Ecco la molecola che uccide il melanoma e blocca le recidive

ce nel 100 per cento dei casi. Sono sufficienti due iniezioni intramuscolo anche lontane dall’area interessata dalla massa tumorale

Ecco la molecola che uccide il melanoma e blocca le recidive
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Un team di ricercatori dello Scripps Research Institute a La Jolla, in California, ha annunciato di aver sviluppato un nuovo e rivoluzionario vaccino che, sebbene testato per il momento soltanto sui topi, risulta esser capace di curare il melanoma e prevenire la sua ricomparsa con recidive. I risultati dello studio, pubblicati sulle pagine del Proceedings of the National Academy of Sciences, accendono la speranza di milioni di persone. A livello mondiale, infatti, si stima che il melanoma cutaneo colpisca oggi 100mila persone l’anno, con un aumento di circa il 15 per cento rispetto al decennio precedente.

Funziona in abbinamento ad un trattamento standard

I ricercatori hanno sviluppato un rivoluzionario vaccino sperimentale che, in aggiunta alle comuni terapie, potrebbe dare una scossa al sistema immunitario, tanto da renderlo più attivo nella lotta contro questa specifica forma di tumore della pelle. Stando a quanto riportato sulle pagine di Pnas, gli scienziati avrebbero ottenuto l’incredibile risultato aggiungendo una molecola chiamata diprovocim ad un vaccino anticancro già esistente. La molecola, hanno spiegato i ricercatori dello Scripps Research Institute, funziona come adiuvante, attivando le cellule del sistema immunitario così da guidarle verso il tumore o ciò che rimane di esso. Individuare la nuova molecola non è stato certamente facile.

Anche un pizzico di fortuna

Il team di ricerca ha dovuto prendere in esame una libreria sintetica che comprendeva circa 100mila composti che fungono da attivatori della parte innata del sistema immunitario. Alla fine però, vuoi per la caparbia, vuoi per un pizzico di fortuna, il risultato tanto sperato è arrivato. Il vaccino a base diprovocim, unito all’immunoterapia anti PD-L1,è stato in grado di inibire la crescita tumorale generando persino una risposta antitumorale efficace a lungo termine.

Efficace nel 100 per cento dei test

I topi che hanno ricevuto una dose del nuovo farmaco hanno tutti risposto positivamente al trattamento. Delle otto cavie 8 hanno ricevuto il vaccino con il diprovocim insieme all’immunoterapia, mostrando un tasso di sopravvivenza pari al 100 per cento a 54 giorni di distanza. La percentuale è stata invece dello 0 per cento per le cavie che avevano ricevuto la sola immunoterapia con un vaccino senza diprovocim. Gli scienziati hanno sperimentato anche un altro trattamento, sviluppando un vaccino contenente un composto noto come allume di potassio. In questo caso la sopravvivenza, comunque superiore alla media, ha raggiunto il 25 per cento.

Entusiamo dei ricercatori alle stelle

“I nostri dati - spiegano gli scienziati sulle pagine di Pnas - suggeriscono che il diprovocim supporta il successo dell’immunoterapia anti PD-L1 aumentando il numero e l’attivazione dei linfociti T citotossici (Ctls) capaci di rispondere a questo inibitore del checkpoint (cioè dell’immunoterapia)”. “È stato entusiasmante osservare il vaccino che lavora in tandem con l’immunoterapia anti PD-L1 - commenta il ricercatore Dale Boger, che ha guidato lo studio insieme a Bruce Beutler, premio Nobel per la medicina nel 2011 -. Questa co-terapia produce una risposta completa - una risposta curativa - nel trattamento del melanoma”.

Funziona contro le recidive

Il vaccino, come anticipato, sembra agire anche da scudo contro l’eventuale ricomparsa del tumore. Gli scienziati hanno più volte tentato di reimpiantare il melanoma nei topi ma la malattia non è riuscita a superare le difese del sistema immunitario. Il farmaco non deve esser necessariamente iniettato nel tumore, ma può essere assimilato dal corpo anche se lo si inocula in una zona lontana dal tumore primario. La cura consiste di due vaccini che vanno somministrati intramuscolo a distanza di una settimana l’uno dall’altro. Il prossimo passo degli scienziati sarà quello di condurre nuovi studi preclinici così da poter individuare altre soluzioni in combinazione con terapie antitumorali già in uso.