CureVac al vaglio dell'Ema, pochi mesi per l'ok. In dirittura d'arrivo anche lo Sputnik: come funzionano i nuovi vaccini

Non sono ancora stati pubblicati i trial clinici del farmaco tedesco anti Covid, ma intorno c'è già molto ottimismo. Approvazione prevista a cavallo di maggio-giugno. Come per il russo, in fase 3 ed efficace al 91%

CureVac al vaglio dell'Ema, pochi mesi per l'ok. In dirittura d'arrivo anche lo Sputnik: come funzionano i nuovi vaccini
(Foto Ansa)

Quasi pronto, con tanto entusiasmo intorno, il nuovo vaccino CureVac, prodotto dall'omonima industria tedesca e attualmente al vaglio dell'Ema. Sarebbe il quinto farmaco anti Sars Cov 2, dopo quelli già in produzione, Pfizer-BioNTech, Astrazeneca, Moderna e Johnson&Johnson. La sua approvazione e conseguente distribuzione è calendarizzata per fine maggio o inizi di giugno al più tardi, quando anche lo Sputnik, il vaccino russo attualmente nella fase di rolling review dell'Ema, potrebbe ottenere l'ok per la distribuzione in Europa. Il programma europeo è chiaro: sottoporre la più grande parte di persone possibile alla vaccinazione per favorire l'arresto degli effetti della pandemia da virus Sars Cov-2. 

"Siamo a un ottimo punto", ha spiegato il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, riferendosi al vaccino CureVac. E appena lo studio sarà concluso, "sarà valutato rapidamente dall'Agenzia europea" del farmaco. Il farmaco sviluppato dall'omonima industria tedesca, funziona secondo la tecnologia già utilizzata da Pfizer e Moderna, ovvero utilizzando Rna messaggero. Mancano però ad ora i dati sull'efficacia, trovandosi nella fase 3 della sperimentazione: i cosiddetti trial clinici dovrebbero arrivare nella seconda metà di aprile, primi di maggio. Intanto la Commissione europea ha già stipulato la convenzione e in Italia dovrebbero arrivare 30 milioni di dosi. Di cui 7,3 entro giugno - obiettivo però difficile da raggiungere - e 14 entro settembre, ipotesi più concreta, quando la produzione sarà andata a regime. 

Il punto sugli altri vaccini

Stessa possibilità anche per il farmaco russo Sputnik V, a vettore virale sviluppato per Covid-19 - realizzato dal Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology - che sarebbe efficace nel prevenire lo sviluppo della malattia nel 91% dei casi, secondo quanto rivelato dallo studio pubblicato dalla rivista Lancet e basato su una sperimentazione positiva effettuata su 20mila persone. 

Per quanto riguarda invece l'ultimo vaccino appena entrato nella farmacopea europea e già in distribuzione, ovvero il Johnson&Johnson, il suo utilizzo preferenziale negli over 60, raccomandato in Italia, "è una quasi obbligatorietà perché vogliamo che la campagna sia ordinata e il commissario Figliuolo ha accorciato gli spazi di autonomia al fine di concentrarsi sugli anziani - ha spiegato ancora Magrini -. Questo vuol dire però che il vaccino si può fare a tutti, e che acquisendo nuove informazioni, nei prossimi mesi di campagna vaccinale, questa decisione può essere modificata" e il vaccino esteso anche ad altre fasce della popolazione.

Come funziona il CureVac

Il CureVac, come ha detto l'immunologo Guido Forni, può essere "una nuova frontiera per i vaccini", con "il vantaggio che è prodotto in Europa". Questo farmaco utilizza la tecnologia dell’RNA messaggero, che in pratica contiene una molecola di mRNA con le istruzioni per produrre la proteina Spike. Le cellule leggono l'mRna e si comportano come se fossero davanti a un nemico da attaccare, ragion per cui rilasciano la proteina che viene letta dal sistema immunitario: si innesca così la produzione degli anticorpi che funzioneranno anche in futuro. Cioè nel caso in cui il soggetto venga in contatto con il Sars Cov-2, riconoscerà e neutralizzerà la proteina Spike utilizzata per aggredire l'organismo. 

Come funziona lo Sputnik

La tecnologia dello Sputnik è invece la stessa utilizzata da Astrazeneca e Johnson&Johnson. Ma a differenza dei due nominati, anch'essi a vettore virale, il farmaco russo è la combinazione di due vaccini, come dire che sfrutta due "contenitori" differenti attraverso due inoculazioni successive effettuate a distanza di 21 giorni. Nella prima viene utilizzato il virus Ad26 mentre nella seconda l'Ad25. I due differenti vettori sono utili a ridurre il rischio che dopo la prima dose l'organismo produca anticorpi contro il primo contenitore, riducendo l'efficacia della protezione. Gli studi sull'efficacia di questa teconologia sono incoraggianti, con una percentuale di successo, come detto, molto alta.