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Influenza aviaria: nuovi focolai in Europa e Nord Italia, scatta allarme H5N1. La mappa dell'epidemia

In Veneto, il virus è arrivato in anticipo di due mesi rispetto alla scorsa stagione, colpendo un allevamento di tacchini a Oppeano (Verona). Gli allevatori temono pesanti ricadute economiche

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Influenza aviaria: nuovi focolai in Europa e Nord Italia, scatta allarme H5N1. La mappa dell'epidemia

L’influenza aviaria torna a preoccupare l’Europa. In Germania, le autorità hanno ordinato l’abbattimento di circa 130mila anatre e polli negli allevamenti situati nei dintorni di Berlino, dopo la conferma di diversi focolai. Il centro nazionale tedesco di ricerca sulle malattie animali parla di rischio “elevato”, e ha introdotto nuove zone di sorveglianza, imponendo di tenere gli animali al chiuso e invitando la popolazione a evitare qualsiasi contatto con esemplari selvatici o morti.

L’epidemia colpisce anche Danimarca e Paesi Bassi

La situazione è critica anche nel Nord Europa. In Danimarca sono stati abbattuti 150.000 polli dopo la scoperta di un focolaio in un grande allevamento, mentre nei Paesi Bassi oltre 70.000 capi sono stati soppressi. Il virus si sta diffondendo rapidamente anche tra le specie selvatiche, comprese le gru, mai interessate prima da questa forma virale.

Misure straordinarie in Svizzera e Finlandia

In Svizzera e Finlandia le autorità hanno rafforzato la vigilanza sanitaria. Nel Paese nordico è già possibile vaccinarsi volontariamente contro l’aviaria, mentre Berna ha stipulato un contratto di prenotazione dei vaccini per proteggere allevatori, veterinari e lavoratori a rischio.

Cosa sappiamo del virus H5N1

Il ceppo H5N1 è conosciuto da decenni per la sua capacità di colpire gli uccelli, ma negli ultimi anni ha mostrato una preoccupante capacità di adattamento. Dal 2022 ha infettato anche mammiferi, tra cui gatti domestici e bovini, e in alcuni casi anche esseri umani. Nonostante ciò, l’attuale ondata sembra meno letale: tra i 900 casi umani registrati nel mondo dal 2003 al 2023, quasi la metà è stata fatale, ma negli ultimi due anni negli Stati Uniti si contano 68 casi e un solo decesso. Al momento non ci sono prove di trasmissione da uomo a uomo, ma gli esperti avvertono: più il virus circola, maggiore è la possibilità che si adatti e diventi contagioso tra le persone. Per questo si raccomandano dispositivi di protezione individuale e controlli costanti sui lavoratori del settore avicolo.

Italia, focolai dal Friuli alla Lombardia

In Italia l’allerta resta alta, soprattutto al Nord, dove si concentra la maggior parte dei casi. Il primo focolaio autunnale è stato segnalato a Povoletto (Udine): l’intero allevamento è stato abbattuto e istituita un’ampia zona di protezione e sorveglianza fino al capoluogo friulano. In Veneto, il virus è arrivato in anticipo di due mesi rispetto alla scorsa stagione, colpendo un allevamento di tacchini a Oppeano (Verona). Gli allevatori temono pesanti ricadute economiche, nonostante le misure preventive già in vigore. In Piemonte, due focolai sono stati individuati nella zona di Occimiano (Alessandria), con l’abbattimento complessivo di 95.000 capi. Le autorità regionali rassicurano: la situazione è sotto controllo, ma la vigilanza resta elevata.

Emilia-Romagna e Lombardia: nuovi casi tra Forlì e Brescia

A fine ottobre, in Emilia-Romagna, un allevamento di polli nel Forlivese è stato posto sotto sequestro dopo la conferma di un nuovo caso. Secondo l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, il ceppo non è collegato ai focolai del Nord Italia, ma sarebbe stato introdotto da uccelli selvatici.

La Lombardia è oggi la regione più colpita. A Seniga (Brescia), un allevamento di 34.000 tacchini è stato abbattuto nei primi giorni di novembre, mentre Cremona e Zelo Buon Persico (Lodi) hanno registrato altri casi in allevamenti di fagiani e pollame da riproduzione. Le autorità sanitarie hanno imposto restrizioni su pollame e uova e intensificato i controlli su 43 allevamenti della zona.

Il rischio per la popolazione resta basso

Gli esperti invitano a non cedere all’allarmismo: il rischio per la popolazione è minimo e in Italia non si registrano casi umani. Tuttavia, la circolazione del virus tra gli animali impone di mantenere alta la guardia, potenziare la biosicurezza e proseguire con la sorveglianza attiva negli allevamenti e tra gli uccelli selvatici.

Quali sono i sintomi 

Si contrae a seguito di contatti diretti con dei volatili infetti o superfici/materiali contaminati, ad esempio da piume o escrementi di pollame infetto. Tutti i prodotti che derivano dall’avicoltura – come le uova o la carne di pollo – sono da considerarsi sicuri e quando siano adeguatamente cotti. Il passaggio dell’influenza aviaria da soggetto a soggetto è una circostanza considerata molto rara. L’influenza aviaria, negli uomini, si presenta con dei sintomi molto simili a quelli dell’influenza stagionale che compaiono da 2 a 7 giorni dopo l’esposizione:  tosse, febbre, mal di gola, mal di testa, dolori muscolari e diarrea.

Come si può curare l’influenza aviaria

L’influenza aviaria viene curata come la normale influenza stagionale. In questo caso, tuttavia, si procede all’isolamento allo scopo di ridurre il rischio di diffusione. I casi più gravi, inoltre, vengono affidati ad un servizio medico ospedaliero di assistenza intensiva.

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