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Un semplice esame del sangue per individuare precocemente la presenza di 50 diversi tipi di tumore

Durante la recente sperimentazione effettuata su migliaia di pazienti, il test ha permesso di identificare correttamente la presenza di tumori in circa il 75 per cento dei casi, con un'accuratezza nell'identificare l’ubicazione pari all'85 per cento

Roberto Zoncadi R.Z.   
Foto Shutterstock
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La prevenzione è fondamentale nella lotta ai tumori e il Galleri test, presentato lo scorso anno durante il congresso mondiale di oncologia (ASCO) e poi sottoposto a una lunga sperimentazione, si è dimostrato un’arma vincente. Secondo i risultati di due studi, uno inglese e l’altro statunitense, questo particolare esame del sangue permetterebbe la diagnosi precoce di 50 forme diverse di cancro, molti dei quali tra i più diffusi e letali, con in più la particolarità di essere in grado di individuare persino l’esatta ubicazione della neoplasia. Sviluppato dai laboratori della Grail, azienda farmaceutica californiana, ha di recente superato una sperimentazione condotta su larga scala dal National Health Service (NHS).

L’esame del sangue ha permesso di identificare correttamente la presenza di tumori in circa il 75 per cento dei casi, con un'accuratezza nell'identificare il sito della massa tumorale pari all'85 per cento. La sperimentazione ha coinvolto 5 mila persone “con sintomi sospetti” in ospedali e cliniche in Inghilterra e Galles, e ha permesso diagnosi corrette in due casi su tre. Gli stessi ricercatori evidenziano saranno necessari ulteriori sperimentazioni, ma i risultati ottenuti parlano chiaro, e rappresentano un significativo progresso nella diagnosi precoce. Benché il test Galleri sia a tutti gli effetti ancora in fase di miglioramento in una recente conferenza organizzata dall'American Society of Clinical Oncology in tanti hanno lanciato un appello al National Health Service, affinché medici di base e specialisti possano esser messi in condizione di prescrivere l’innovativo test. L’esame permetterebbe indubbiamente di salvare migliaia di vite.

I marcatori tumorali si dimostrano dunque la chiave vincente in questa difficile battaglia. Nella pratica clinica se ne utilizzano già diversi. La maggior parte non vengono però sfruttati per la diagnosi ma per il monitoraggio della malattia e per capire se una specifica terapia sta dando i risultati sperati. Tra i marcatori più usati vi sono l’alfa-proteina per i tumori dell’apparato gastroenterico, dell’ovaio e dei testicoli, il CA-125 per i tumori ovarici ed altri quali quello del colon retto o il CA 19-9 per il tumore pancreatico e delle vie biliari. Per una vera e propria prevenzione, dunque, mancano ancora gli strumenti. Esiste certamente il PSA, la cui presenza può indicare un cattivo stato della salute della prostata, ma il valore non è sempre attendibile, perché può essere alterato anche dalle infiammazioni prostatiche: troppi falsi positivi. Con il Galleri test cambia tutto perché esamina il DNA circolante nel sangue e rileva un marcatore specifico per diversi tipi di tumore.

Allo stato attuale sono in corso di sperimentazione anche altri due test, che promettono di essere altrettanto efficaci, che riguardano marcatori innovativi che identificano i micro-RNA rilasciati precocemente dall’organo aggredito dalla malattia e dal sistema immunitario. I due test, e questo è anche motivo di vanto per l’Italia, sono in fase di sviluppo presso l’Istituto Tumori di Milano.

Roberto Zoncadi R.Z.   
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