma le perle di carbonio sembrerebbero rappresentare la soluzione anche contro le malattie del fegato, cirrosi in primis, che influenzano la vita di circa 110 milioni di persone in tutto il mondo. “Nella cirrosi, una condizione caratterizzata da cicatrici del fegato, è noto che l’infiammazione causata dalle endotossine può esacerbare il danno epatico – aggiunge l’esperto -. Parte del trattamento standard per la cirrosi è costituito dagli antibiotici volti a controllare i batteri cattivi, ma questo comporta il rischio di resistenza agli antibiotici ed è utilizzato solo nella malattia in stadio avanzato”. Il problema è stato superato in maniera "quasi banale" con le microscopiche perle di carbonio da assumere per via orale. “Hanno una speciale struttura fisica progettata per assorbire molecole grandi e piccole nell’intestino”, spiega Rajiv. I ricercatori, che hanno testato l’efficacia delle perle di carbonio sulla salute dell’intestino, hanno scoperto che l’assunzione quotidiana per un periodo prolungato di diverse settimane consente di prevenire la progressione di cicatrici e lesioni epatiche negli animali con cirrosi, riducendo la mortalità negli animali con insufficienza epatica acuta o cronica (ACLF).

Un primo test sull’uomo è stato condotto su un piccolo numero di volontari (28) affetti da cirrosi. In tutti i soggetti non sono stati evidenziati problemi, con eccezioni di circoscritti casi con effetti collaterali trascurabili. Se gli stessi benefici osservati nei modelli animali si verificassero negli esseri umani le perle diventare un prezioso strumento farmacologico il trattamento delle malattie epatiche come anche altre condizioni associate alla scarsa salute del microbioma. “Le nostre nuove perle di carbonio - ha evidenziato Michal Kowalski, vice presidente Yaqrit - sono più piccole di un granello di sale. Funzionano assorbendo le endotossine e altri metaboliti prodotti dai batteri ‘cattivi’ nell’intestino, creando un ambiente migliore affinché i batteri buoni possano prosperare. Ciò impedisce a queste tossine di penetrare in altre aree del corpo, causando danni, come fanno nella cirrosi. I risultati nei modelli animali sono molto positivi, con riduzione della permeabilità intestinale, danni al fegato e disfunzioni cerebrali e renali”.

Fonte:
MedicalXPress

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