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Ictus, il killer silenzioso che si può fermare: ecco i 6 campanelli d’allarme salva vita

Colpisce 15 milioni di persone ogni anno ma si può battere sul tempo. L’Istituto Superiore di Sanità spiega come riconoscerlo subito e come ridurre il rischio con abitudini sane e un pizzico di attenzione quotidiana

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Foto generata da un sistema IA
Foto generata da un sistema IA

Ogni anno 15 milioni di persone nel mondo vengono colpite da un ictus cerebrale. Di queste, circa 5 milioni perdono la vita e altrettante riportano una disabilità permanente. Numeri che fotografano una delle principali cause di morte e di disabilità su scala mondiale. In occasione della Giornata mondiale dell’Ictus del 29 ottobre, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha diffuso un nuovo aggiornamento sulla situazione epidemiologica, ribadendo l’importanza della prevenzione e del riconoscimento tempestivo dei sintomi. Un aspetto fondamentale, spiegano gli esperti, è la rapidità: “L’ictus è una patologia tempo-correlata: più precoce è l’intervento, più alte sono le probabilità di recupero completo”, sottolineano Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco, ricercatori del Dipartimento malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’ISS. Sebbene l’incidenza si sia ridotta nei Paesi più avanzati, grazie al miglior controllo dell’ipertensione e alla diminuzione del fumo, l’aumento dell’età media della popolazione fa sì che il numero assoluto dei casi continui comunque a crescere.

Italia: mortalità in calo, ma tenere alta la guardia

Nel nostro Paese le malattie del sistema circolatorio, che comprendono ictus, infarti e altre patologie cardiache, rappresentano la prima causa di morte, con il 30,9% dei decessi totali registrati nel 2022. Tuttavia, il quadro è in progressivo miglioramento. Negli ultimi trent’anni, la mortalità per ictus si è ridotta di oltre il 70%, mentre tra il 2017 e il 2022 il calo è stato del 14,8%, passando da 7,77 a 6,62 decessi ogni 10.000 abitanti. Un risultato attribuito a migliori misure di prevenzione, terapie più efficaci e un potenziamento degli interventi assistenziali e riabilitativi.

“Il miglioramento dell’efficacia delle strategie preventive e terapeutiche ha ridotto sia la mortalità sia la disabilità associate a queste patologie”, affermano Palmieri e Donfrancesco.

Il trend positivo è proseguito anche durante la pandemia da Covid-19, nonostante l’aumento generale dei decessi: segno che il sistema di cura dedicato alle malattie cerebrovascolari è oggi più solido e capillare rispetto al passato.

I sei segnali d’allarme da non ignorare

Secondo l’ISS, riconoscere in tempo un ictus può fare la differenza tra la vita e la morte. Questi sono i sei sintomi principali da conoscere e comunicare subito ai soccorsi:

  • Intorpidimento improvviso di viso, braccio o gamba, spesso su un solo lato del corpo;
  • Confusione o difficoltà a parlare e comprendere il linguaggio;
  • Disturbi visivi a uno o entrambi gli occhi;
  • Perdita di equilibrio, vertigini o difficoltà a camminare;
  • Forte mal di testa improvviso senza causa apparente;
  • Svenimento o perdita di coscienza.

Gli specialisti raccomandano di chiamare immediatamente il 118 anche se i sintomi sembrano lievi o transitori. Un ictus, infatti, può evolvere rapidamente e un intervento tempestivo è essenziale per ridurre i danni cerebrali.

La prevenzione resta la cura più efficace

Anche nei Paesi con sistemi sanitari avanzati, sei pazienti su dieci colpiti da ictus muoiono o riportano una disabilità significativa. Per questo la prevenzione rimane la strategia più efficace. I comportamenti più utili sono semplici ma determinanti:

  • Evitare il fumo, principale fattore di rischio modificabile;
  • Seguire un’alimentazione equilibrata, limitando l’uso di sale e grassi;
  • Praticare attività fisica regolare, anche moderata.

Scelte scorrette nello stile di vita favoriscono tre condizioni critiche (ipertensione, diabete e iperlipidemia) che aumentano esponenzialmente la probabilità di ictus. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 40% dei decessi per ictus potrebbe essere evitato con un adeguato controllo della pressione arteriosa, mentre tra i soggetti sotto i 65 anni due decessi su cinque sono legati al fumo.

Il progetto CUORE e i dati più recenti

L’Istituto Superiore di Sanità conduce da anni il Progetto CUORE, volto a monitorare la salute cardiovascolare della popolazione italiana e a promuovere strumenti di autovalutazione del rischio individuale.

Dai dati più recenti (2023–2024) emergono indicazioni importanti: tra i 35 e i 74 anni, il 49% degli uomini e il 37% delle donne presenta valori elevati di pressione arteriosa o segue una terapia specifica. Tuttavia, una parte significativa non è consapevole della propria condizione.

Anche il consumo di sale resta eccessivo: 9,3 grammi al giorno per gli uomini e 7,2 per le donne, ben oltre il limite di 5 grammi raccomandato dall’Oms. Solo una minoranza, il 9,2% degli uomini e il 23,7% delle donne, rispetta la soglia indicata. Questi numeri evidenziano quanto sia ancora necessario diffondere la consapevolezza dei rischi cardiovascolari e l’importanza di controlli regolari.

Investire nella salute per ridurre le disuguaglianze

In occasione della Giornata mondiale dell’Ictus, l’ISS ha ribadito l’importanza di investire nella prevenzione e di garantire equità nell’accesso alle cure su tutto il territorio nazionale.

“Servono azioni coordinate e integrate lungo tutto il percorso di cura”, affermano i ricercatori. Un obiettivo condiviso anche a livello europeo attraverso il progetto JACARDI, una joint action che coinvolge 21 Paesi e 81 partner con l’obiettivo di rafforzare la risposta alle malattie non trasmissibili, in particolare quelle cardiovascolari.

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
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