Mononucleosi e sclerosi multipla nei bambini: il legame che cambia la ricerca. Cosa rivela lo studio italiano del Bambino Gesù
Al momento non esiste una cura risolutiva, ma i progressi della ricerca hanno portato a terapie che riducono frequenza e gravità delle ricadute
Il virus di Epstein-Barr (Ebv), che innesca la cosiddetta "malattia del bacio" (la mononucleosi), svolge un ruolo diretto nell'insorgenza della sclerosi multipla nei bambini e nei ragazzi. Lo conferma uno studio condotto dall'Unità di Neurologia dello sviluppo dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e pubblicato sul Journal of Neurology, che apre la strada alla possibilità di mettere a punto strategie di prevenzione, come vaccini specifici.
Che cos’è la sclerosi multipla
La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria che colpisce il sistema nervoso centrale. Colpisce soprattutto gli adulti, ma circa un paziente su 10 manifesta i primi sintomi prima dei 17 anni. Nel mondo si stimano 2,8 milioni di casi, mentre in Italia sono circa 144mila, con un’incidenza maggiore nelle donne tra i 20 e i 40 anni.
Cause ancora in parte sconosciute
Nonostante decenni di ricerca, le cause precise della sclerosi multipla non sono ancora chiare. La comunità scientifica concorda oggi su un modello multifattoriale in cui interferiscono genetica, ambiente e agenti infettivi, tra cui proprio il virus di Epstein-Barr.
Terapie: nessuna cura definitiva, ma trattamenti sempre più efficaci
Al momento non esiste una cura risolutiva, ma i progressi della ricerca hanno portato a terapie che riducono frequenza e gravità delle ricadute. Una diagnosi precoce e un trattamento immediato sono fondamentali per contenere l’avanzamento della malattia.
Perché l’EBV è la “malattia del bacio”
Il virus della mononucleosi si trasmette soprattutto tramite la saliva, da qui il soprannome “malattia del bacio”. Il contagio può avvenire anche attraverso giocattoli, posate o bicchieri contaminati, motivo per cui la diffusione è elevatissima tra i bambini.
Un virus diffusissimo: colpisce 9 persone su 10
Secondo le stime della Fondazione Veronesi, circa il 50% dei bambini sotto i 5 anni contrae la mononucleosi, spesso senza sintomi. Nell’arco della vita, il 90% della popolazione entra in contatto con il virus. L’incubazione dura tra 30 e 50 giorni e il virus può restare nel corpo anche dopo la fase acuta.
Lo studio del Bambino Gesù: analizzati 219 pazienti
La ricerca durata due anni e condotta con l’Università La Sapienza ha coinvolto 219 bambini e adolescenti tra 6 e 17 anni. Tra i pazienti con diagnosi di sclerosi multipla, il 100% è risultato positivo al virus EBV, anche in forma asintomatica. Un dato che rafforza un legame da tempo ipotizzato ma finora poco chiaro in età pediatrica.
Gli esiti: anticorpi EBV presenti anche nei casi non sintomatici
Le analisi sierologiche hanno evidenziato una presenza costante di anticorpi contro l'EBV nei giovani con sclerosi multipla. Tra i pazienti senza la patologia, invece, la percentuale scende al 59%, confermando una differenza significativa.
Un fattore di rischio chiave anche per bambini e adolescenti
Il neurologo Gabriele Monte, primo firmatario dello studio, spiega che finora il legame EBV–sclerosi multipla era considerato certo negli adulti ma “dubbio nei minori”. I risultati, invece, confermano che il virus rappresenta un fattore di rischio fondamentale anche in età pediatrica.
La prospettiva del vaccino: una possibile rivoluzione
Per Massimo Valeriani, responsabile di Neurologia dello Sviluppo del Bambino Gesù, capire cosa innesca la malattia è cruciale per sviluppare terapie mirate. I dati ottenuti rafforzano l’ipotesi che in futuro un vaccino contro la mononucleosi possa ridurre in modo significativo l’incidenza della sclerosi multipla nei più giovani.

















