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Esperti medicina della riproduzione, 700mila italiane a rischio zero figli

di Adnkronos   
Esperti medicina della riproduzione, 700mila italiane a rischio zero figli

Milano, 2 ago. (Adnkronos Salute) - Il lavoro stabile che non arriva, la difficile scelta del partner, uniti all'incertezza sociale di questo delicato periodo storico: sono solo alcuni dei motivi per cui in Italia le donne cercano una gravidanza sempre più tardi: "Dal 2010 a oggi l'età media al parto è salita da 31,1 a 32,7 anni ed è stato costante anche l'aumento dell'età della donna all'inizio della ricerca di un figlio. Tanto che oggi oltre 700mila donne in Italia (il 35% di quelle che hanno fra 40 e 44 anni, pari a circa 2 milioni, fonte Istat), sono a rischio di rimanere senza figli". Lo sottolinea il presidente della Società italiana di fertilità e sterilità-Medicina della riproduzione (Sifes-Mr), Filippo Maria Ubaldi. Secondo Ubaldi, "quando la necessità è quella di cercare una gravidanza più sicura e più rapidamente, perché l'età avanza e i tentativi spontanei non raggiungono i risultati sperati, si deve riconoscere l'importante ruolo della Procreazione medicalmente assistita (Pma)". E "dai dati dell'Istituto superiore di sanità (Iss) emerge che le tecniche di Pma hanno una percentuale di successo, nella fascia 40-44 anni, attorno al 14%. Ciò significa che potrebbero aiutare a far nascere 100mila bambini (14% di gravidanza da 734.

393 donne maggiori di 40 anni)". La società scientifica da anni si impegna nell'educazione, informazione e sensibilizzazione dell'importanza di proteggere la propria fertilità, a partire dall'età più giovane. Ma cosa accade quando si scopre che fare una vita sana può non bastare? "Le autorità sanitarie internazionali - ricorda Maurizio Mori, ordinario di Filosofia morale e Bioetica all'Università di Torino e membro onorario Sifes-Mr - confermano che, se dopo 12 mesi di rapporti sessuali non si verifica il concepimento, questo vuol dire che il sistema riproduttivo ha qualche problema ed è opportuno ricercare un aiuto specialistico. Soprattutto nel caso di coppie con età avanzata, non intervenire potrebbe voler dire far perdere del tempo prezioso. Occorre dare a tutti la possibilità di risolvere il problema, e la scienza offre ottime opportunità. Eticamente credo non abbia senso continuare a riproporre il ricorso alla naturalità, come se fosse migliore. E' come dire che è preferibile andare a piedi invece che in bicicletta, quando il traguardo è lo stesso e arrivarci prima, in alcuni casi, fa rischiare molto di meno. Eppure, proposte di questo tipo vengono oggi ripresentate con sussiego". "La ricerca di una gravidanza in età avanzata - sottolinea Carlo Bulletti, past president Sifes-Mr - comporta una riduzione della probabilità di generare embrioni cromosomicamente competenti, un calo della probabilità di rimanere incinta, un aumento del rischio di aborto e anche di gravidanze evolutive patologiche. Ecco allora che la Pma assume un ruolo importante per cercare di migliorare l'efficacia e l'efficienza riproduttiva: come Sifes-Mr siamo favorevoli a un approccio certamente progressivo, personalizzato, il meno invasivo possibile, e anche alla presa in carico delle coppie da un punto di vista psicologico e nutrizionale, in modo da affrontare tutti gli aspetti che possano aver compromesso la capacità di concepimento. Ma quando ci troviamo di fronte a coppie con età avanzata, perdere tempo non fa altro che danneggiare i pazienti stessi". "La Pma - prosegue il presidente Ubaldi, componente del tavolo tecnico per la ricerca e la cura dell'infertilità, istituito al ministero della Salute su iniziativa del sottosegretario Pierpaolo Sileri con l'intento di rimettere l'infertilità al centro dell'agenda politica - consente di assicurare innanzitutto efficacia e cioè cercare di aumentare la percentuale di nati per ciclo iniziato, massimizzando il numero di ovociti per ciclo iniziato e ottimizzando le tecniche di laboratorio. Ma anche efficienza, cercando di ridurre il rischio di aborto, di gravidanze patologiche, di gravidanze multiple e soprattutto il tempo alla gravidanza. Questo può essere fatto trasferendo il singolo embrione con la massima possibilità d'impianto”. .

di Adnkronos   
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